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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:18 - Lettori online 502
SCICLI - 11/07/2016
Cronache - E adesso cosa accadrà a Scicli?

Franco Susino: "Volevo giustizia"

Numerosi gli attestati di solidarietà all’ex primo cittadino e alla città Foto Corrierediragusa.it

La sentenza di primo grado che ha spazzato via ogni dubbio su presunte infiltrazioni mafiose a Scicli apre uno scenario tutto in addivenire per il futuro della città, in atto retta da una triade prefettizia. Pende difatti innanzi al consiglio di Stato il ricorso avverso lo scioglimento del consiglio comunale presentato da alcuni ex assessori e consiglieri dell’ente, dopo il rigetto da parte del Tar del Lazio. Tutti si chiedono: che accadrà nei prossimi mesi al comune di Scicli? L’assoluzione piena dell´ex sindaco Franco Susino nel processo «Eco», con la caduta del reato di associazione mafiosa per lui e per tutti gli altri 10 coimputati, lascia presagire prospettive nuove, alla luce del fatto che la sentenza del collegio penale del tribunale di Ragusa sancisce che tra amministrazione comunale e gruppi malavitosi in città non ci sono mai stati condizionamenti o contatti. La questione penale riguarda in primis i Mormina e gli altri condannati, ma, come accennato, spazza via ogni dubbio dal comune, al contrario di quanto ipotizzato a suo tempo sia dall’indagine giudiziaria, sia dalla commissione di accesso prefettizia, secondo cui l’ente sarebbe stato pervaso da interessi criminali.

La sentenza ha demolito l’impianto accusatorio, «liberando» di fatto Franco Susino che ora, rasserenato, dice: «Non volevo avere ragione, volevo solamente avere giustizia. Ho pianto dopo la notizia liberatoria dell’assoluzione di cui sono stato informato al telefono da un amico fraterno e dai miei avvocati. La giustizia esiste». Il danno per la città è stato grande, l’echitettatura di Scicli «città mafiosa» si è rivelata fin troppo facile e di grande presa sui media nazionali. Da tutto ciò sono derivati le sospensioni degli organi democratici di rappresentanza in città e l’avvento della commissione prefettizia, che, nelle intenzioni del legislatore, doveva garantire il ripristino della legalità e delle regole a palazzo di città. Una commissione che a Scicli non è stata mai amata e che non è entrata in sintonia col territorio, sia per questioni di incompatibilità, sia perché simbolo oggettivo del vulnus che è stato inferto alla città.

E’ chiaro che l’assoluzione di Susino non potrà portare in automatico alla revoca dell’insediamento della commissione che, stando al mandato, esaurirà il suo compito tra un anno. C’è tuttavia da considerare, come accennato, che pende ancora al consiglio di giustizia amministrativo il ricorso che alcuni consiglieri comunali ed ex assessori hanno presentato, nonostante il Tar si sia già pronunciato sulla legittimità del commissariamento del comune. Un ricorso che, alla luce di questa sentenza, potrebbe riservare un esito tutt’altro che scontato. A questo proposito Nello Dipasquale, nella sua funzione di parlamentare, chiede conto e ragione: «Voglio sapere cosa farà lo Stato per ripristinare la rispettabilità di un´intera comunità e quella di un galantuomo come Susino. La città di Scicli e l´intero territorio ibleo – prosegue Dipasquale – hanno subito un’ingiustificata mortificazione e un’incredibile danno di immagine per colpa della «fretta» di qualcuno. Errori gravissimi che adesso – conclude – devono essere riparati».

Ma non ci sono formule magiche per rimediare al danno, né corsie preferenziali. La città prende invece forza da questa sentenza, ne esce rinvigorita e soprattutto le sue forze sane traggono ottime ragioni, per il lavoro che hanno fatto e il percorso che hanno intrapreso in questi anni. Si può guardare al futuro con certezze più salde e speranze migliori. Numerosi gli attestati di solidarietà pervenuti in queste ore a Susino e alla città di Scicli, dal parlamentare Nino Minardo all’on Orazio Ragusa, passando per organismi istituzionali e sindacali, e concludendo con l’on Pippo Digiacomo, secondo cui «È un momento importante per la persona e per la città di Scicli cui era stato apposto un marchio di mafiosità veramente infamante. Mi auguro adesso - conclude Digiacomo - che vengano ricostituiti gli organismi democraticamente eletti e troppo frettolosamente sciolti per mafia».