Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:28 - Lettori online 1259
SCICLI - 28/09/2015
Cronache - Condannato anche il custode dei cani Virgilio Giglio a 4 anni e mezzo

Cani assassini: ex sindaco Venticinque condannato

Giovanni Venticinque, Virgilio Giglio e il comune di Scicli dovranno risarcire le vittime
Foto CorrierediRagusa.it

Si è concluso il processo sui cosiddetti «cani assassini» di contrada Pisciotto a Scicli. Sono stati condannati due soli imputati, l´ex sindaco di Scicli, Giovanni Venticinque, e l´anziano custode dei cani Virgilio Giglio, ovvero colui che accudiva i randagi (da sx nella foto). Il primo, difeso dall´avvocato Giovanni Riccotti La Rocca ha avuto inflitta la pena più pesante: sei anni e due mesi di reclusione. Giglio, difeso dall´avvocato Francesco Riccotti, è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione. Ventincinque è stato interdetto in maniera perpetua dai pubblici uffici, l´anziano solo per cinque anni. Assolti i veterinari dell’Asp 7 Antonino Avola, Roberto Turlà e Saverio Agosta, così come i dipendenti comunali Salvatore Calvo e Giuseppe Pisana. La sentenza è stata emessa dal collegio penale del tribunale di Ragusa. Concluso dopo anni dunque il processo di primo grado scaturito da quei drammatici fatti verificatisi nel 2009 tra contrada Pisciotto e la spiaggia di Sampieri. Il territorio ibleo balzò alle cronache nazionali ed estere per il bimbo modicano di 10 anni Giuseppe Brafa sbranato vivo mentre pedalava in bici da un branco di randagi, gli stessi che qualche giorno dopo attaccarono anche una ragazza che faceva jogging di buon mattino sulla spiaggia di Sampieri, sfregiandole il viso e lasciandole ferite di cui ancora oggi porta le cicatrici.

RISARCIMENTO DI UN MILIONE 400 MILA EURO ALLE PARTI CIVILI
Giovanni Venticinque, Virgilio Giglio e il comune di Scicli dovranno risarcire le vittime che si erano costituite parti civili con una cifra astronomica: circa un milione 400 mila euro. La parte maggiore della somma, circa un milione, andrà alla famiglia Brafa, mentre il resto sarà ripartito tra la giovane tedesca e le altre parti civili.

LA PUBBLICA ACCUSA AVEVA CHIESTO CONDANNE PER COMPLESSIVI 28 ANNI
Ben 28 anni di carcere erano stati chiesti complessivamente per tutti gli imputati ma riguardava l’ex sindaco di Scicli Giovanni Venticinque una delle richieste di condanna più pesanti avanzata dalla pubblica accusa: cinque anni e mezzo di carcere. Pugno duro, quindi, da parte del pm Alessia La Placa, al termine della sua requisitoria dinanzi al collegio penale presieduto dal giudice Vincenzo Saito che ha alla fine emesso una sentenza di condanna ancora più pesante. Giovanni Venticinque doveva tra le altre cose rispondere di omicidio colposo in concorso alcune delle quali a suo tempo mostrate in aula.

LE AGGHIACCIANTI TESTIMONIANZE IN AULA
La giovane turista tedesca, Marija Stefanie Mikulcic, in una delle ultime udienze venne a Ragusa dalla Germania, dove risiede, appositamente per rendere testimonianza di quei tragici eventi dai quali uscì viva per puro miracolo. La donna in lacrime ripercorse quei terribili momenti, quando i cani la accerchiarono all’improvviso sulla spiaggia deserta e la attaccarono, azzannandola al volto e alle braccia. Poco distante si trovava lo stesso Venticinque, che assistette impotente alla terribile scena. La ragazza era in vacanza e non avrebbe mai potuto immaginare di ritrovarsi in un incubo ad occhi aperti. Solo il tempestivo intervento di un carabiniere della compagnia di Modica, Carmelo Litrico, che mise in fuga i randagi, scongiurò un’altra possibile tragedia. Non fu invece altrettanto fortunato il bambino, che fece una morte orribile.

SENTENZA ED ATTI INVIATI A 2 PROCURE, AL CSM E NON SOLO
Sono stati inviati alle procure di Messina e Reggio Calabria, nonché al Consiglio superiore della magistratura, al ministro della giustizia e al procuratore generale della corte di Cassazione di Roma la sentenza del processo di primo grado, i faldoni e gli incartamenti sulle lunghe e complesse indagini allora svolte sulla vicenda dei cani assassini dal procuratore capo Domenico Platania e dal sostituto procuratore Maria Mocciaro. Tutto questo a margine della sentenza di condanna a sei anni e 2 mesi dell’allora sindaco Giovanni Venticinque e a 4 anni e mezzo del custode dei cani Virgilio Giglio. Evidentemente i giudici ravvisano aspetti da chiarire e passaggi da definire nelle indagini allora seguite da Platania e dalla Mocciaro, investendo della vicenda gli organi sopraccitati ai quali sono stati inviati gli atti, in attesa che vengano rese note le motivazioni della sentenza entro 90 giorni.

