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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:55 - Lettori online 1458
SANTA CROCE CAMERINA - 05/02/2015
Cronache - La vicenda drammatica non finisce di riservare colpi di scena infiniti

Delitto Loris: il "rebus" della "Delta" grigia

Sviluppi tanto incerti quanto tardivi e troppe testimonianza a volte ridondanti mentre una mamma accusata di essere l’assassina di suo figlio grida al propria innocenza Foto Corrierediragusa.it

Evidentemente gli attrezzi da elettricista erano in qualche modo di casa dagli Stival. Oltre alle fascette di plastica stringi cavo che la stessa Veronica Panarello consegnò prima del suo arresto alle maestre (compatibili con quelle usate per strangolare il piccolo Loris) qualche giorno fa il padre Davide, a distanza di oltre due mesi dal delitto, ha trovato in quella stessa casa dove il bimbo è stato ammazzato una forbice da elettricista e la cintura preferita della piccola vittima. Si tratta di quell’accessorio che Loris indossava sempre e di cui proprio quella fatidica mattina era invece privo. L’altro particolare inquietante è dato dalla presenza della già citata forbice da elettricista, consegnata dallo stesso Davide Stival dagli inquirenti, che hanno già effettuato un esame irripetibile. Pure la cintura del bambino è stata portata agli investigatori. Ma come è possibile che questi ultimi, nonostante i numerosi sopralluoghi nell’appartamento al terzo piano della palazzina, ad opera anche dei famosi esperti giunti da Roma a sostegno della scientifica, non avevano trovato e sequestrato né la cintura appartenuta al bimbo e né la forbice da elettricista di cui lo stesso padre si è accorto adesso, sebbene a distanza di due mesi?

Questa vicenda sembra riservare «sorprese» quasi a ritmo quotidiano. Peraltro pare che i due oggetti non fossero nascosti chissà dove, ma normalmente riposti. Pare che la cintura sia stata trovata nella cameretta di Loris, assieme alle altre cose del bambino. Continua a mancare all’appello il famoso zainetto finito chissà dove assieme alle possibili prove dell’omicidio. Intanto i media hanno propalato una nuova ondata di interviste di vicini che parlano di urla e litigi frequenti in quella casa tra Veronica e i figlioletti.

Insomma, una immagine agli antipodi della mamma «assassina» rispetto a quella descritta, sempre da altri vicini, appena un mese fa in cui veniva dipinta come madre amorevole e prodiga di attenzioni. Ma ora che la donna è stata definita anche dal riesame una «lucida assassina», la prospettiva è ancora un volta mutata, perché in queste settimane si è detto e scritto tutto e il contrario di tutto, tra apparizioni televisive, interviste più o meno spontanee e inviti (poi regolarmente disattesi anche da chi li proponeva) di abbassare i riflettori su una vicenda drammatica che ha visto morire in modo atroce un bambino di appena otto anni, forse per mano della sua stessa madre che, è bene precisarlo, dal carcere di Agrigento continua a professare strenuamente la propria innocenza.

Tutto questo mentre il suo avvocato difensore sta ancora valutando l’opportunità di ricorrere in Cassazione per la scarcerazione di una madre, che, a detta dello stesso legale, è ridotta ad una larva umana che pesa appena 38 chili.

E poi c’è il nuovo «mistero» della «Lancia Delta» grigia che un testimone ha dichiarato di aver visto imboccare, quella maledetta mattina del 29 novembre, la strada del vecchio Mulino a forte velocità. Stando alla testimonianza, prima l’auto avrebbe sbandato sulla sinistra, e poi, con una manovra azzardata, come se fosse stata effettuata dal guidatore mentre cambia idea sulla direzione da prendere all’ultimo istante, avrebbe imboccato a destra la strada che porta al canalone dove giaceva il corpo di Loris. Una testimonianza tenuta in debito conto nelle indagini della procura, che proseguono ancora. La domanda che un po´ tutti si pongono è però una sola: quando si concluderanno?