Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 999
SANTA CROCE CAMERINA - 02/02/2015
Cronache - Si complica la già difficile situazione della Panarello, ridotta a una larva umana

Veronica, quella "lucida assassina" di 38 chili

Resta quindi in carcere la mamma di Andrea Loris Stival, il bambino di 8 anni ucciso il 29 novembre scorso a Santa Croce Camerina Foto Corrierediragusa.it

Quell’appellativo di «lucida assassina di suo figlio» che fa rabbrividire un po’ chiunque e che i giudici del riesame utilizzano nelle 109 pagine di motivazioni sul rigetto della richiesta di scarcerazione, sembra pesare come un monolite sulle spalle di Veronica Panarello (foto). Stando a quanto riferito dal suo avvocato di fiducia Francesco Villardita, la 26enne «E’ ridotta ad una larva umana, bianca come un cencio, emaciata in volto e calata drasticamente di peso, appena 38 chili». Insomma, una Veronica che, almeno fisicamente, sarà ben diversa dalle foto che circolano in rete e non solo, comprese quelle scattate immediatamente prima dell’arresto. Dal punto di vista psicologico, invece, la presunta assassina del piccolo Loris di 8 anni non mostra nessun cedimento, neanche dopo aver letto le motivazioni dei magistrati del tribunale della libertà di Catania in cui si palesa per la prima volta anche un possibile movente nell’efferato omicidio.

Per i giudici, difatti, la donna avrebbe agito «In preda ad una rabbia incontenibile, perché quella mattina Loris era «ingombrante» e non voleva lasciare sua madre, incuriosito anche dall’aspetto estetico molto curato per andare al corso di cucina a Donnafugata». In sostanza, stando a quanto messo nero su bianco dal riesame, Loris avrebbe rovinato inconsapevolmente quella mattina i piani della mamma. Ma quali sarebbero stati questi programmi così irrinunciabili al punto da scatenare la presunta furia omicida? Questo i giudici non lo scrivono. Si presume che la donna si fosse fatta bella forse per vedere qualcuno, ma chi?

Veronica ha sempre escluso l’esistenza di un amante dinanzi al marito Davide Stival, anche nell’unico faccia a faccia tra i due nel carcere di Agrigento, dove la donna è rinchiusa e guardata a vista. La Panarello avrebbe più volte scosso la testa leggendo avidamente quelle 109 pagine di motivazioni, e alla fine avrebbe ripetuto la stessa frase di sempre: «Sono innocente, mio figlio l’ha ucciso qualcun altro». Ma la donna, oltre a professarsi innocente, non ha mai offerto agli inquirenti una pista alternativa su cui indagare, una serie di nomi di presunti sospetti che potessero in qualche modo scagionarla. Un paio di sospettati ci sono, è vero, ma non sarebbero stati individuati di certo grazie a Veronica.

Intanto il già citato marito Davide Stival è intenzionato a mantenere le distanze già prese dopo il colloquio in carcere, anche alla luce delle motivazioni depositate dal riesame e che si basano in larga parte sulle dichiarazioni contraddittorie della donna rispetto a quanto emerge dalle immagini delle 41 telecamere di sicurezza pubbliche e private del «grande fratello» di Santa Croce.

L’avvocato Villardita valuterà nelle prossime ore il ricorso in Cassazione, che, allo stato dei fatti, potrebbe sortire lo stesso risultato ottenuto con il riesame, se non muta il quadro probatorio a difesa della sua assistita. In altre parole, per sperare in una scarcerazione, occorrerebbe presentare prove oggettive a discolpa della Panarello e che, allo stato, sembrano proprio inesistenti.

