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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 686
SANTA CROCE CAMERINA - 02/02/2015
Cronache - Altri dettagli dalle indagini che non sono ancora chiuse

Quel doppio profilo Facebook di Veronica, di cui uno cancellato la vigilia del delitto del figlio e riattivato 48 ore dopo. Perchè?

La donna si è sempre proclamata innocente e continua a farlo ancora adesso Foto Corrierediragusa.it

Anche per i giudici del riesame è l’unica assassina di Loris, ma Veronica Panarello (foto) si è sempre proclamata innocente e continua a farlo ancora adesso. La donna ripete come un mantra: «Quella mattina ho accompagnato Loris a scuola, cercate il vero colpevole». Una versione dei fatti che non ha mai persuaso del tutto il marito Davide Stival, che, dopo un unico incontro in carcere ad Agrigento nel corso del quale sperava di sentirsi pronunciare dalla moglie parole mai dette sull’omicidio del figlio, aveva preso di nuovo le distanze. Il sospetto è sempre stato rivolto ad un presunto amante, di cui la donna ha sempre negato l’esistenza. Epperò emerge in queste ore un nuovo dato che rende ancora più torbida la posizione della donna: quest’ultima possedeva due profili su Facebook, uno con un nome fittizio e l’altro a lei riconducibile. Proprio quest’ultimo profilo è stato cancellato dalla donna la vigilia del delitto, per poi essere riaperto sul social network il primo dicembre, quando Loris era ormai morto da oltre 48 ore. Perché?

Le risposte potrebbero arrivare assieme agli altri dati richiesti dagli investigatori ai gestori esteri del servizio di messaggistica istantanea «WhatsApp», utilizzato quella mattina dalla donna per comunicare con soggetti, che, probabilmente, potevano essere al corrente del delitto. Intanto ancora nessun punto fermo dalla procura iblea sulla chiusura delle indagini: si punta su un paio di complici che avrebbero aiutato la donna nel delitto, quasi certamente nella fase dell’occultamento del cadavere. Tramonta quasi del tutto ogni speranza residua di ritrovare lo zainetto giallo e blu con la scritta «Toy story» appartenuto al bimbo e che potrebbe contenere la fascetta utilizzata per strangolarlo e altri elementi decisivi per la chiave del delitto, che, è bene ricordarlo, resta ancora senza un movente.

Nell’ipotesi più accreditata, lo zainetto potrebbe essere andato distrutto da un inceneritore dopo essere finito nella discarica di Cava dei Modicani a Ragusa. Appare difatti probabile che la Panarello, o chi per lei, se ne sia liberata gettandolo nei cassonetti della spazzatura ricadenti nel territorio del comune di Ragusa, dove l’immondizia non è stata bloccata e passata al setaccio come invece accaduto a Santa Croce. Nulla di sostanziale è emerso dagli interrogatori che in questi ultimi giorni si sono succeduti da parte degli inquirenti a carico degli inquilini dello stabile di tre piani dove si sarebbe consumato il delitto ma dove nessuno avrebbe visto o sentito nulla.

Una circostanza che appare quantomeno improbabile, visto che il bambino potrebbe aver gridato nell’opporre resistenza al suo assassino, che, peraltro, sarebbe riuscito pure a trasportare indisturbato il corpo a spalla dal terzo piano, dove è ubicato l’appartamento degli Stival, fin nel garage. Per ben cinque ore è stato riascoltato Davide Stival, per far luce sul rapporto familiare intercorrente tra lui e la moglie e tra quest’ultima e i figlioletti. Come accennato, non è emerso niente di nuovo, e difatti le indagini proseguono ancora.