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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:29 - Lettori online 780
SANTA CROCE CAMERINA - 06/01/2015
Cronache - E’ la prima volta che i 2 si incontrano dopo l’arresto della donna

Davide non crede a Veronica dopo incontro

Al termine dell’incontro l’uomo si è detto molto scosso e pare che creda più agli inquirenti che alla moglie Foto Corrierediragusa.it

Nel giorno dell´Epifania e per la prima volta da quando è stata arrestata, Davide Stival è andato a trovare nel carcere di Agrigento la moglie Veronica Panarello, accusata di avere ucciso il loro figlio Loris di 8 anni a Santa Croce Camerina. Come accennato, è la prima volta che la coppia si incontra da quando la donna è detenuta per omicidio volontario e occultamento di cadavere. Nei giorni scorsi il tribunale del riesame di Catania aveva respinto l’istanza di scarcerazione del legale della donna. La moglie aveva più volte implorato il marito ad andarla a trovare, ribadendo di essere innocente. Alla fine Davide Stival, pur addolorato e dilaniato da mille dubbi, è andato a trovare la moglie in carcere. Secondo quanto si è appreso, l’incontro si è svolto nella sala colloqui della casa circondariale di Agrigento e Davide Stival al termine si è detto molto scosso e non ha fatto sapere se e quando tornerà a trovare la moglie in carcere.

"Dici di essere innocente, ma le immagini delle telecamere dicono un´altra cosa". Sarebbe questa la contestazione mossa da Davide Stival alla moglie durante il colloquio nel carcere di Agrigento. L´incontro era stato organizzato da tempo in un giorno festivo per rimanere riservato. L´uomo, come accennato, si è detto "Scosso dal colloquio" che, al momento, "Non è previsto avrà un seguito". A quanto si è appreso Davide Stival crederebbe più agli inquirenti che alla moglie.

L´incontro si è concluso prima delle 14. Con Davide Stival c´era suo padre, Andrea, nonno di Loris. Anche lui ha presenziato al colloquio con Veronica Panarello. La donna continua a dichiararsi innocente, ma l´impianto probatorio nei suoi confronti, che ha portato all´ordine di custodia cautelare in carcere per omicidio aggravato e occultamento di cadavere, ha retto al vaglio del tribunale del riesame di Catania. Tra le altre cose, dopo la logica commozione per un incontro chiesto più volte, la Panarello avrebbe ripetuto al marito quanto dichiarato qualche giorno fa: "Io resto in carcere, ma Procura e investigatori vadano avanti e cerchino il vero colpevole, non si concentrino su di me che sono innocente".

Nella foto sopra di Sandro Catanese uno scosso Davide Stival mentre esce dal carcere di Agrigento dopo il colloquio con la moglie Veronica

LORIS COME YARA? IPOTESI "IGNOTO 1" SUL DNA
Si concentrerebbero sull’individuazione dell’ipotetico complice di Veronica Panarello le indagini sul delitto Loris che non si sono mai fermate e che proseguono anche dopo la riconferma del carcere da parte del riesame per la presunta assassina del bambino di 8 anni, ovvero la sua stessa madre, che, pure, si è sempre dichiarata innocente. Per mercoledì è stato convocato un ulteriore vertice in procura propedeutico ad un nuovo punto sulle indagini che hanno fatto seguito ai «gravi indizi di colpevolezza» a carico della Panarello e di cui hanno evidentemente tenuto conto anche i giudici del riesame, ritenendoli «Esistenti e concreti». Il programmato vertice tra le forze dell’ordine impegnate nelle indagini dovrebbe essere utile a determinare le nuove piste da seguire circa i tre scenari già ipotizzati dalla procura anche dopo l’arresto della Panarello, ovvero che la donna abbia agito da sola, o viceversa, che abbia avuto un complice che l’avrebbe aiutata a compiere il delitto o soltanto a nascondere il cadavere, portando il corpo di Loris nel canalone di scolo delle acque vicino al mulino vecchio.

Questo scenario lo si evince dai troppi punti oscuri che emergono dal racconto della donna su quella fatidica mattina del 29 novembre e che non coincide con quanto mostrato dalle telecamere di sicurezza di Santa Croce sui suoi spostamenti in auto e non solo. Indizi che indurrebbero gli inquirenti a propendere per la presenza di un secondo soggetto che avrebbe in qualche modo preso parte al delitto e che, per motivi ancora tutti da chiarire, Veronica starebbe coprendo. Così facendo, però, la donna resta al momento l’unica indagata per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dalla parentela e occultamento di cadavere.