LE MOTIVAZIONI DEL RIESAME: "LUCIDA ASSASSINA"
Si complica maledettamente la già difficile situazione di Veronica Panarello, ora additata senza mezzi termini anche dai giudici del riesame di Catania come una «Lucidissima assassina con una elevatissima capacità criminale» che ha ucciso il proprio bambino in un delitto d’impeto in preda all’esasperazione, dal momento che, quella mattina, Loris non volva staccarsi da lei. Pure per i magistrati etnei, quindi, la donna mente in modo spudorato. «L´evidenza delle immagini nitide, che più volte sono state visionate dal collegio, conclama il mendacio della Panarello»: così scrive il presidente estensore della quinta sezione del tribunale della libertà di Catania Maria Grazia Vagliasindi nelle motivazioni contenute in 109 pagine e con cui il 3 gennaio scorso è stata rigettata la richiesta di scarcerazione della donna 26enne.

Resta quindi in carcere la mamma di Andrea Loris Stival, il bambino di 8 anni ucciso il 29 novembre scorso a Santa Croce Camerina. Anche secondo i giudici etnei sarebbe stata la stessa Panarello a strangolare il figlioletto con una fascetta di plastica da elettricista, nascondendo il corpicino in fondo al canalone in aperta campagna, nei pressi del mulino vecchio e tentando in maniera maldestra di depistare le indagini, facendo credere all’esistenza di un fantomatico orco che avrebbe abusato e ucciso il piccolo.

I magistrati scrivono che «La ricostruzione accusatoria è ulteriormente confermata dal fatto oggettivo che Loris a scuola, la mattina del 29, non arriva mai. A ciò si aggiunge il dato narrativo, inedito nelle primissime dichiarazioni di giorno 29, relativo all’illogico rientro a casa della donna per sbrigare faccende domestiche nonostante il ravvicinato appuntamento al castello di Donnafugata delle 9.30 per il corso di cucina». Nella visione dei giudici del riesame «L´indagata descrive percorsi illogici e mente spudoratamente per accreditare una normale quotidianità sconfessata dalle sue artificiose ricostruzioni».

Si legge ancora nelle motivazioni che «Tutte le versioni della Panarello sono dense, così come rettamente dedotto dall’accusa, di incongruenze, menzogne e ricordi postumi». Anche sulle fascette consegnate alle maestre due giorni dopo il delitto, che sarebbero compatibili con quelle utilizzate per strangolare Loris, i giudici scrivono che «L´iniziativa è da ritenersi dolosamente preordinata a liberarsi del macigno accusatorio della disponibilità del reperto».

Per i giudici quella mattina "L’indagata ha agito in preda a uno stato passionale momentaneo di rabbia incontenibile per il fallimento del piano mattutino che, evidentemente, quel giorno non prevedeva l´ingombrante presenza del suo primogenito. Il delitto – si continua a leggere nelle motivazioni – è verosimilmente propiziato da una circostanza occasionale, ovvero la discussione con Loris, che, quella mattina, sconvolgendo i piani della stessa Veronica Panarello, vuole rimanere con la mamma, incuriosito dal suo look esteticamente curato per andare al corso di cucina a Donnafugata».

L’assenza di prove certe porta il tribunale a ritenere che «La donna, esasperata dal comportamento del figlio, sia rientrata in casa per controllarlo, e, in preda a un’incontenibile impulsiva furia aggressiva, abbia soppresso il bambino stringendogli al collo un cappio con le fascette che aveva a portata di mano e poi legandogli i polsi nell´immediatezza del soffocamento, verosimilmente per simulare un omicidio a sfondo sessuale con sevizie, ad opere di un estraneo.

I successivi spostamenti in auto paleserebbero queste visione d’insieme. Insomma, il «grande fratello» di Santa Croce, ovvero le 41 telecamere di sicurezza pubbliche e private che hanno ripreso Veronica Panarello in quasi tutti i suoi spostamenti di quella fatidica mattina, sembrano per il momento sufficienti ad inchiodare la donna come l’assassina del suo stesso figlio. La pensa almeno così il riesame, secondo cui «Veronica Panarello possiede la capacità elaborativa di una pronta strategia manipolatoria associata ad una insospettabile tenuta psicologica che supportano il giudizio di elevatissima capacità criminale».

