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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:45 - Lettori online 931
SCICLI - 16/07/2016
Cronache - Il deputato Pd si rivolge tra gli altri al capo dello Stato e al premier

Interpellanza di Dipasquale sul caso Scicli

Si chiede inoltre di fissare una data per restituire alla città una rappresentanza di governo democraticamente eletta Foto Corrierediragusa.it

Non accennano a spegnersi i riflettori sul «Caso Scicli» dopo la sentenza di primo grado che sancisce la totale assenza di connubi mafiosi o pseudo tali tra l’ente e persone poco raccomandabili. L’assoluzione dell’ex sindaco Franco Susino con la formula più ampia e la caduta del reato dell’associazione mafiosa per tutti gli 11 imputati del processo «Eco» è, non a caso, emblematica in tal senso. E’ del deputato Pd Nello Dipasquale (foto) l’ultima iniziativa tesa a dare giustizia ad una comunità fin troppo frettolosamente bollata come «mafiosa» e a ristabilire l’ordine delle cose con una interpellanza parlamentare all’Ars. Dipasquale si è difatti rivolto al presidente della Regione Siciliana, al presidente della commissione regionale Antimafia e, per conoscenza, al Presidente della Repubblica Mattarella, al premier Renzi, al Ministro Alfano ed al prefetto di Ragusa, affinché venga revocato l’atto di scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, dopo che il sindaco dimissionario Susino era stato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa nell’inchiesta «Eco» sulla gestione dei rifiuti nel comune di Scicli. «Ora, a distanza di oltre un anno e mezzo dalle dimissioni del primo cittadino – scrive Dipasquale – è arrivata la sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste, quindi con la formula più ampia. Per questa ragione chiedo che, alla luce della sentenza, venga avviata una revisione degli atti che hanno portato allo scioglimento per mafia dell’ente e la conseguente revoca di quel provvedimento.

Chiedo inoltre di fissare una data per restituire alla città una rappresentanza di governo democraticamente eletta. Inoltre – prosegue il deputato Pd – chiedo alla commissione regionale Antimafia di intraprendere degli accertamenti sui fatti degli ultimi due anni, in modo da chiarire come si sia potuti arrivare a un provvedimento così grave rispetto a fatti che sono stati ora smentiti dalla verità processuale. Fin dalle prime battute di questa vicenda – dichiara ancora Dipasquale – avevo espresso i miei dubbi su come stavano andando le cose, manifestando la mia contrarietà sullo scioglimento che rischiava, come poi è stato, di rivelarsi un vero e proprio bluff nei confronti della storia democratica del territorio ibleo e che avrebbe procurato un grave danno di immagine al comune di Scicli.

Ho aderito, inoltre, al ricorso che gli ex consiglieri comunali presentarono al tar del Lazio contro lo scioglimento. I fatti accertati dalla magistratura hanno dimostrato che non c’era e non c’è mafia a Scicli, ma solo delinquenti comuni che avevano tentato di incunearsi nel tessuto amministrativo. Dopo quasi due anni – aggiunge Dipasquale – seppure con amarezza, devo dire che avevo ragione e il provvedimento di scioglimento per mafia del comune di Scicli ha macchiato di un’onta gravissima un’intera comunità alla quale ora – conclude – deve essere restituita la dignità».

L´ASSOLUZIONE DELL´EX SINDACO SUSINO
E´ stato assolto dalla pesante accusa di concorso esterno in associazione mafiosa il già sindaco di Scicli Franco Susino, imputato assieme ad altri 10 coimputati nel processo "Eco" che si è concluso al tribunale di Ragusa con la lettura della sentenza del collegio penale (Saito presidente, Aprile e Manenti a latere) alle 14, dopo 2 ore e mezza di camera di consiglio. Susino è stato assolto perché il fatto non sussiste. Per tutti è caduta l´associazione di stampo mafioso, mentre è rimasta solo l´associazione per delinquere semplice. L´imputato di spicco Franco Mormina, ritenuto il promotore del gruppo, è stato condannato a 11 anni e mezzo di carcere. 9 anni e mezzo per Giacomo Fidone, due anni per Ugo Lutri, mentre Giovanni e Ignazio Mormina sono stati condannati rispettivamente a 5 anni e 4 anni e sei mesi di carcere. Un anno e 8 mesi per Renzo Gazzè, un anno e 4 mesi per Vincenzo Tumino. Lorenzo Trovato è stato assolto perchè il fatto non costituisce reato; Giovanni Distefano è stato assolto per non aver commesso il fatto e infine assoluzione anche per Bartolomeo Cannella perchè il fatto non sussiste.

