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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:16 - Lettori online 1151
SCICLI - 22/05/2013
Cronache - Non riapre neanche "Baia Samuele". Il turismo ibleo in ginocchio. In oltre 400 senza lavoro

"Marsa Siclà" chiuso. Sigilli a "Marispica"

Il rischio fallimento è determinato dai sigilli apposti ai residence, che, di fatto, impediscono la mancata apertura per la bella stagione Foto Corrierediragusa.it

Rigettata dai giudici dell’Appello di Catania l’istanza di dissequestro del villaggio turistico «Marsa Siclà» avanzata dagli avvocati della società che gestisce la struttura. Il villaggio turistico resterà quindi chiuso per la stagione estiva, con buona pace dei gestori e dei dipendenti che rischiano il posto di lavoro. «Marsa Siclà» è sotto sequestro dallo scorso 19 gennaio assieme all’altra struttura ricettiva del litorale sciclitano «Baia Samuele», nell’ambito dell’inchiesta sul traffico di rifiuti, nella fattispecie i reflui, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Catania, con 16 persone iscritte nel registro degli indagati. Intanto i sigilli sono stati apposti in queste ultime ore anche al villaggio turistico «Marispica»: sotto sequestro sono finiti gli uffici, le vasche dell’impianto fognario e l’impianto di gestione delle piscine. Un provvedimento che, di fatto, blocca l’attività della struttura ricettiva, come accaduto per «Baia Samuele» e «Marsa Siclà».

Oltre 400 lavoratori dei tre villaggi turistici rischiano quindi di restare a spasso. Il rischio fallimento è determinato proprio dai sigilli apposti ai residence, che, di fatto, impediscono la mancata apertura per la bella stagione. Questa motivazione è alla base dell’istanza di dissequestro che era stata avanzata dai legali del «Marsa Siclà» ai giudici d’Appello di Catania. I consulenti di parte Corrado Barone, Luca Ferlito e Federico Vagliasindi, sulla base di una prima disamina degli incartamenti avevano a suo tempo contestato la relazione del consulente tecnico d’ufficio che aveva portato al sequestro dei due villaggi turistici, ritenendola «macroscopicamente errata, fuorviante e travisante della realtà». I tre periti avevano avuto la possibilità di accedere ai luoghi e di stilare un primo importante documento a sostegno della tesi difensiva, secondo cui la gestione dei reflui, almeno per quanto riguarda «Marsa Siclà», sarebbe stata ottimale e in linea con i parametri previsti dalle rigide normative in materia ambientale. Da qui la richiesta da parte dei legali volta all’immediato dissequestro della struttura.

Richiesta ieri rigettata dai giudici dell’Appello etnei che evidentemente non hanno condiviso le tesi difensive. Il rigetto dell’istanza di dissequestro di questa udienza d´appello fa seguito a quello precedente, che fu motivato con l’esigenza di non alterare lo stato dei luoghi in vista dell’espletamento dell’incidente probatorio, e quindi non riconducibile alle ragioni di merito attinenti alla sussistenza del reato di traffico illecito di rifiuti. I giudici etnei hanno quindi pure ieri confermato il mantenimento dei sigilli alla struttura ricettiva, rispetto alla dettagliata istanza d´appello avanzata e discussa lo scorso due maggio dagli avvocati Enzo Galazzo e Francesca Bilardo. Allo stato non si conoscono le motivazioni della decisione dei giudici di rigettare l’istanza di dissequestro, dal momento che si attende che le stesse siano depositate.