ANCHE L´ALLORA COMANDANTE NIFOSI´ PROCEDETTE IN QUESTO SENSO
All’epoca anche l’allora comandante della polizia locale del comune di Scicli Franco Nifosì, a suo tempo indagato e poi deceduto, procedette in questo senso per il tramite dell´avvocato Gianluca Gulino. Nifosì, che si proclamò estraneo ad ogni responsabilità in merito alla vicenda, depositò le sue memorie difensive alla procura peloritana, competente per le indagini sui magistrati del distretto della Corte d’appello di Catania. Nifosì accluse una circostanziata denuncia dei fatti, chiedendo l’acquisizione dei fascicoli dall’allora procura della repubblica di Modica.

«Ho svolto i miei compiti istituzionali tempestivamente e con precisione – scrisse Nifosì nelle sue memorie difensive – richiedendo alla procura modicana l’adozione dei provvedimenti che ad essa competevano. Provvedimenti, purtroppo, mai adottati. Nel fascicolo in possesso del pubblico ministero titolare dell’inchiesta si trova, infatti, una dettagliatissima informativa che – specificò all’epoca Nifosì – trasmisi alla stessa procura di Modica il 24 settembre 2008». Nifosì denunciò a suo tempo Virgilio Giglio, lo sciclitano arrestato dai carabinieri per omicidio colposo, in quanto si ritenne furono i suoi cani ad uccidere il bambino e ad aggredire la turista tedesca. In base alla denuncia dell’allora comandante della polizia locale, si evinse la violazione, da parte di Giglio, degli obblighi di custode susseguenti al sequestro dei cani operato dai carabinieri della stazione di Sampieri il 2 settembre 2008. Il fascicolo del sequestro operato dai carabinieri pare finì assieme ad altri faldoni.

Solo sei mesi dopo, alla luce della tragedia, il procuratore Platania bollò quel sequestro come «simbolico», nell’ottica della sua versione dei fatti sull’intricata vicenda. «Sempre con il medesimo atto – aggiunse Nifosì – evidenziai al magistrato che si occupò del procedimento la palese circostanza che Giglio appariva persona del tutto inidonea a rivestire il delicato ruolo di custode, e che i cani continuavano ad entrare ed uscire liberamente dal rudimentale recinto del casolare dove Giglio abitava in una situazione di semi indigenza». Non a caso, sei mesi dopo, a pochi passi da quel casolare si consumò la tragedia in danno del bambino che stava pedalando in bici. «Misi in evidenza – proseguì ancora Nifosì – il rischio che potessero verificarsi addirittura reati più gravi dei due ferimenti fino a quel momento registratisi, con la conseguente necessità di sottrarre con immediatezza la custodia dei cani a Giglio per affidarli ad una struttura specializzata. A fronte delle ragioni d’urgenza da me diligentemente prospettate il 24 settembre 2008 – si continua a leggere nelle memorie difensive di Nifosì – la procura di Modica si sarebbe attivata solo dopo 5 mesi, a fine febbraio, e non per disporre che i cani sequestrati dai carabinieri e lasciati in custodia a Giglio venissero subito affidati ad un canile, ma al solo fine di delegare un sopralluogo ricognitivo, finalizzato ad accertare lo stato dei cani e la loro consistenza numerica.

Dopo il primo sopralluogo da parte dei veterinari dell’Asp 7 di Ragusa, gli stessi veterinari stabilirono di procedere ad un secondo sopralluogo il 16 marzo». Giuseppe fu ucciso il giorno prima. «E’ chiaro pertanto che – concluse il comandante della polizia locale – le responsabilità siano da ricercare non nell’operato del sottoscritto, né in quello degli appartenenti allo stesso corpo, ma altrove».

LA PROCURA DI MESSINA STABILI´ IL "NON DOVERSI PROCEDERE" PER PLATANIA
Nel dicembre 2010 fu stabilito il non doversi procedere dalla procura di Messina a carico dell’allora procuratore della repubblica di Modica Domenico Platania in ordine alle presunte responsabilità sulla vicenda dei cani assassini di contrada Pisciotto. La procura peloritana, competente per territorio in caso di indagini a carico di altre procure dell’isola, ritenne non sussistessero i presupposti minimi per ravvisare responsabilità a carico di Platania. Quest’ultimo precisò che «La procura aveva svolto in pieno il suo dovere, anche perchè l’omessa custodia, nella fattispecie dei cani da parte di Giglio, non è punibile penalmente, essendo configurabile come illecito amministrativo, dopo la depenalizzazione». Ora il nuovo invio della sentenza di primo grado e degli atti da parte dei giudici del collegio penale di Ragusa agli organi competenti alla luce di una evidente nuova rilettura dei fatti che porterà alla riapertura delle indagini.