Oltre 136 anni di carcere erano stati richiesti dal pubblico ministero della direzione distrettuale antimafia di Catania Valentina Sincero. Per Susino la pubblica accusa aveva chiesto 7 anni di reclusione. I reati contestati comprendevano l’associazione mafiosa, anche a titolo di concorso esterno (come nel caso di Susino), truffa, estorsione e furto. Per Franco Mormina era stata invocata la pena più pesante: 24 anni. Mormina aveva accusato un malore lunedì scorso mentre presenziava all’udienza collegato in videoconferenza dal carcere di Secondigliano, rendendo necessario l’intervento del cardiologo e la sospensione della requisitoria del pm della Dda Sincero, poi proseguita il giorno dopo con le richieste di condanna.

Altri 20 anni di carcere ciascuno erano stati chiesti per il fratello di Franco Mormina, ovvero Ignazio, nonché per Giovanni Mormina, Ugo Lutri e Giacomo Fidone. Dai 4 ai sei anni di reclusione erano stati infine invocati a carico di Renzo Gazzè, Lorenzo Trovato, Giovanni Distefano, Bartolomeo Cannella e Vincenzo Tumino. Del collegio difensivo facevano tra gli altri parte gli avvocati Cesare Borrometi, Carmelo Passanisi, Edoardo Cappello, Rinaldo Occhipinti, Carmelo Scarso e Pino Pitrolo, mentre l´avvocato Ignazio Galfo rappresentava il comune di Scicli che si era costituito parte civile. Proprio in favore dell´ente è stato disposto il pagamento di circa 50 mila euro a titolo di risarcimento del danno. Una somma pari a 100 mila euro dovrà essere corrisposta anche alla ditta "Ecoseib" di Busso, sempre a titolo di risarcimento del danno. Sono state rigettate le domande di "Obiettivo legalità" nei confronti di Giovanni Mormina, Giacomo Fidone e Ugo Lutri, così come quella dell´associazione "Codici onlus", sede di Roma, e dell´associazione "Codici Sicilia", sede di Palermo.

Il processo scaturiva dall’operazione «Eco», condotta dai carabinieri e attinente al presunto condizionamento criminale vicino ad ambienti mafiosi del servizio di raccolta dei rifiuti a Scicli. Il titolare della «Ecoseib» Giuseppe Busso, che gestiva il servizio di raccolta rifiuti all’epoca dei fatti a Scicli, aveva confermato in aula le pressioni più volte ricevute da Franco Mormina, ritenuto essere dagli inquirenti a capo dell’organizzazione e che, secondo l’accusa, avrebbe imposto il suo controllo sulla gestione del servizio di raccolta rifiuti, compromettendo anche la regolare attività della «Ecoseib», parte civile nel procedimento assieme all’associazione «Codici onlus», «Obiettivo legalità» e comune di Scicli.

Nel processo era stato quindi più volte evidenziato come in città si respirasse un clima piuttosto pesante. Già nella prima udienza erano emerse le insistenti richieste di Mormina affinché alcuni dipendenti si licenziassero per poter procedere così alle assunzioni di persone a lui vicine. La difesa di Franco Mormina aveva cercato di smontare in aula queste accuse mentre la difesa dell’ex sindaco Susino si era in larga parte soffermata sulla trasformazione dei contratti di Mormina e di altri 3 imputati. Stando a quanto era emerso in aula, la trasformazione del contratto a tempo indeterminato avvenne nel 2010, quando il sindaco non era Susino. Con il subentro di quest’ultimo l’amministrazione comunale contestò queste assunzioni. La vicenda portò alle dimissioni del sindaco Susino e al successivo scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale di Scicli. Il comune è al momento retto da una triade prefettizia.