Si ha come l’impressione che sia calato il silenzio sull’esito degli esami effettuati dal Ros, dallo Sco e dagli esperti della scientifica sulla «Volkswagen Polo» nera di Veronica, in casa Panarello, dove è ipotizzabile sia stato commesso l’omicidio, nel garage e sullo stesso corpicino del bambino, di cui si è saputo a denti stretti solo che «Nessun dato rilevante è venuto fuori dai frammenti di pelle trovati sotto le unghie», come dire che non si tratta comunque del dna di Veronica Panarello, quanto piuttosto di un non meglio specificato soggetto sulle cui tracce potrebbero essere gli investigatori. Un soggetto conosciuto da Loris e di cui si fidava, almeno fino a quando il bambino non ha cercato invano di difendersi dall’aggressione, graffiando chi si sarebbe poi trasformato da amico in carnefice.

Viceversa, se, come ipotizzato dalla procura, sia stata la mamma l’autrice materiale del delitto, un secondo soggetto avrebbe avuto parte attiva nel delitto, magari tenendo fermo il bambino oppure assistendo passivamente ai drammatici avvenimenti, o, in ultima ipotesi, intervenendo a cose fatte per aiutare l’assassino a liberarsi del corpo. Insomma, una sorta di «Ignoto 1», come nel famoso e altrettanto drammatico caso di Yara Gambirasio che ha poi portato all’individuazione di Massimo Giuseppe Bossetti come il «proprietario» del dna trovato sul corpo della ragazzina.

E a proposito della decisione di confermare la custodia cautelare in carcere per Veronica Panarello, va precisato che le motivazioni saranno depositate con buona probabilità entro un paio di settimane, ma pare proprio che, tra le altre cose, alla base della decisione dei giudici della quinta sezione del tribunale della libertà di Catania vi sia il serio rischio che la giovane mamma disperata possa fare del male a sé stessa e agli altri. Ed in effetti la vigilanza nel carcere di Agrigento dove la donna ha appreso sabato con disperazione della decisione del riesame in lasciarla in cella, è stata rafforzata, dal momento che l’incognita depressione è sempre dietro l’angolo e non va affatto sottovalutata, specie per chi in passato ha già messo in atto gesti di autolesionismo, come nel caso di Veronica. La donna, in regime carcerario di «media sicurezza», viene guardata a vista da più occhi di prima.

Le guardie carcerarie, i suoi «angeli custodi» che la seguono secondo dopo secondo, sono stati i primi ai quali la donna ha detto, con la voce rotta da un vortice di emozioni che spaziano dalla rabbia all’incredulità, di non sapersi spiegare perché nessuno le crede, perché la ritengono capace di aver ucciso a sangue freddo il suo stesso figlioletto addirittura strangolandolo con una fascetta di plastica stringi cavo. «Ero sicura che mi avrebbero fatto uscire, che mi avrebbero consentito almeno di poter piangere sulla tomba del mio piccolo Loris» avrebbe detto alle guardie carcerarie Veronica con gli occhi spalancati e umidi dopo aver appreso dalla tv che lei, quella cella, invece non la potrà lasciare tanto presto.

Una donna, che, dopo questa ennesima doccia gelata, sembra aver perso la forza e la volontà che l’avevano finora caratterizzata. Veronica appare adesso come una donna fragile, quasi svuotata di ogni forza, e per questo la sorveglianza è stata intensificata, onde prevenire eventuali atti insani. Quegli stessi gesti inconsulti che, forse, anche secondo i giudici potrebbe tentare una volta tornata libera. Una eventualità di cui la stessa donna pare essere consapevole, giustificandosi con parole che, in un modo o nell’altro, arrivano al cuore: «Non ho fatto del male al mio Loris e non ne potrei mai fare nemmeno al suo fratellino o a chiunque altro. Non sono un mostro». Già, ma allora chi è quel mostro? Se lo chiedono gli innocentisti, la cui schiera si infoltisce giorno dopo giorno anche sul web.

