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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 174
SCICLI - 22/04/2010
Cronache - Scicli: l’episodio dai contorni scabrosi che si sarebbe verificato nel 2008 al "Cataudella"

Palpeggiamenti in aula, 16 mesi di carcere ad un docente

Il professore, non vedente, doveva rispondere di violenza sessuale, per aver molestato in aula, durante la lezione, un’alunna di 18 anni. La scena sarebbe stata ripresa con un telefonino

E’ stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione, con la sospensione condizionale, Salvatore Emmolo, docente di storia e filosofia all’istituto scientifico «Quintino Cataudella» di Scicli. Il professore, non vedente, doveva rispondere della pesante accusa di violenza sessuale, per aver molestato in aula, durante la lezione, una studentessa di 18 anni. Il docente, che si è sempre proclamato innocente, è stato giudicato con il rito abbreviato, che consente lo sconto di un terzo della pena, con il consenso del pubblico ministero Gaetano Scollo, che aveva invocato l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato.

La sentenza di condanna è stata emessa, dopo un paio d’ore di camera di consiglio nel palazzo di giustizia di via Aldo Moro (nella foto), dal collegio penale presieduto dal giudice Giovanna Scibilia. L’imputato, condannato altresì al risarcimento danni alla parte offesa da quantificarsi in separata sede, e al pagamento delle spese processuali, era difeso dall’avvocato Cesare Borrometi. La studentessa si era invece costituita parte civile tramite l’avvocato Carmelo Ruta. Era stata proprio la testimonianza della ragazza a caratterizzare la prima udienza del processo.

La presunta vittima, visibilmente sconvolta, asserì di ricordare poco dell’episodio, che si sarebbe verificato nel gennaio 2008 a scuola. La vicenda, che scosse non solo Scicli, ma anche il resto della provincia, fu ridimensionata dal dirigente scolastico dello scientifico, Ignazio Inclimona, comparso a suo tempo dinanzi al giudice per le udienze preliminari per difendersi dall’accusa di omissioni d’atti d’ufficio. Pare che il preside, secondo l’accusa, tentò di dissuadere la presunta vittima e gli altri studenti dal rendere noto il presunto episodio delle molestie che, a quanto pare, fu filmato in aula con il telefonino da uno degli alunni. I genitori della presunta vittima formalizzarono la denuncia in commissariato. La ragazza non frequentò le lezioni per un lungo lasso di tempo. All’epoca dello scandalo al «Cataudella», il dirigente scolastico si difese affermando «D’aver applicato correttamente la normativa in vigore, rispettoso della persona umana riguardo agli alunni, al personale scolastico ed al pubblico che accede alla scuola, non esercitando nessuna pressione».

Tra gli altri testimoni sentiti nel corso delle udienze, anche il ragazzo che filmò i presunti palpeggiamenti in classe da parte del professore alla studentessa, e una serie di testimoni a difesa della tesi innocentista del legale dell’imputato. A discolpa del docente era stata evidenziata la sua cecità, che avrebbe impedito all’imputato di palpeggiare volutamente la ragazza. Stando alla tesi difensiva, sarebbero stati i ragazzi ad organizzare tutto, per divertirsi alle spalle del docente e riprendere la scena con il telefonino. Una tesi che non ha persuaso i giudici.