SUSINO: "NON VOLEVO RAGIONE, SOLO GIUSTIZIA"
di Duccio Gennaro

La sentenza di primo grado che ha spazzato via ogni dubbio su presunte infiltrazioni mafiose a Scicli apre uno scenario tutto in addivenire per il futuro della città, in atto retta da una triade prefettizia. Pende difatti innanzi al consiglio di Stato il ricorso avverso lo scioglimento del consiglio comunale presentato da alcuni ex assessori e consiglieri dell’ente, dopo il rigetto da parte del Tar del Lazio. Tutti si chiedono: che accadrà nei prossimi mesi al comune di Scicli? L’assoluzione piena dell´ex sindaco Franco Susino nel processo «Eco», con la caduta del reato di associazione mafiosa per lui e per tutti gli altri 10 coimputati, lascia presagire prospettive nuove, alla luce del fatto che la sentenza del collegio penale del tribunale di Ragusa sancisce che tra amministrazione comunale e gruppi malavitosi in città non ci sono mai stati condizionamenti o contatti. La questione penale riguarda in primis i Mormina e gli altri condannati, ma, come accennato, spazza via ogni dubbio dal comune, al contrario di quanto ipotizzato a suo tempo sia dall’indagine giudiziaria, sia dalla commissione di accesso prefettizia, secondo cui l’ente sarebbe stato pervaso da interessi criminali.

La sentenza ha demolito l’impianto accusatorio, «liberando» di fatto Franco Susino che ora, rasserenato, dice: «Non volevo avere ragione, volevo solamente avere giustizia. Ho pianto dopo la notizia liberatoria dell’assoluzione di cui sono stato informato al telefono da un amico fraterno e dai miei avvocati. La giustizia esiste». Il danno per la città è stato grande, l’echitettatura di Scicli «città mafiosa» si è rivelata fin troppo facile e di grande presa sui media nazionali. Da tutto ciò sono derivati le sospensioni degli organi democratici di rappresentanza in città e l’avvento della commissione prefettizia, che, nelle intenzioni del legislatore, doveva garantire il ripristino della legalità e delle regole a palazzo di città. Una commissione che a Scicli non è stata mai amata e che non è entrata in sintonia col territorio, sia per questioni di incompatibilità, sia perché simbolo oggettivo del vulnus che è stato inferto alla città.

E’ chiaro che l’assoluzione di Susino non potrà portare in automatico alla revoca dell’insediamento della commissione che, stando al mandato, esaurirà il suo compito tra un anno. C’è tuttavia da considerare, come accennato, che pende ancora al consiglio di giustizia amministrativo il ricorso che alcuni consiglieri comunali ed ex assessori hanno presentato, nonostante il Tar si sia già pronunciato sulla legittimità del commissariamento del comune. Un ricorso che, alla luce di questa sentenza, potrebbe riservare un esito tutt’altro che scontato. A questo proposito Nello Dipasquale, nella sua funzione di parlamentare, chiede conto e ragione: «Voglio sapere cosa farà lo Stato per ripristinare la rispettabilità di un´intera comunità e quella di un galantuomo come Susino. La città di Scicli e l´intero territorio ibleo – prosegue Dipasquale – hanno subito un’ingiustificata mortificazione e un’incredibile danno di immagine per colpa della «fretta» di qualcuno. Errori gravissimi che adesso – conclude – devono essere riparati».

Ma non ci sono formule magiche per rimediare al danno, né corsie preferenziali. La città prende invece forza da questa sentenza, ne esce rinvigorita e soprattutto le sue forze sane traggono ottime ragioni, per il lavoro che hanno fatto e il percorso che hanno intrapreso in questi anni. Si può guardare al futuro con certezze più salde e speranze migliori. Numerosi gli attestati di solidarietà pervenuti in queste ore a Susino e alla città di Scicli, dal parlamentare Nino Minardo all’on Orazio Ragusa, passando per organismi istituzionali e sindacali, e concludendo con l’on Pippo Digiacomo, secondo cui «È un momento importante per la persona e per la città di Scicli cui era stato apposto un marchio di mafiosità veramente infamante. Mi auguro adesso - conclude Digiacomo - che vengano ricostituiti gli organismi democraticamente eletti e troppo frettolosamente sciolti per mafia».