VERONICA: "SONO DELUSA, NESSUNO VUOLE CREDERMI"
«Sono delusa, non vogliono credermi». Queste le prime parole pronunciate in lacrime dalla cella nel carcere di Agrigento da Veronica Panarello dopo aver appreso della decisione del riesame di non restituirle la libertà. La più amara delle risposte giunta dopo ore di spasmodica attesa con il cuore in gola. Resta quindi dietro le sbarre la 26enne di Santa Croce Camerina accusata di aver ucciso il figlio Loris di 8 anni. Lo ha stabilito la quinta sezione del riesame di Catania al termine di una lunga camera di consiglio durata 23 ore, cominciata nella prima serata di venerdì e conclusasi nel pomeriggio di sabato.

«Esaminata la richiesta di annullamento degli arresti disposti per Veronica Panarello, conferma l’impugnata ordinanza, condanna la ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e si riserva il deposito delle motivazioni nei termini di legge». Così hanno scritto i giudici del tribunale della libertà di Catania, presidente Maria Grazia Vagliasindi, a latere Pietro Currò e Aurora Russo, che hanno depositato sabato soltanto il dispositivo, confermando l´ordinanza del gip di Ragusa e riservandosi di depositare le motivazioni entro un mese dalla sentenza, dopo avere di fatto rigettato la richiesta di annullamento dell´ordinanza di arresto.

Veronica Panarello è accusata di omicidio volontario aggravato dalla parentela e dalla crudeltà e occultamento di cadavere. Il padre acquisito Francesco Panarello aveva sperato nella scarcerazione della figlia, offrendosi di ospitarla in casa se le fosse stata restituita la libertà. L´uomo si era detto amareggiato del regime carcerario di Veronica ritenuto dall´uomo "Più duro di quello riservato agli indagati del 41 bis". L´avvocato di fiducia Francesco Villardita, che aveva presentato il ricorso per la scarcerazione della sua assistita ora rigettato dal riesame, valuterà l´opportunità di ricorrere in Cassazione.

La decisione dei giudici è arrivata dopo due udienze fiume a porte chiuse di 12 e 6 ore, rispettivamente la vigilia di capodanno e il 2 gennaio, e al termine di una lunga e travagliata camera di consiglio in cui si è lottato contro il tempo per visionare tutta l´ampia documentazione prima del termine ultimo per depositare l´ordinanza. Veronica Panarello si era fino all´ultimo proclamata innocente, manifestando il desiderio di potersi recare al cimitero per piangere sulla tomba del figlio. Andrea Loris fu trovato morto nel pomeriggio del 29 novembre in fondo ad un canalone nei pressi del mulino vecchio, tra le campagne di Santa Croce Camerina.

Dall´autopsia emerse che il bambino era stato strangolato con una fascetta di plastica stringi cavo e poi gettato in fin di vita nel canalone di scolo delle acque profondo tre metri. Per la procura di Ragusa era stata la donna a commettere l´omicidio, emettendo il provvedimento di fermo nella notte dopo il giorno dell´Immacolata, poi convalidato dal gip che aveva emesso l´ordinanza di mantenimento in carcere per la donna, ordinanza ora confermata anche dai giudici del riesame di Catania.

Veronica Panarello ha sempre detto di aver accompagnato a scuola il figlio quella fatidica mattina. Un racconto però che ha cozzato con le immagini delle 41 telecamere di sicurezza del paese che avevano ripreso la "Volkswagen Polo" nera della donna durante tutto il tragitto compiuto in quelle ore. L´auto fu ripresa pure a poca distanza dal luogo in cui giaceva il cadavere del bambino.

La "battaglia" in aula al riesame tra accusa e difesa si era giocata tutta sulla diversa chiave di lettura del quadro indiziario e sulle testimonianze raccolte dall´una e dall´altra parte. L´accusa ha sempre puntato sulle immagini delle telecamere di sicurezza che "Dimostrano senza dubbio che quel giorno la mamma non ha accompagnato il figlio a scuola", che "Non ha seguito lo stesso percorso dei giorni precedenti" e per "Due volte passa velocemente davanti alla strada del mulino vecchio, dove sei ore dopo fu trovato il corpo del bambino, dicendo che era transitata in auto nella zona per gettare la spazzatura, nonostante i tanti cassonetti vicino casa".

La donna ha sempre negato tutto, anche dopo aver visionato i video, sia al gip di Ragusa, che ne aveva ordinato l´arresto, che ai giudici del tribunale del riesame di Catania che hanno confermato l´ordinanza. La difesa aveva invece presentato un paio di nuovi testimoni a discolpa di Veronica Panarello, le cui dichiarazioni non sono state evidentemente ritenute convincenti dal tribunale della libertà.

