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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 18:19 - Lettori online 810
SANTA CROCE CAMERINA - 02/07/2016
Cronache - Il fratello residente a Punta Secca ha avuto un malore

Adele doveva arrivare in Italia da Dacca

La donna era manager per il controllo della qualità per la Artsana Foto Corrierediragusa.it

Dopo l´angoscia è arrivata la drammatica certezza. Fra le nove vittime italiane nella strage al ristorante di Dacca in Bangladesh c´è la catanese Adele Puglisi (foto), 54 anni, originaria di Santa Croce Camerina, segnalata da due diversi testimoni come presente nel locale dove i terroristi hanno fatto irruzione venerdì sera. Il suo nome è nella lista diramata dal ministero degli Esteri. La donna, stando alle testimonianze dei superstiti, era all´interno del ristorante "Holey Artisan Bakery" al momento dell´attacco, e di lei familiari e amici non avevano più notizie da due giorni. Secondo Diego Rossini, lo chef italo-argentino del locale che è riuscito a fuggire, la donna, che ha definito "muy simpatica", doveva ripartire alla volta della Sicilia proprio sabato. "La vedevamo 20 giorni l´anno, era sempre in giro per il mondo per il suo lavoro". Così un vicino di casa parla di Adele Puglisi, 54 anni, manager per il controllo della qualità per la Artsana, tra le vittime della strage di Dacca. Non era sposata e non aveva figli. Abitava in un antico palazzo di una stretta via nello storico rione del Fortino a Catania, dove sarebbe dovuta arrivare sabato, per non fare più ritorno in Bangladesh, dove era ormai stufa di vivere per lavoro. Accanto alla sua c´è la casa del fratello Matteo, che vive però a Punta Secca, la frazione di Santa Croce di Camerina, diventata famosa perché tra le location del ´Commissario Montalbano´. Il fratello è stato colto da un malore quando ha ricevuto la comunicazione della morte della sorella da parte dei carabinieri. Nel Palazzo non c´è un citofono e i cognomi quasi illeggibili sono scritti su una tavoletta di legno. "Era una donna riservata e cortese - afferma affacciato da un balcone un dirimpettaio - la conoscevo da anni, ma qui c´era sempre poco: stava alcuni giorni e poi ripartiva, era sempre impegnata all´estero per lavoro".

La Farnesina ha informato che gli italiani deceduti nell´attacco terroristico a Dacca sono, oltre ad Adele Puglisi, anche Marco Tondat, Claudia Maria D´Antona, Nadia Benedetti, Vincenzo D´Allestro, Maria Rivoli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli e Simona Monti. Almeno venti civili, italiani e giapponesi, sono stati uccisi nell´assalto jihadista al caffè di Dacca, in Bangladesh. Le vittime sono state sgozzate. Un altro degli ostaggi tratti in salvo durante il blitz ha raccontato che i jihadisti avrebbero risparmiato chi dimostrava di saper recitare il Corano, mentre gli altri sono stati torturati.

ECCO NEL DETTAGLIO CHI SONO LE VITTIME ITALIANE

Cristian Rossi, 47 anni, imprenditore, sposato e padre di due gemelline di 3 anni, era stato manager alla Bernardi. Dopo alcuni anni si era messo in proprio. Era in Bangladesh per motivi di lavoro. A Feletto Umberto (Udine), dove l´uomo abitava con la famiglia, la notizia si è diffusa già questa mattina.

Adele Puglisi uccisa alla vigilia del rientro, stava per rientrare a casa Adele Puglisi. Probabilmente la cena a cui ha partecipato era per salutare una sua amica, Nadia Benedetti, anche lei uccisa dai terroristi, prima di partire dal Bangladesh per la Sicilia. Il suo rientro a Catania era previsto tra stasera e domani, e suo fratello e i suoi amici si stavano organizzando per accoglierla.

"Stiamo vivendo un dolore immenso". Lo ha affermato Fabio Tondat, fratello di Marco, l´imprenditore di 39 anni ucciso a Dacca. Marco Tondat era nato a Spilimbergo (Pordenone), ma viveva a Cordovado. "Ci eravamo sentiti ieri mattina - ha riferito il fratello - doveva rientrare in Italia per le ferie e abbiamo concordato alcune cose, lo aspettavo per lunedì. Era un bravo ragazzo, intraprendente e con tanta voglia di vivere". Il fratello di Tondat ha quindi detto che Marco "era partito un anno fa, perchè in Italia ci sono molte difficoltà di lavoro e ha provato ad emigrare. A Dacca era supervisore di un´azienda tessile, sembrava felice di questa opportunità. A tutti voglio dire che quanto accaduto deve far riflettere: non è mancato per un incidente stradale. Non si può morire così a 39 anni".

Era una grande imprenditrice, ha fatto sempre bene il suo lavoro. Dedicarsi al lavoro era la sua fonte di vita, ci dedicava tutto il suo tempo, tutta se stessa. È una tragedia molto grande per noi". Così un amico di Nadia Benedetti ricorda l´imprenditrice viterbese scomparsa nell´attentato di Dacca. "Nadia non era sposata e non aveva figli - dice con un nodo alla gola -. Da più di 20 anni si era trasferita in Bangladesh ma tornava spesso in Italia a trovare i parenti che vivono ancora a Viterbo".

CHI NON CONOSCEVA IL CORANO VENIVA SGOZZATO
Pesantissimo il bilancio di morti e feriti nel blitz tra forze speciali dell´esercito bengalese e il commando di jihadisti che venerdì si era barricato al ristorante Holey Artisan Bakery di Dacca con almeno 33 ostaggi. Dopo quattro ore di scontro a fuoco nella notte solo 13 persone sono state tratte in salvo. Una volta dentro il bar ristorante nel quartiere diplomatico della capitale del Bangladesh, le teste di cuoio hanno trovato i corpi senza vita di 20 persone. Sei terroristi sono stati uccisi e uno catturato. "Chi non conosceva il Corano veniva torturato e sgozzato senza pietà": questa la raccapricciante testimonianza dei sopravvissuti alla strage.