Per i giudici etnei «La donna, con agghiacciante indifferenza, ha agito da lucidissima assassina, manifestando una pronta reazione al delitto di cui si è resa responsabile con la volontà di organizzare l’apparente rapimento del figlio Loris, mantenendo una assoluta glacialità nell’ordire la simulazione di un sequestro a scopo sessuale e una impressionante determinazione nel liberarsi del cadavere del figlio, scaraventandolo nel canalone per lucidamente occultare le prove del crimine. E’ evidente – concludono i giudici – il rischio di inquinamento probatorio per la necessità di preservare le indagini dal concreto rischio di contaminazione di cui l’indagata potrebbe rendersi artefice».

Così dunque i giudici etnei nelle motivazioni sulla conferma dell’arresto della donna e secondo cui «Sussiste il rischio di recidivanza perché ha dimostrato una odiosissima crudeltà e assenza di pietà nel delitto, con una totale incapacità di controllo della furia omicidiaria».

SI ATTENDE LA CONTROMOSSA DELLA DIFESA: "RESTIAMO SERENI"
Si attende adesso la contromossa della difesa Di Veronica Panarello. E’ a questo punto probabile che il suo avvocato di fiducia Francesco Villardita decida di ricorrere in Cassazione dopo aver studiato attentamente le motivazioni del tribunale della libertà di Catania. Sentito al telefono, l’avvocato ha preferito non commentare a caldo. Il penalista, però, adesso punta tutto sull’assenza (o quasi) del movente, evidenziando come il quadro accusatorio a carico della sua assistita continui ad essere solo meramente indiziario. «Niente di nuovo – dice Villardita – e se hanno confermato l´ordinanza era chiaro che non avevano condiviso i punti della difesa. Restiamo sereni – conclude il penalista – aspettiamo di leggere le 109 pagine e poi valuteremo con calma come agire, anche su un eventuale ricorso».

Diventa a questo punto molto probabile anche l’incidente probatorio su tutte quelle immagini, nitide e non, che hanno «incastrato» la Panarello, guardata a vista dalle guardie carcerarie, con la sola tv in cella che le fa da finestra sul mondo e che più volte si è rivelata essere l’unico strumento per la donna affinché si rendesse conto di come si evolveva l’intricata vicenda.

GLI "ENIGMI" DI FACEBOOK E WHATSAPP
Anche per i giudici del riesame è l’unica assassina di Loris, ma Veronica Panarello si è sempre proclamata innocente e continua a farlo ancora adesso. La donna ripete come un mantra: «Quella mattina ho accompagnato Loris a scuola, cercate il vero colpevole». Una versione dei fatti che non ha mai persuaso del tutto il marito Davide Stival, che, dopo un unico incontro in carcere ad Agrigento nel corso del quale sperava di sentirsi pronunciare dalla moglie parole mai dette sull’omicidio del figlio, aveva preso di nuovo le distanze. Il sospetto è sempre stato rivolto ad un presunto amante, di cui la donna ha sempre negato l’esistenza. Epperò emerge in queste ore un nuovo dato che rende ancora più torbida la posizione della donna: quest’ultima possedeva due profili su Facebook, uno con un nome fittizio e l’altro a lei riconducibile. Proprio quest’ultimo profilo è stato cancellato dalla donna la vigilia del delitto, per poi essere riaperto sul social network il primo dicembre, quando Loris era ormai morto da oltre 48 ore. Perché?

Le risposte potrebbero arrivare assieme agli altri dati richiesti dagli investigatori ai gestori esteri del servizio di messaggistica istantanea «WhatsApp», utilizzato quella mattina dalla donna per comunicare con soggetti, che, probabilmente, potevano essere al corrente del delitto. Intanto ancora nessun punto fermo dalla procura iblea sulla chiusura delle indagini: si punta su un paio di complici che avrebbero aiutato la donna nel delitto, quasi certamente nella fase dell’occultamento del cadavere. Tramonta quasi del tutto ogni speranza residua di ritrovare lo zainetto giallo e blu con la scritta «Toy story» appartenuto al bimbo e che potrebbe contenere la fascetta utilizzata per strangolarlo e altri elementi decisivi per la chiave del delitto, che, è bene ricordarlo, resta ancora senza un movente.

