Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:03 - Lettori online 1029
SCICLI - 27/08/2013
Cronache - I potenziali compratori sarebbero appartenuti ad una multinazionale araba

Inchiesta speculazione "Marsa Siclà"

Una compravendita rifiutata a priori dai gestori del «Marsa Siclà», in quanto il valore del villaggio turistico, allora sotto sequestro, era stato sottodimensionato di parecchio proprio alla luce dell’implicazione della struttura nell’inchiesta sul traffico dei rifiuti Foto Corrierediragusa.it

Un presunto tentativo di speculazione immobiliare da parte di una multinazionale araba sarebbe stato organizzato ai danni del villaggio turistico «Marsa Siclà» mentre era sotto sequestro nell’ambito dell’inchiesta sul traffico dei rifiuti coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Catania. La circostanza è al vaglio della Guardia di finanza del comando provinciale di Ragusa, che sta svolgendo le indagini del caso su delega della procura. L’inchiesta, ancora nella fase conoscitiva, vedrebbe già quattro indagati e punta ad accertare eventuali responsabilità nella lunga e complessa vicenda che ha investito la società «Marsa Siclà», proprietaria dell’omonimo villaggio turistico, ed eventuali collegamenti con il presunto tentativo di speculazione da parte della già citata multinazionale.

In pratica sarebbe stata sottoposta alla società «Marsa Siclà» una proposta di vendita della struttura ricettiva da parte di una holding, per il tramite di un paio di emissari che sarebbero stati incaricati dalla stessa multinazionale araba di curare i dettagli dell’operazione. Una compravendita rifiutata a priori dai gestori del «Marsa Siclà», in quanto il valore del villaggio turistico, allora sotto sequestro, era stato sottodimensionato di parecchio proprio alla luce dell’implicazione della struttura nell’inchiesta sul traffico dei rifiuti. Un’accusa fin dall’inizio respinta con forza dai legali del «Marsa Siclà», che avevano ricordato come «La struttura fosse in possesso di regolare autorizzazione sin dal 2008 a far confluire i reflui nella condotta fognaria comunale di Scicli, che, grazie ad una ulteriore conduttura realizzata nel 2010 dopo le opportune autorizzazioni, riversava i reflui nel depuratore di contrada Lodderi.

Il professore ed avvocato Giorgio Floridia, parlando di «Un clamoroso caso di malagiustizia», aveva specificato che «Il traffico illecito di rifiuti si riferisce a forme di smaltimento imprenditoriale volto a realizzare guadagni dalla vendita dei rifiuti. Tutto questo – aveva concluso Floridia nella sua arringa dinanzi ai giudici della Cassazione – ha poco a che fare con l’adeguatezza degli impianti fognari di un villaggio turistico, come accaduto nel caso di specie». Il sequestro del villaggio turistico era stato annullato proprio dalla Cassazione lo scorso 19 luglio, sei mesi esatti dopo l’apposizione dei sigilli da parte dei Carabinieri.

Nell’ambito dell’incontro convocato lo scorso due agosto per far luce sulla vicenda e per annunciare la ripresa dell’attività del villaggio turistico, era saltata fuori la circostanza parallela del tentativo di speculazione da parte della multinazionale araba. In quella sede erano stati confermati i contatti con un paio di rappresentanti della holding che avevano avanzato la proposta di acquisto della struttura ad un prezzo decisamente fuori mercato: da qui il secco rifiuto della società «Marsa Siclà» a vendere, visto che i potenziali acquirenti avrebbero approfittato della circostanza del sequestro della struttura per porre in essere il presunto tentativo di speculazione immobiliare.

In altre parole la multinazionale avrebbe approfittato dello stato di difficoltà in cui versava la società per indurla alla vendita della struttura ad un prezzo ridotto di parecchio rispetto al reale valore di mercato. Tutte circostanze sulle quali le Fiamme gialle stanno lavorando per accertare eventuali lati oscuri di una vicenda che, di fatto, ha compromesso la stagione turistica del villaggio, che adesso funziona ad appena il 10% delle sue potenzialità, dopo aver lasciato a casa la metà dei 60 dipendenti. Continua intanto a restare sotto sequestro «Baia Samuele», l’altro vicino villaggio turistico nei pressi di Sampieri coinvolto nell’inchiesta sul traffico dei rifiuti.