Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 9:36 - Lettori online 1332
SCICLI - 25/06/2010
Cronache - Scicli: il 22enne è stato inchiodato alle proprie responsabilità

Tunisino stupratore della dottoressa, il dna corrisponde

Il procuratore Francesco Puleio ha contestato al tunisino i reati di violenza sessuale aggravata, rapina aggravata, lesioni personali aggravate, porto illegale di oggetti atti ad offendere aggravato e violazione di domicilio aggravata Foto Corrierediragusa.it

Il dna del tunisino Anis Khalifa (nella foto), 22 anni, arrestato per la violenza sessuale ai danni di una dottoressa di mezza età in servizio notturno alla guardia medica di Scicli, è lo stesso di quello ricavato dalle tracce organiche raccolte dalla scientifica sul luogo del fattaccio e addosso alla vittima. L’esito dell’incidente probatorio inchioda quindi alle proprie responsabilità il bracciante agricolo con il permesso di soggiorno scaduto da poco, che era fuggito in Francia dopo aver abusato della donna. L’immigrato era stato bloccato dalla gendarmeria in un albergo di Tolone, in Francia, dove l’uomo era in attesa d’imbarcarsi per la Tunisia facendo un ampio giro, per evitare d’essere individuato.

Il tunisino era stato alla fine bloccato anche grazie alle segnalazioni delle comunità islamiche sparse per l’Italia, e alle quali il tunisino si era appoggiato per far perdere le sue tracce. La polizia d’oltralpe, dopo aver individuato il tunisino, lo aveva respinto in Italia perché clandestino. Adesso, dopo settimane di attesa durante le quali il tunisino era stato rinchiuso nel carcere di San Remo prima, e in quello di Ragusa poi, è stato reso noto l’esito dell’esame del dna effettuato dal Ris.

Il procuratore Francesco Puleio ha contestato al tunisino i reati di violenza sessuale aggravata, rapina aggravata, lesioni personali aggravate, porto illegale di oggetti atti ad offendere aggravato e violazione di domicilio aggravata. Le indagini dei Carabinieri erano state estese in ambito internazionale, grazie alla foto del sospettato diramata dagli stessi militari, dopo che la vittima aveva riconosciuto in quel volto l’aggressore di quella tragica notte di una settimana fa, mentre era in servizio, sola, alla guardia medica.

Il tunisino aveva stuprato, picchiato e derubato la vittima, minacciandola con un’arma impropria. Determinanti per le indagini anche le rivelazioni del fratello del presunto aggressore, che abitava da poche settimane in uno stabile di via Bovio a Scicli, a pochi passi dalla sede della comunità islamica, che i due tunisini avevano frequentato per qualche tempo. La vittima dello stupro, che porta ancora i segni della violenza subita, non è ancora tornata al lavoro.