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Martedì 21 Novembre 2017 - Aggiornato alle 22:45 - Lettori online 466
SCICLI - 15/09/2017
Cronache - Ricorso respinto sullo scioglimento del consiglio comunale

Consiglio di Stato sul caso Scicli

La sentenza prende in esame tutti i punti più controversi Foto Corrierediragusa.it

C’erano elementi sufficienti a giustificare l’adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Scicli. Lo scrivono i giudici della Terza Sezione del Consiglio di Stato che hanno respinto, con questa ed altre motivazioni, il ricorso presentato da undici, tra amministratori e consiglieri comunali, che, dopo la sentenza a loro sfavorevole del Tar del Lazio, non si erano fermati ed avevano anzi presentato ricorso pure al Consiglio di Stato. La sentenza prende in esame tutti i punti più controversi, la gestione dell’appalto di igiene urbana, i manifesti elettorali, i servizi sociali, che hanno portato allo scioglimento del Consiglio e poi al rinvio a giudizio del sindaco del tempo, Franco Susino, poi assolto in primo grado ma atteso dal secondo grado di giudizio dopo l’appello della Procura. Il Consiglio di Stato scrive che «gli elementi che non hanno trovato smentita o confutazione sono plurimi e significativi, e quindi sufficienti a sorreggere lo scioglimento».

"Dal punto di vista amministrativo - motiva il Consiglio di Stato - non c’è bisogno di individuare la sussistenza di un rapporto fra gli amministratori e la criminalità organizzata, per giustificare lo scioglimento», bastano insomma «elementi», collegamenti» o «forme di collegamento» e non la certezza della prova. A Scicli tutto questo ci fu, come si verificò un «probabile condizionamento dell’ente locale». Il Consiglio di Stato va dunque in direzione diversa, se non opposta, rispetto al Tribunale di cui non sembra condividere la sentenza perché dice che l’assoluzione di Franco Susino deriva da «un giudizio molto favorevole sulla condotta tenuta dal Sindaco».

Dicono ancora i magistrati: «Se anche non risulta direttamente responsabile il Sindaco, è un fatto che l’Amministrazione nel suo complesso non ha saputo (o voluto) porre rimedio alla situazione di condizionamento che le strutture amministrative subivano da parte del gruppo criminale». "Si registrò -
conclude la sentenza - una permeabilità dell’ente favorita da «una sistematica violazione delle regole poste a salvaguardia della legittimità e trasparenza dell’azione amministrativa, dal disordine organizzativo degli uffici e le diffuse irregolarità, nonché l’assenza di incisive iniziative dei vertici politici idonee a ripristinare la legittimità dell’azione amministrativa» pur se tutti questi elementi non possono ricondursi a quello che viene definito «condizionamento mafioso».

Nella foto il municipio di Scicli