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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:29 - Lettori online 868
SCICLI - 06/08/2015
Cronache - La piattaforma petrolifera galleggiante a circa 12 miglia dalle coste iblee

Ici e Imu: la Vega ha da pagà! (Forse)

Non è escluso che le società petrolifere proprietarie della piattaforma possano opporsi, inoltrando ricorso Foto Corrierediragusa.it

Non sarà stato il postino a recapitare a dodici miglia dalle coste iblee le bollette da pagare ma avranno pensato sicuramente ad una burla i proprietari del Campo Vega (foto) quando hanno ricevuto le bollette di Imu e Ici per la piattaforma in mare aperto. Le Fiamme gialle hanno difatti contestato a Edison ed Eni, che controllano il sito di Campo Vega, un´evasione da 30 milioni di euro, sanzioni comprese. Il Campo Vega non ha pagato nè Imu (biennio 2012-13), nè Ici (2010-11). Tirata la linea, fanno 11 milioni e 400 mila euro non entrati nelle casse del fisco. E che si debbano pagare le imposte sugli immobili di una piattaforma, questa volta, non è una commissione tributaria nè un sindaco della provincia di Ragusa a dirlo, ma la Guardia di Finanza iblea la quale, a Edison ed Eni, proprietarie di Vega, ha presentato un verbale creando così un possibile precedente per gli altri impianti estrattivi (un centinaio) ubicati in diversi angoli del mar Mediterraneo. Il verbale è il risultato di una verifica fiscale per gli anni dal 2010 al 2013, da cui risulta che quegli "immobili" non sono stati accatastati e le relative imposte sono quindi state evase.

Nel 2010-11 mancano 4 milioni e 300 mila euro di Ici, nel biennio successivo 7 milioni e 100 mila di Imu. Totale, appunto, 11 milioni e 400 mila euro. Con gli interessi di mora e le sanzioni, si arriva a circa 30 milioni di cui il fisco italiano - secondo la Finanza - è creditore. Una sentenza della Cassazione del febbraio 2005 ha riconosciuto il potere impositivo dei Comuni sulle opere site a mare. E´ il cosidetto "modello Dubai": se qualcuno costruisce su un´ipotetica isola artificiale posta entro i confini delle acque territoriali di 12 miglia, quell´edificio va tassato.

Dall´Eni, pur non commentando ufficialmente il verbale contestato loro per la presunta evasione fiscale di Vega, ricordano che «in passato la giurisprudenza ci ha sempre dato ragione». Nessun commento anche da Edison, a parte una precisazione: «Ci risulta che si tratti soltanto di accertamenti e sappiamo d´altronde che la materia si presta a contenziosi». Non è dunque escluso che le società petrolifere proprietarie della piattaforma possano opporsi, inoltrando ricorso.

In ogni caso i verbali sono stati notificati al comune di Scicli, competente per territorio, che dovrà decidere se accatastare o meno la piattaforma galleggiante la cui sagoma si stagli da anni all’orizzonte, a circa cinque miglia dalle coste iblee, nel tratto di mare compreso tra Sampieri e Scicli. La stangata milionaria ha colto di sorpresa i colossi petroliferi, come un fulmine a ciel sereno. Il tutto è aggravato dall’effetto retroattivo dell’applicazione delle due tasse sugli immobili, che ha fatto lievitare di parecchio il conto finale dovuto da Edison ed Eni. Certo stranisce che una simile «intuizione» sia arrivata dopo anni di attività e quindi di presenza della piattaforma galleggiante in mare, ma, come recita il vecchio adagio, meglio tardi che mai. Anche se i colossi petroliferi avrebbero di gran lunga preferito il «mai».