L´AVVOCATO DI FIDUCIA: "NON ME LO ASPETTAVO"
«Francamente non me lo aspettavo ma 25 anni di carriera mi hanno insegnato ad accettare qualunque sentenza». Questo il commento a caldo dell’avvocato Francesco Villardita, legale di fiducia di Veronica Panarello, dopo aver appreso della decisione del riesame di lasciare in carcere la su assistita, rigettando il ricorso per la scarcerazione. «D’altronde – prosegue il penalista – ci troviamo ancora nella fase cautelare di un quadro meramente indiziario e quindi ancora ben lontana dai tre gradi di giudizio, dal momento che mancano i gravi indizi di colpevolezza, il movente e l’arma del delitto. Prima di valutare l’opportunità di ricorrere in Cassazione – conclude l’avvocato – voglio leggere attentamente le motivazioni dei giudici del tribunale della libertà».

Il marito di Veronica Panarello, Davide Stival, che non ha mai avuto contatti con la moglie dopo l’arresto, parla attraverso il suo avvocato di fiducia Daniele Scrofani: «Allo stato dei fatti – dice il legale – la decisione del riesame è per il mio assistito la conferma dell’ipotesi più dolorosa, ovvero la presunta colpevolezza della consorte». Davide Stival ha atteso la notizia in casa della madre, dove alloggia dall’arresto di Veronica per stare accanto al figlioletto di 4 anni. Sono stati gli stessi inquirenti ad informare il 30enne camionista della decisione del riesame tramite una telefonata.

«Non ho parole, non ho forze, mi viene solo da piangere – dice invece Francesco Panarello, padre acquisito di Veronica – avevo sperato nella scarcerazione perché mia figlia dovrà adesso continuare a resistere in un regime carcerario durissimo, come per quello del 41 bis». Dalla procura di Ragusa fanno invece sapere che «Le sentenze non si commentano e che le indagini sulla vicenda proseguono». E’ proprio quanto auspicato da Antonella Stival, prozia paterna di Veronica: «Siamo certi che la difesa riuscirà alla fine a dimostrare l’innocenza di mia nipote. Non è stata lei ad uccidere il piccolo Loris e il vero colpevole va cercato altrove perché è ancora a piede libero. Io pretendo certezze, non ipotesi – prosegue Antonella Stival – e tutte le chiacchiere che si stanno facendo mi disgustano. Io non ho mai detto di sapere chi sia stato a compiere questo atroce delitto, ho solo affermato, e continuerò a farlo, che fino a quando non ci sarà una prova concreta e schiacciante a carico di Veronica, sono e sarò convinta della sua innocenza».

Anche sulla pagina Facebook della comunità «Veronica è innocente», creata da chi sostiene l’innocenza della donna e che nel frattempo ha toccato i 2 mila «Mi piace», si susseguono in queste ore i commenti sulla decisione del riesame: «Veronica resta in carcere – si legge testualmente in un post – questa è la giustizia italiana. Oggi qualcuno riderà... La stessa persona che piangerà domani. Abbiamo perso una battaglia ma vinceremo la guerra. Veronica Panarello è innocente, noi lotteremo con te, sempre uniti. Sempre».


04/02/2015 | 13.03.31
rosalba

Non sono assolutamente d´accordo con la procura.Credo che navighi in alto mare e non ha alcun appiglio.
Non esiste una madre così come la descrivono loro, a meno che ne abbiamo esperienza personale o la loro mente sia così perversa.
Credo nell´assoluta innocenza di Veronica.
Penso sia sta solo una ragazzata finita male e qualcuno stà coprendo un giovane assassino, proprio come i gemellini di gravina. Io prego affinché la verità esca fuori e la povera Veronica possa piangere in pace suo figlio e avere giustizia per lui


Riflessioni sull´omicidio Loris Stival.
06/01/2015 | 18.16.09
Carmelo Marcello Lo Curto


