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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:53 - Lettori online 1005
SCICLI - 07/06/2014
Cronache - Arrestati Franco Mormina, il figlio Ignazio ed il fratello Gianni, Ugo Lutri e Giacomo Fidone

"Clan dei netturbini" sgominato a Scicli

Il gruppo secondo i carabinieri si stava "insediando nel tessuto socio-economico di Scicli per assumere il predominio delle attività criminali nel territorio e infiltrarsi nelle attività d’impresa, attraverso violenze e pesanti intimidazioni"
Foto CorrierediRagusa.it

Per tutti erano semplici netturbini ma in realtà, stando alle indagini dei Carabinieri, erano affiliati ad una pericolosa cosca mafiosa catanese. L´operazione portata a termine dai militari e denominata "Eco", ha portato cinque sciclitani in carcere per associazione mafiosa, estorsioni, truffe e violenze private e furto aggravato su provvedimento emesso dal Gip presso il tribunale di Catania su richiesta della Dda della Procura etnea. Si tratta di Franco Mormina, 45 anni, suo figlio Ignazio, di 26 anni, e suo fratello Gianni, di 46. Arrestato anche Ugo Lutri, di 54 anni, mentre l´ordine di custodia cautelare è stato notificato in carcere a Giacomo Fidone, di 45 anni.

Nella foto in alto da sx Franco Mormina, Giovanni Mormina, Ignazio Mormina, Ugo Lutri e Giacomo Fidone.

Secondo l´accusa, al vertice del gruppo ci sarebbe stato Franco Mormina, che, secondo quanto scrivono i carabinieri di Ragusa, "è stato in grado di farsi, prima, assumere come netturbino a tempo determinato, poi di ottenere un contratto a tempo indeterminato e infine di avere ben tre promozioni al livello superiore, con conseguenti aumenti di stipendi" e di "assumere di fatto il ruolo di capocantiere nell´azienda, impedendo alle persone, di volta in volta, designate dalla dirigenza di svolgere le proprie mansioni di coordinamento e controllo sulle attività di raccolta rifiuti servendosi di ripetute violenze, minacce e atti intimidatori".

L´uomo, inoltre, avrebbe anche imposto l´assunzione di quattro persone, tutte suoi parenti o amici, nell´azienda che gestisce il servizio di raccolta rifiuti. Il gruppo avrebbe preso di mira la ditta di raccolta rifiuti per la quale lavoravano, truffandola anche nelle spese per i carburanti dei mezzi, procurando un danno mensile all´impresa stimato dai militari dell´Arma in circa 15mila euro.

Il clan era a gestione familiare secondo i militari. Secondo l’accusa, come accennato al vertice del gruppo ci sarebbe stato Franco Mormina, che, scrivono i carabinieri di Ragusa, «e’ stato in grado di farsi, prima, assumere come netturbino a tempo determinato, poi di ottenere un contratto a tempo indeterminato e infine di avere ben tre promozioni al livello superiore, con conseguenti aumenti di stipendi» e di «assumere di fatto il ruolo di capocantiere nell’azienda, impedendo alle persone, di volta in volta, designate dalla dirigenza di svolgere le proprie mansioni di coordinamento e controllo sulle attivita’ di raccolta rifiuti servendosi di ripetute violenze, minacce e atti intimidatori».

Tra queste erano ricorrenti telefonate con minacce di morte, recapito di proiettili, contenitori di benzina collocati davanti le aziende che subivano anche furti e danneggiamenti di veicoli sui quali venivano lasciati topi morti. Altre sei persone rimangono indagate in stato di libertà nell´ambito della operazione che avrà certamente degli sviluppi.

Dalle indagini dei carabinieri sarebbe dunque emerso che la cosca, "approfittando dell´assenza di sodalizi concorrenti ormai decimati da precedenti inchieste giudiziarie e forte dei legami con esponenti delle famiglie mafiose Catanesi", si stava "insediando nel tessuto socio-economico di Scicli per assumere il predominio delle attività criminali nel territorio e infiltrarsi nelle attività d´impresa, attraverso violenze e pesanti intimidazioni".