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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 17:00 - Lettori online 1359
SCICLI - 25/07/2015
Cronache - Invocata la sospensione del provvedimento e poi l’annullamento

Motivazioni shock in ricorso scioglimento Scicli per mafia

E’ uno dei passaggi chiave del lungo ed articolato ricorso che l’avvocato Gaetano Armao ha presentato al Tar del Lazio Foto Corrierediragusa.it

Le relazioni del Ministero dell´Interno e del Prefetto di Ragusa sulle infiltrazioni mafiose al comune di Scicli, il cui consiglio comunale è stato sciolto, si basano di una raccolta di fatti "poco accurata e su indimostrate ed apodittiche irregolarità amministrative". E´ uno dei passaggi chiave del lungo ed articolato ricorso che l´avvocato Gaetano Armao (foto) ha presentato al Tar del Lazio per chiedere la sospensione del provvedimento di scioglimento del Consiglio comunale e in seconda istanza l´annullamento. I tredici consiglieri comunali che hanno intrapreso la via legale, Andrea Caruso, Marco Causarano, Guglielmo Ferro, Giorgio Vindigni, Concetto Falla, Antonino Alecci, Antonino Castronuovo, Bernaddetta Alfieri ,Gianpaolo Aquilino, Giovanni Ciavorella, Alessia Gambuzza, Guglielmo Scimonelloe Mauro Ingallinesi, tutti facenti parte del gruppo dei "responsabili", hanno eccepito nel provvedimento ministeriale, tra le altre cose, un eccesso di potere per travisamento dei fatti e difetto dei presupposti, un vizio di motivazione e eccesso di potere per sviamento dalla causa tipica e per lesione del principio di proporzionalità dell’azione amministrativa e la violazione del principio di buona amministrazione.

Inoltre i tredici consiglieri ritengono di avere subito un grave nocumento per essere additati quali componenti di un´amministrazione che avrebbe assecondato pressioni di organizzazioni malavitose ed alimentato disfunzioni amministrative che sono del tutto destituite di fondamento. Scrive infatti il loro legale: "I ricorrenti sono professionisti, docenti universitari, imprenditori, e non può sfuggire, al di là delle preclusioni di legge connesse all´adozione del provvedimento di scioglimento, il grave pregiudizio all´onorabilità che scaturisce dalla adozione dei provvedimenti impugnati, anche con riferimento alla loro vita civile e professionale futura.

Alla base delle motivazioni del ricorso presentato resta la convinzione che "la ricostruzione offerta dalle due relazioni del Ministro e del Prefetto presupposte al decreto di scioglimento, sono viziate da un clamoroso, macroscopico quanto grossolano travisamento dei fatti e carenza di presupposti perchè già dalla disamina delle parti «in chiaro» della relazione ministeriale emerge con nitore come nessun contatto gli amministratori (e l’ex sindaco in particolare) abbiano avuto con la criminalità organizzata e che, anzi, il provvedimento di scioglimento potrebbe, semmai, favorire il ritorno al Palazzo di Città di ambiti politici vicini a consorterie mafiose".

Vengono inoltre evidenziati gravi vizi logici della motivazione in termini di falsa rappresentazione dei fatti, un macroscopico travisamento degli stessi, una manifesta illogicità e contraddittorietà. Anzi, sostengono i responsabili, tutti gli atti adottati dal consiglio nell´ultimo anno, a cominciare da quelli sul risanamento dell´ente, sono "senza tema di smentita, segni tangibili di una reale discontinuità con una eredità che non era certo ascrivibile alla sola ultima amministrazione" perchè in consiglio comunale viene avviato un percorso di riordino economico finanziario che risulta tutto riportato nella prima delibera adottata della Commissione Straordinaria insediatasi dopo lo scioglimento in continuità del percorso intrapreso volto a superare tutte le criticità che erano state evidenziate dalla Corte dei Conti e che avevano prodotto l’avvio della procedura di dichiarazione di dissesto e a proporre un piano di riequilibrio veritiero e concreto.

Il ricorso prende in esame punto per punto tutti rilievi evidenziati nelle relazioni che hanno poi determinato lo scioglimento e cerca di "smontarli" uno per uno. A cominciare dalle assunzioni che sarebbero state fatte dall´amministrazione su pressioni del leader del gruppo malavitoso ( il cui nome è coperto da segreto istruttorio nella relazione). Il sindaco Susino, viene eccepito, non assunse mai nessuno ed anzi operò il licenziamento di un dipendente nel servizio di raccolta dei rifiuti. Non ci sono stati ordini di servizio che hanno favorito "variazioni o altro che possano attenere a una ascesa delle mansioni di qualcuno nell’ambito dell’organizzazione dell’impresa affidataria del servizio RSU e mai assicurati pagamenti attraverso l’intervento di qualche diretto interessato.

Anche sulla questione affissioni dei manifesti elettorali i ricorrenti propongono una diversa lettura perchè "a Scicli (già da prima dell’anno 2008 e ancora successivamente al 2013, data delle ultime elezioni regionali e nazionali) operava un gruppo locale che si proponeva per la affissione dei manifesti elettorali di tutti i candidati o gruppi politici. Così anche nella campagna elettorale del 2012 (al pari di quanto era accaduto in precedenza e di quanto sarebbe successivamente accaduto) buona parte del servizio affissione dei manifesti elettorali era gestito da tali soggetti, senza distinzione «politica». Si tratta dunque di una prassi definita "poco edificante", che suscita gravi perplessità, ma che non può ritenersi "elemento su cui fondare un giudizio di capacità di condizionamento della vita di una amministrazione anche perchè è tutto da dimostrare, e la relazione non lo fa, che da questa attività di affissione sarebbero derivati direttamente consensi elettorali per il sindaco.