Nell’ipotesi più accreditata, lo zainetto potrebbe essere andato distrutto da un inceneritore dopo essere finito nella discarica di Cava dei Modicani a Ragusa. Appare difatti probabile che la Panarello, o chi per lei, se ne sia liberata gettandolo nei cassonetti della spazzatura ricadenti nel territorio del comune di Ragusa, dove l’immondizia non è stata bloccata e passata al setaccio come invece accaduto a Santa Croce. Nulla di sostanziale è emerso dagli interrogatori che in questi ultimi giorni si sono succeduti da parte degli inquirenti a carico degli inquilini dello stabile di tre piani dove si sarebbe consumato il delitto ma dove nessuno avrebbe visto o sentito nulla.

Una circostanza che appare quantomeno improbabile, visto che il bambino potrebbe aver gridato nell’opporre resistenza al suo assassino, che, peraltro, sarebbe riuscito pure a trasportare indisturbato il corpo a spalla dal terzo piano, dove è ubicato l’appartamento degli Stival, fin nel garage. Per ben cinque ore è stato riascoltato Davide Stival, per far luce sul rapporto familiare intercorrente tra lui e la moglie e tra quest’ultima e i figlioletti. Come accennato, non è emerso niente di nuovo, e difatti le indagini proseguono ancora.


AL DI QUA (E NON DI LA´) DI OGNI RAGIONEVOLE DUBBIO
05/02/2015 | 21.02.47
marcotullio

E´ impressionante il tono perentorio con cui si esprime l´estensore del provvedimento della Corte d´Appello, come se avesse assistito personalmente al delitto, mentre ci troviamo di fronte ad un impianto accusatorio che fa acqua da tutte le parti. Manca, in primo luogo, il movente, a meno di voler credere che il bambino sia stato soppresso per coprire un amante, come se - coi tempi che corrono - lasciare un marito e prendersi un altro fosse un problema tale da giustificare un simile orribile delitto. Assurda poi è l´ipotesi della reiterazione del delitto (cioè uccidere l´altro figlio!) che giustificherebbe la permanenza della donna in carcere, in attesa del giudizio, anzitutto perché basterebbe mettere al sicuro l´altro bambino e poi perché è ipotesi del tutto inverosimile. A fronte della debolezza dell´accusa, che si basa esclusivamente su labili registrazioni video, si contrappone la tenace, incrollabile rivendicazione dell´innocenza dell´indagata: persona definita di personalità fragile, ma qui sembrerebbe proprio il contrario! Secondo la ricostruzione della Corte, la donna avrebbe tutto premeditato e progettato, compresa la messa in scena della falsa violenza sessuale, come se l´esame autoptico non dovesse essere destinato a smentirla, come infatti è accaduto immediatamente. Come si fa, in queste condizioni, ad esprimersi con tale violenza? La Corte non ha esaminato la sussistenza delle tre cause che escludono la concessione della libertà provvisoria, ma ha indebitamente emesso (a priori) una sentenza di condanna ´al di là di ogni ragionevole dubbio´!


05/02/2015 | 9.50.03
rosalba

stamattina è uscita la notizia che in quella casa c´erano sempre urla, insomma era un inferno.
Come mai quella mattina c´era assoluto silenzio?
Credo che tutti siamo bravi a giudicare gli altri.
Si dovrebbe indagare anche su chi fa di queste affermazioni, io credo nella completa innocenza di Veronica e nell´accanimento da parte della Procura di inventare prove che non esistono pur di renderla colpevole, perché fino ad ora non c´è nessuna prova ma tutte supposizioni. Credo che allo stato di fatto sarebbe troppo umiliante ed una sconfitta per la Procura affermare di avere sbagliato su tutto!
La giustizia italiana lascia molto a desiderare!