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SCICLI - 24/01/2009
Cronache - Scicli - Sentenze di condanna del magistrato in udienza preliminare

Omicidio Drago: inflitti 68 anni
ai Ferrante e a Pacetto

I quattro imputati giudicati con il rito abbreviato. Il sostituto procuratore Domenico Platania aveva chiesto l’ergastolo Foto Corrierediragusa.it

Quattro condanne per i presunti responsabili dell´omicidio Drago. Sessantotto anni di carcere sono stati complessivamente inflitti dal gup Maurizio Rubino ai quattro imputati, tutti di Scicli, nel procedimento per omicidio aggravato in concorso e detenzione illegale d’arma da fuoco conclusosi in tribunale a Modica (nella foto).

E’ l’epilogo di questo primo procedimento giudiziario scaturito dal fatto di sangue registratosi a fine ottobre 2007 al quartiere Jungi a Scicli, quando venne ammazzato a pistolettate l’operatore ecologico sciclitano Giuseppe Drago, 32 anni. I quattro imputati sono stati giudicati con il rito abbreviato in udienza preliminare.

Dopo quasi tre ore di camera di consiglio, ieri sera il magistrato ha emesso le sentenze di condanna: 20 anni di carcere sono stati inflitti al 38enne Antonino Ferrante, inteso Toni, che si assunse la responsabilità dell’omicidio. 16 anni di reclusione per la sorella 41enne Maria Ferrante. 20 anni di carcere anche per l’altra sorella 33enne Elena Ferrante, ritenuta dagli investigatori colei che premette il grilletto della pistola da cui partirono i due colpi mortali all’indirizzo dell’operatore ecologico, freddato in tarda serata sull’uscio di casa sua, in via Sette fratelli cervi. Dodici anni di carcere sono stati inflitti al coimputato Giovanni Pacetto, pastore 21enne incensurato. Quest’ultimo rivestì un ruolo marginale nell’episodio di sangue, essendo stato chiamato di corsa da Toni Ferrante a cose già fatte per nascondere in un posto sicuro il fucile a canne mozze e la pistola calibro 7,65 utilizzati per ammazzare Drago.

Pare che Pacetto avesse in un primo momento tentato di opporsi, finendo poi con l’assecondare Ferrante che, in caso contrario, pare lo avesse anche minacciato di fargliela pagare. Tutto questo era emerso nel corso degli interrogatori in carcere. Erano state concordi le versioni rilasciate dalle due sorelle Ferrante, le quali avevano affermato d’aver solo assistito al delitto, commesso invece dal fratello. Quest’ultimo aveva sostenuto entrambe le testimonianze, dichiarando d’aver sparato a Drago imbracciando il fucile a canne mozze e puntando la pistola con la mano sinistra.

Una versione che convinse poco gli investigatori, almeno per due buoni motivi: il fucile, essendo particolarmente pesante, si regge a malapena con tutte e due le mani. Inoltre pare che i due colpi di pistola furono esplosi in un secondo tempo, dopo l’improvvisa reazione di Drago che si scagliò contro i suoi killer dopo essere stato ferito alle gambe dalla rosata di pallini del fucile, che colpì di striscio anche una donna e la sua bimba di dieci mesi, uscite in quel momento dalla vicina abitazione.

Al termine della sua lunga requisitoria, il sostituto procuratore della Repubblica Domenico Platania aveva chiesto l’ergastolo per tutti e quattro gli imputati, che stanno scontando la pena in carcere. Le sorelle Ferrante sono rinchiuse a Messina, il fratello Toni a Ragusa e Pacetto a Modica. La difesa dei quattro imputati è affidata agli avvocati Giuseppe Pitrolo e Rinaldo Occhipinti che, dopo la lettura delle motivazioni delle sentenze di condanna che saranno depositate entro 90 giorni, valuteranno la possibilità di ricorrere in appello.


IL SUNTO DELLE INDAGINI E LA CRONACA DEGLI ARRESTI

Secondo la ricostruzione dei militari, gli esecutori materiali dell´agguato sarebbero stati Antonino Ferrante, che avrebbe imbracciato il fucile a canne mozze con il quale aveva colpito Drago alle gambe, e la sorella Elena, che avrebbe sparato con la pistola i colpi di grazia che avevano attinto il 32enne al torace, perforando cuore e un polmone.

La vendetta è maturata dopo che Giuseppe Drago avrebbe incendiato il chiosco di frutta e verdura di viale Primo Maggio, gestito dalle sorelle Ferrante, un quarto d´ora prima d´essere ammazzato, recandosi poi nell´abitazione della madre dei Ferrante, minacciandola e scagliandole addosso un soprammobile pesante con il quale l´aveva ferita. Tutto per dissidi e rancori scaturiti da affari poco leciti per affermare la leadership su un giro di droga nel territorio. A questo punto i killer, pazzi di rabbia, si sono messi sulle tracce di Drago, che era appena rincasato in scooter nella sua abitazione dopo aver incendiato il chiosco e ferito la madre di coloro che l´avrebbero ucciso pochi minuti dopo.

I killer avrebbero avuto tutto il tempo di organizzare nei minimi dettagli la spedizione punitiva, bussando alla porta di casa di Drago, dopo che Pacetto aveva procurato e consegnato la pistola e il fucile a canne mozze. Quando il giovane ha aperto, i due hanno sparato una rosata di pallini con il fucile, ferendo Drago alle gambe e colpendo di striscio anche una donna e la sua bambina di appena dieci mesi, e non la figlia di due anni di Drago, che non si trovava in casa al momento dell´agguato, quando il giovane ha tentato una reazione, prima d´essere finito con due proiettili di una pistola calibro 7,65 che uno dei due killer ha tirato fuori dopo la prima scarica di pallettoni con il fucile a canne mozze.

Poi i due sicari si sono dileguati, mentre Drago giaceva immobile in una pozza di sangue e la donna urlava in strada con la figlioletta in braccio. Le due malcapitate, che hanno avuto la sfortuna di trovarsi dove non sarebbero dovute essere in quel momento, stanno adesso entrambe bene.

I Carabinieri hanno portato avanti le indagini risalendo in poche ore agli autori dell´omicidio, ma non senza difficoltà. Come dichiarato dal comandante provinciale Nicodemo Macrì, i militari non hanno difatti potuto fare affidamento sulle testimonianze. L´omertà l´ha fatta da padrone in un quartiere troppo scosso dai recenti fatti di sangue, ai quali domenica sera si è aggiunto anche questo omicidio.

Drago, operatore ecologico alle dipendenze della ditta che gestisce in città il servizio di raccolta rifiuti, è figlio del noto pescivendolo Salvatore Drago, meglio noto come "Turiddu ´u nanu". Sposato e padre di una bimba di due anni, era noto in città con il soprannome di "Peppi ´u tedescu", avendo vissuto per parecchio tempo in Germania, da dove era tornato circa quattro anni fa, ottenendo l´impiego di operatore ecologico.

Giuseppe Drago ogni sera doveva fare rientro a casa alle 21, in quanto sorvegliato speciale. Il giovane era stato arrestato nel 2003 per una rapina avvenuta l’anno prima al mercato ortofrutticolo di Donnalucata, e nel 2005 nell’ambito dell´operazione antidroga Nighfire.

Maria Ferrante Antonino Ferrante La vittima Giuseppe Drago
La pistola calibro 7,65 impugnata da Elena Ferrante e con la quale ha colpito Giuseppe Drago al petto, uccidendolo Elena Ferrante Giovanni Pacetto