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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:44 - Lettori online 1243
SANTA CROCE CAMERINA - 24/01/2015
Cronache - La lettera dai toni duri che la donna ha scritto al padre Francesco

Veronica Panarello: "Questa è la giustizia italiana"

Ma a che punto sono le indagini? Il riserbo si è fatto ancora più fitto Foto Corrierediragusa.it

Pesano come macigni le parole di Veronica Panarello (foto) contenute in una lettera scritta dalla sua cella nel carcere di Agrigento e dai toni decisamente duri. Una missiva indirizzata al padre Francesco e resa pubblica da «Quarto grado» in cui la stessa mamma 26enne, accusata di aver ucciso suo figlio Loris di 8 anni, critica apertamente la giustizia italiana. «Hanno arrestato una innocente – scrive in maniera diretta la donna – e non hanno ancora trovato il vero colpevole». Ma a questo proposito, a che punto sono le indagini? Il riserbo si è fatto ancora più fitto e nessuna indiscrezione filtra più dagli ambienti giudiziari, ma la sensazione è che in qualche modo il cerchio dovrà pur chiudersi entro la fine della prossima settimana, quando è previsto quel colpo di scena che era stato paventato qualche giorno addietro sul reale ruolo di almeno un paio di persone nella vicenda. Potrebbe trattarsi di uno sviluppo eclatante, della chiave di volta nell’epilogo delle indagini che affiancherebbe almeno un complice alla Panarello.

Un complice che sarebbe già stato identificato e di cui si starebbe valutando in che misura e secondo quali modalità abbia avuto a che fare nell’omicidio del bambino quella fatidica mattina del 29 novembre, quando il corpo venne trovato poche ore dopo in fondo al canalone vicino al mulino vecchio del «cacciatore» Orazio Fidone. Si tratta dell’ex dipendente Enel in pensione che resta indagato per il possesso non autorizzato di cartucce rinvenute dagli inquirenti a casa sua. Questo ipotetico complice avrebbe quantomeno istigato la mamma ad uccidere, ma non è escluso che possa aver anche avuto una parte attiva nel delitto, oltre alla fase dell’occultamento del corpo.

Questo nodo cruciale sarà sciolto entro una settimana al massimo. Intanto non si smette di cercare quello zainetto blu e giallo che Loris portava in spalla prima di essere ucciso. Quello zaino scomparso potrebbe contenere i tasselli che mancano nel puzzle, fornendo anche l’indicazione del movente dell’omicidio. Tornando alla toccante lettera di Veronica, la donna scrive ancora: «In cella non mi manca nulla di materiale, ma solo le persone a me più care. Non vorrei trovarmi qui, perché amare i propri figli e il proprio marito non è reato.

La mamma di un compagno di Loris mi ha mandato delle foto di una recita del mio angioletto: il mio cuore ha pianto tante lacrime di sangue. Sapere che non potrò più riabbracciarlo è devastante. In cella ho un’ottima compagnia, il Vangelo, e sono sicura che Dio mi aiuterà ad affrontare le giornate, anche le più dure». Parole che arrivano dritte al cuore di chiunque le legge. La donna parla poi del marito Davide Stival, che, in più occasioni, ha ribadito di credere più agli inquirenti piuttosto che a lei stessa. «Non ho più le braccia di Davide che mi avvolgevano, facendomi sentire al sicuro. Ho solo le mie, di braccia, per lottare grazie anche al sostegno di chi crede nella mia innocenza.

Nei miei sogni vedo la mia adorata famiglia unita e felice. Vedo Loris e il fratellino che mi chiamano «mamma», quella parola che non sento pronunciare dallo scorso 8 dicembre (la data del fermo poi tramutato in arresto, n.d.r.)». La lettera, in verità, sfocia poi quasi nel melodrammatico: «Ogni volta non vorrei svegliarmi – si continua a leggere – perché la realtà è ben più dura, praticamente un incubo ad occhi aperti. Il dolore è tanto, mi hanno strappato il cuore e me lo hanno restituito tutto pieno di ferite. Non ho ammazzato Loris – conclude la missiva Veronica – ma l’ho amato immensamente, più della mia stessa vita».


Cosa dire?
24/01/2015 | 9.13.22
Giovanni

Francamente non so cosa pensare. I casi sono due: o gli inquirenti hanno preso un colossale abbaglio, oppure questa donna è una psicopatica grave, come Anna Maria Franzoni, che pure lei si è sempre dichiarata innocente.