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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 499
SANTA CROCE CAMERINA - 02/03/2015
Cronache - La donna, che aveva avuto un mancamento ieri sera, era stata ricoverata

Dimessa dall´ospedale Veronica Panarello

Nei prossimi giorni previsti l’incidente probatorio e la decisione della Cassazione sulla scarcerazione Foto Corrierediragusa.it

«Loris non potrò più rivederlo, non in questa vita, ma voglio almeno riabbracciare l’altro mio piccolo di 4 anni, altrimenti ne morirò lentamente». E’ una litania che fa accapponare la pelle quella talvolta urlata e spesso solo sussurrata con un fil di voce da Veronica Panarello (nella foto col marito Davide Stival qualche giorno prima dell´arresto) dal letto del reparto per i detenuti dell’ospedale «San Giovanni di Dio» di Agrigento, dove si trova ricoverata da domenica sera dopo la caduta in cella a causa di un capogiro. La donna 27enne accusata, di aver ucciso lo scorso 29 novembre il figlio Loris di 8 anni strangolandolo con una fascetta di plastica stringi cavo, e di averne nascosto il corpo in fondo ad un canalone di contrada Mulino Vecchio a Santa Croce Camerina, ha avuto un mancamento, battendo la testa sul pavimento. Subito gli agenti penitenziari del carcere di contrada Petrusa ad Agrigento hanno allertato i soccorsi e la Panarello è stata trasportata in ospedale, dove le due tac che le sono state effettuate hanno comunque dato esito negativo. Alla luce di ciò, i medici hanno firmato le dimissioni della Panarello, già riportata nella sua cella. "Chiederemo una copia della cartella clinica completa e la faremo valutare dai nostri medici. Poi valuteremo noi che fare". Così l´avvocato di fiducia Francesco Villardita ha commentato la dimissioni dall´ospedale della sua assistita, confermando "l´avvenuto trasferimento in carcere".

Eppure le condizioni fisiche della donna sarebbero al limite. Pallida, appena 40 chili di peso dopo averne persi una decina nei quasi due mesi di detenzione nel carcere di Catania prima e in quello di Agrigento ora. Talvolta pare che la donna perda lucidità, ripetendo come un mantra le frasi di sempre: «Sono innocente, non ho ucciso mio figlio, bisogna trovare il vero colpevole prima che sia troppo tardi». Ma la giovane mamma manifesta, quasi in maniera maniacale, il forte desiderio di riabbracciare il figlio piccolo di 4 anni, che non vede dal giorno dell’arresto, verificatosi il giorno dell’Immacolata.

Adesso sta al marito Davide Stival decidere se assecondare o meno la moglie, che, per il tramite dell’avvocato di fiducia, che fa a sua volta appello al buon cuore del marito della sua assistita, ha detto che «Morirà di dolore e disperazione se non potrà almeno rivedere il figlioletto, dopo che Loris gli è stato strappato via da un assassino che va trovato e arrestato». Le condizioni cliniche della donna sono confermate dallo stesso penalista, che si era recato a trovarla in ospedale. «Mi ha detto che continua a alimentarsi – ha riferito l’avvocato Villardita – dopo il digiuno di qualche settimana fa che l’aveva profondamente debilitata, ma adesso è ancora sotto cura con delle flebo».

E mentre questa donna continua a spegnersi, al di là del fatto che sia colpevole o meno dell’orrendo delitto che le viene contestato, le indagini proseguono ancora, a distanza di tre mesi. Nulla si sa sugli esiti delle perquisizioni domiciliari, sugli esami col luminol per trovare eventuali tracce di sangue sull’ipotetica scena del crimine, che poi sarebbe la casa degli Stival, mai sequestrata a differenza della «Polo» nera in uso alla donna e al volante di cui è stata immortalata dalle telecamere di sicurezza del Santacrocese durante quella mattina.

E proprio su queste immagini si basa l’impianto accusatorio. Immagini che saranno cristallizzate in prove nell’ambito dell’incidente probatorio previsto per metà mese. Entro fine marzo si pronuncerà pure la Cassazione, alla quale si è rivolto il penalista per la scarcerazione della donna, già negata dal giudice per le indagini preliminari di Ragusa e dal riesame di Catania.