Mi permetto di proporre alcune personali considerazioni, perché l´investigazione criminale deve essere affrontata seguendo il principio della: «freddezza e nessun pregiudizio, non trascurare nulla, non accettare i presupposti incerti, non dare nulla per scontato, valutare tutti i dettagli», questo a prescindere dalla colpevolezza o non della Signora Veronica Panarello, madre del piccolo di anni 8 Loris Stival, rinvenuto cadavere, in un canale di scolo, il 29.11.2014 in località Vecchio Mulino fuori periferia del Comune di Santa Croce Camerina (Ragusa) alle ore 16,55 circa da un presunto cacciatore del posto.
Premetto che la Panarello Veronica ha sicuramente prodotto e reso agli investigatori dichiarazioni contraddittorie, incoerenti e inconcruenti ma non si deve applicare l´errore di porre la conclusione preferita come presupposto oggettivo, cioè «Veronica mente quindi è colpevole» (si chiama errore logico della petizione di principio). Difatti, Veronica Panarello è colpevole se e solo se mente per depistare e coprire sé oppure altri, ed è innocente se e solo se mente perché ricorda male, causa lo stress, lo stato psichico sofferente e problematico e qualche ovvio senso di colpa.
Gli inquirenti hanno la certezza assoluta (ricavata dall´analisi dei video) che Veronica alle 8.30 sia uscita assieme ai due figli e che un minuto dopo Loris sia tornato a casa perchè «una sagoma compatibile con la fisionomia della vittima ricompare alla vista della telecamera che insiste sull´abitazione»; che Veronica alle 8.40 era presso la Ludoteca per lasciare Diego di tre anni; che alle 8.48 ritornava nei pressi dell´abitazione parcheggiando la vettura col dietro rivolto verso l´ingresso del garage condominiale, che entrava nel garage, apriva il portone basculante accendevo dal portone d´ingresso del condominio e risaliva in casa per uscire alle ore 9.24. 36 minuti di cronodinamica omicidiaria!
Questo significa che Veronica è tornata a casa convinta di trovarci Loris e fermamente decisa a ucciderlo e trasportarlo in macchina al Vecchio Mulino e che solo per tale motivo introduceva nel garage la Polo nera. Presupposto del ragionamento degli inquirenti è che la sagoma del video sia proprio Loris, per poi ipotizzare che la madre è entrata pronta a uccidere, è salita, ha chiuso la porta, ha stordito il figlio, gli ha legato i polsi con le cinghiette, gli ha posizionato l´altra cinghietta sotto il collo, ha infilato la linguetta nell´estremo con l´orlo ed ha strangolato il povero Loris tirando con forza e malvagità. Che poi ha tagliato le cinghiette dai polsi e dalla gola del piccolo, gli ha tolto gli slip, ha rivestito il corpicino, lo ha composto ed avvolto nel telo, per poi scendere, portarlo in garage usando stratagemmi di autosicurezza e metterlo in macchina. A proposito: alle 09:23 riceveva anche una telefonata dal marito Davide Stival.
Qualcosa non quadra: 36 minuti sono veramente pochi; Loris non poteva avere le chiavi di casa, la madre avrebbe pianificato sin da subito l´uccisione, il trasporto e l´alibi... Soprattutto non vi è certezza che la sagoma individuata dagli inquirenti sia Loris, che il luogo del delitto sia la casa di Veronica, che sia sempre la macchina di Veronica ad essere ripresa dalle videocamere... questo per cominciare!
Per quanto concerne poi lo zainetto scolastico del piccolo Loris Stival di colore (azzurro e giallo), mai ritrovato; bene cosa poteva contenere all´interno di così misterioso, a detta degli investigatori, se fosse stato rinvenuto? Personalmente direi niente, non avrebbe rivelato nessun segreto, almeno chè non sia stato usato il medesimo, attraverso le cinghiette attaccate allo stesso, simili con dentature alle fascette di plastica, per strangolarlo, allora si che in questo caso la sua sparizione sarebbe motivata.
Motivata dal presupposto che lo zainetto in questione, come del resto quasi tutti gli zainetti simili, dispongono di almeno 4 striscie di fascie leggermente dentate per la chiusura delle stesse, due anteriori e almeno altre due posteriori. Il sistema a dentatura presenti in queste fascie sui zainetti è appunto compatibile per specie e struttura a quelle di plastica blocca o stringi cavi, poiché la dislocazione dei denti è strutturata in senso inverso, come un ingranaggio meccanico che, una volta stretto si blocca automaticamente e, per aprirle bisogna allentare la chiusura di sicurezza.
Quindi la sua scomparsa potrebbe essere giustificata da parte di chi avrebbe prima commesso il crimine e poi far sparire dalla scena lo zainetto come arma del delitto? Questo potrebbe essere molto verosimile.


il colpevole e la vittima
05/01/2015 | 7.59.03
marcotullio

Se Veronica non è il colpevole, è la seconda vittima. Ma in tal caso il colpevole si sa.