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SCICLI - 12/08/2009
Cronache - Scicli: le memorie difensive dell’indagato Franco Nifosì, comandante dei vigili urbani

Cani assassini, occorre un magistrato terzo e imparziale

Sono stati interessati il ministro di grazia e giustizia Angelino Alfano, la procura di Messina, la procura generale di Catania e il Consiglio superiore della magistratura

Potrebbe presto allargarsi la competenza dell’inchiesta sui cani assassini di contrada Pisciotto: sono stati difatti interessati il ministro di grazia e giustizia Angelino Alfano, la procura di Messina, la procura generale di Catania e il Consiglio superiore della magistratura. E’ stato il comandante della polizia municipale del comune di Scicli Franco Nifosì, uno dei 19 indagati della vicenda, a procedere in questo senso, tramite il suo avvocato, secondo cui è necessario che sia un magistrato terzo, di conseguenza del tutto imparziale, ad assumere subito la direzione delle indagini.

La complessa inchiesta, come noto, è divisa in due tronconi: quello principale relativo alla morte del bambino modicano Giuseppe Brafa, sbranato vivo ad appena 10 anni dai cani , gli stessi che poi aggredirono anche una turista tedesca, e il filone secondario inerente i reati ambientali. Nifosì, che si proclama estraneo ad ogni responsabilità in merito alla vicenda, ha depositato le sue memorie difensive alla procura peloritana, competente per le indagini sui magistrati del distretto della Corte d’appello di Catania. Nifosì ha accluso una circostanziata denuncia dei fatti, chiedendo l’acquisizione dei fascicoli dalla procura della repubblica di Modica.

«Ho svolto i miei compiti istituzionali tempestivamente e con precisione – scrive Nifosì nelle sue memorie difensive – richiedendo alla procura modicana l’adozione dei provvedimenti che ad essa competevano. Provvedimenti, purtroppo, mai adottati. Nel fascicolo in possesso del pubblico ministero titolare dell’inchiesta si trova, infatti, una dettagliatissima informativa che – prosegue il comandante dei vigili urbani di Scicli – trasmisi alla stessa Procura di Modica il 24 settembre 2008».

Nifosì denunciò a suo tempo Virgilio Giglio, lo sciclitano arrestato dai Carabinieri lo scorso marzo per omicidio colposo, in quanto si ritiene siano stati i suoi cani ad uccidere il bambino e ad aggredire la turista tedesca. Nel registro degli indagati figura ovviamente anche Giglio, che, come accennato, fu denunciato da Nifosì per le lesioni personali che i suoi cani causarono nell’estate dello scorso anno ad una signora che passeggiava nei pressi del Pisciotto. In base alla denuncia del comandante della polizia municipale, si evince la violazione, da parte di Giglio, degli obblighi di custode susseguenti al sequestro dei cani operato dai Carabinieri della stazione di Sampieri il 2 settembre 2008, su disposizioni del maresciallo Giuseppe Agosta, anch’egli nel registro degli indagati dell’inchiesta sui cani assassini.

Il fascicolo del sequestro operato dai Carabinieri pare finì assieme ad altri faldoni. Solo sei mesi dopo, alla luce della tragedia, il procuratore Domenico Platania bollò quel sequestro come «simbolico», nell’ottica della sua versione dei fatti sull’intricata vicenda. «Sempre con il medesimo atto – aggiunge Nifosì – evidenziai al magistrato che si occupò del procedimento la palese circostanza che Giglio appariva persona del tutto inidonea a rivestire il delicato ruolo di custode, e che i cani continuavano ad entrare ed uscire liberamente dal rudimentale recinto del casolare dove Giglio abitava in una situazione di semi indigenza». Non a caso, sei mesi dopo, a pochi passi da quel casolare si consumò la tragedia in danno del bambino che stava pedalando in bici.

«Misi in evidenza – prosegue ancora Nifosì – il rischio che potessero verificarsi addirittura reati più gravi dei due ferimenti fino a quel momento registratisi, con la conseguente necessità di sottrarre con immediatezza la custodia dei cani a Giglio per affidarli ad una struttura specializzata. A fronte delle ragioni d’urgenza da me diligentemente prospettate il 24 settembre 2008 – si continua a leggere nelle memorie difensive di Nifosì – la procura di Modica si sarebbe attivata solo dopo 5 mesi, a fine febbraio, e non per disporre che i cani sequestrati dai Carabinieri e lasciati in custodia a Giglio venissero subito affidati ad un canile, ma al solo fine di delegare un sopralluogo ricognitivo, finalizzato ad accertare lo stato dei cani e la loro consistenza numerica.

Dopo il primo sopralluogo da parte dei veterinari dell’Ausl 7 di Ragusa, avvenuto l’11 marzo scorso – aggiunge Nifosì – gli stessi veterinari stabilirono di procedere ad un secondo sopralluogo il 16 marzo». Giuseppe fu ucciso il giorno prima. «E’ chiaro pertanto che – conclude il comandante della polizia municipale – le responsabilità siano da ricercare non nell’operato del sottoscritto, né in quello degli appartenenti allo stesso corpo, ma altrove». Da questa considerazione scaturisce l’esigenza di Nifosì che sia un magistrato terzo ed imparziale ad assumere la direzione delle indagini il prima possibile.