Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 0:33 - Lettori online 947
SCICLI - 16/07/2016
Cronache - Dopo la sentenza del processo "Eco" la città guarda avanti

Caso Scicli: il 13 ottobre la verità

La ferita inferta ad una comunità intera dev’essere sanata al più presto Foto Corrierediragusa.it

Dopo la sentenza del processo «Eco» e l’assoluzione del sindaco Franco Susino Scicli guarda avanti. C’è una data che può essere decisiva in una vicenda che ha travagliato da due anni un’intera comunità. Il 13 ottobre il Consiglio di Stato prenderà in esame il ricorso presentato dai consiglieri comunali e assessori contro il parere del Tar del Lazio che aveva dichiarato legittimo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose deciso dal Consiglio dei Ministri, il 29 aprile dello scorso anno. A presentare il ricorso al Tar erano stati in 13, ma sono stati in 10 ad andare avanti fino al Consiglio di Stato proprio in forza di un provvedimento che non ha mai convinto. Ecco perché Marco Causarano, Guglielmo Ferro, Giorgio Vindigni, Concetto Falla, Antonino Alecci, Antonino Castronuovo, Bernadetta Alfieri, Giampaolo Aquilino, Alessia Gambuzza, Guglielmo Scimonello, sono andati avanti e la loro pervicacia e convinzione di essere nel giusto oltre chela certezza di difendere il buon nome della città potrebbe risultare vincente sul piano strettamente giuridico.

E’, tuttavia, anche sul piano amministrativo-politico, che gli ex consiglieri battono rivolgendosi direttamente al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, perchè la ferita inferta venga sanata. «Ministro non aspetti la sentenza di un altro Tribunale che sancisca che a Scicli è stato commesso un orrore civile e giuridico, uno scempio del buon senso, della logica e della giustizia. Ministro, sia Lei stesso per primo a riscattare la credibilità delle istituzioni restituendo alla Città di Scicli ciò che le è stato scippato: «la dignità». Non aspetti un giudice e forse più ancora di Scicli, a recuperare onorabilità e credibilità, saranno le Istituzioni di questa Nazione: si adoperi per revocare il decreto».

I ricorrenti citano, poi, le parole del compianto magistrato Salvatore Rizza «Nella parte più degradata del nostro tessuto cittadino certamente alligna il crimine, ma non si è mai generato un fenomeno autoctono di associazione mafiosa». Le polemiche di questi giorni su chi ha cavalcato l’onda della mafiosità della città e ne ha fatto cavallo di battaglia per fini personali ispirate ad una antimafia di maniera non toccano i ricorrenti che preferiscono ribadire che: «La vera giustizia ha chiuso la bocca a tutti quegli ipocriti che hanno contribuito a denigrare Scicli di fronte al mondo ed agli sciacalli che non si son fatti scrupolo di darle fuoco pur di conseguire i propri scopi. Il Consiglio e l’Amministrazione tutta non erano succubi di alcuna organizzazione mafiosa, e lo stesso TAR Lazio, pur nel riconoscimento della pregiudiziale rappresentata da un procedimento per mafia in corso, ha escluso che il Consiglio fosse vittima di condizionamenti. Oggi Scicli è felice ma resta l’amarezza per aver subito per oltre un anno l’ingiusta negazione della democrazia. Resta l’amarezza per quei pubblici funzionari e quegli inquirenti che l’innocenza, oggi sancita dal giudice, l’avrebbero potuta e dovuta leggere nei fatti e negli atti, dove era chiaramente scritta, già due anni fa».