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SANTA CROCE CAMERINA - 25/05/2015
Cronache - Si attenua la posizione della donna in carcere con l’accusa di aver ucciso il figlio

Loris non sarebbe stato ucciso in casa da Veronica

Intanto si attende a giorni in pronunciamento della Cassazione sulla richiesta di scarcerazione della donna Foto Corrierediragusa.it

Nuovi e decisivi elementi sulla morte del piccolo Loris Stival. Secondo la difesa il bambino sarebbe morto, in realtà, in un orario diverso da quello pensato inizialmente. Secondo quanto esposto nella trasmissione televisiva ´Quarto Grado´ dall´avvocato Francesco Villardita, Loris non sarebbe stato ucciso in casa ma nel luogo in cui è stato ritrovato, ovvero in fondo al canalone nei pressi del vecchio mulino. Tutto questo, secondo la difesa, scagionerebbe Veronica Panarello (foto), accusata di aver ucciso il suo stesso figlio e di averne nascosto il corpo. Secondo quanto raccontato durante la trasmissione, Loris non sarebbe morto per soffocamento causato dalle oramai famose fascette di plastica stringi cavo di quelle usate dagli elettricisti, ma per un forte trauma cranico dopo essere stato gettato nel canalone dove poi è stato ritrovato. Secondo la difesa, la perizia dimostrerebbe quindi che la madre non avrebbe potuto uccidere il figlio dato che alle 9 era in casa ed è uscita alle 9,23 secondo quanto dimostrato dalla registrazione delle telecamere.

Per quanto concerne infine la valutazione della capacità di Veronica a poter continuare a fare la mamma, ci sarebbe uno scontro che ha coinvolto sia la procura di Ragusa, sia il tribunale dei minorenni di Catania alla base della decisione del dottor Marcello Gioacchino Gugliotta di rinunciare all’incarico di valutare la «capacità genitoriale» della donna. La spiegazione è stata data da Francesco Villardita, legale di Veronica, ai microfoni di «Mattino 5″ ed è stata riportata dal sito veronicainnocente.com.

Villardita ha parlato di «una richiesta di accesso ai documenti presso la procura» che sarebbe stata negata, nonostante Gugliotta ritenesse «di essere autorizzato ad avere accesso agli atti». A quanto pare, tuttavia, ha spiegato ancora il legale, «il tribunale questa autorizzazione specifica per iscritto non l’aveva data, anche se c’era un’autorizzazione generica ad accedere ad atti presso strutture pubbliche e private». Dalle insistenze di Gugliotta ad esaminare gli atti della procura, ha concluso Villardita, sarebbe nata «una discussione con il tribunale dei minorenni, al termine della quale il dottor Gugliotta ha ritenuto opportuno non continuare».

Secondo Villardita, la rinuncia di Gugliotta e la conseguente sospensione della perizia costituiscono «un fatto molto grave di per sé, perché i tempi si allungano». Veronica ha saputo sabato scorso in carcere da Villardita della rinuncia di Gugliotta e, secondo il racconto dell’avvocato, ha avuto una crisi di sconforto, avendo capito che le speranze di rivedere presto il suo secondo bambino, dopo questo inatteso sviluppo degli eventi, si sono molto ridotte.

Villardita ha comunque annunciato che chiederà immediatamente «l’acquisizione di tutti test psicologici effettuati dalla psicologa Albergina. «I test - ha ricordato l’avvocato - non possono essere somministrati per due volte in breve tempo, quindi, considerato che il test è cartaceo, le risposte devono essere acquisite agli atti». Intanto si attende a giorni in pronunciamento della Cassazione sulla richiesta di scarcerazione della donna, che si è sempre proclamata innocente.