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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:10 - Lettori online 846
SANTA CROCE CAMERINA - 31/12/2014
Cronache - Il riesame decide domani se annullare la decisione del gip di lasciare la donna in carcere

Potrebbe essere scarcerata venerdì la mamma di Loris

L’unico ad essersi recato in carcere a trovare la figlia è stato il padre acquisito Francesco Panarello, convinto dell’innocenza della figlia Foto Corrierediragusa.it

Domani i giudici del tribunale della libertà di Catania potrebbero annullare la decisione con cui il gip di Ragusa ha lasciato in carcere Veronica Panarello (foto), la madre 26enne accusata di aver ucciso il suo stesso figlioletto di otto anni strangolandolo con una fascetta di plastica stringi cavo e averne poi nascosto il corpo in fondo al canalone vicino al mulino vecchio. E’ durata circa dodici ore l’udienza al tribunale della libertà di Catania. Dopo la relazione letta dal presidente del tribunale, Maria Grazia Vagliasindi (a latere Pietro Currò e Aurora Russo), la mamma del piccolo Loris ha chiesto di fare dichiarazioni spontanee. Subito dopo ha parlato per circa quattro ore il suo difensore, Francesco Villardita, che ha illustrato «le numerose e rilevanti criticità – come le ha definite – del quadro accusatorio». Infine le replica dell´accusa.

Veronica Panarello era arrivata in mattinata, intorno alle 10, a bordo di un furgone blindato di colore blu. Tutta l’area di palazzo di Giustizia è stata interdetta ai cronisti e a nessuno è stato consentito di avvicinarsi all’aula «Serafino Famà», dove la donna è stata ascoltata. All’esterno sono filtrate pochissime dichiarazioni: «Eravamo una famiglia unita, non ho mai fatto del male ai miei figli. Amavo Andrea Loris» ha detto Veronica. Il giudice però non si è ancora pronunciato sull’eventuale scarcerazione della donna e ha fissato il proseguimento dell’udienza per venerdì mattina alle 10,30.

«Ogni volta che si studia un processo si trova sempre qualche criticità e ritengo che di criticità in questa vicenda processuale ne abbiamo trovate parecchie e anche, devo dire, rilevanti. Ora sarà il tribunale a decidere». Lo ha detto l’avvocato Francesco Villardita, legale di Veronica Panarello. «La mia linea difensiva – ha aggiunto Villardita – punterà sulla confutazione di tutti gli elementi che sono stati ritenuti gravi indizi di colpevolezza da parte del giudice e sarà supportata, oltre che da argomentazioni logico, giuridiche e di carattere empirico, anche da consulenze di esperti».

La donna, rinchiusa nel carcere di Agrigento, ha sempre rigettato strenuamente le agghiaccianti accuse di omicidio volontario aggravato dalla parentela e dalla crudeltà e occultamento di cadavere, proclamandosi innocente. Proprio alla luce di queste circostanze l’avvocato di fiducia Francesco Villardita ha presentato il ricorso al riesame senza proporre misure cautelari meno restrittive, come ad esempio gli arresti domiciliari, perché, secondo la strategia difensiva, la sua assistita deve stare o dentro o fuori, senza mezze misure.

Una scelta tanto drastica quanto coraggiosa, motivata «Dal quadro meramente indiziario a carico di Veronica Panarello – dice il penalista – basato quasi esclusivamente sulle immagini riprese dalla telecamere di sicurezza. Un quadro indiziario privo di testimoni oculari sugli spostamenti della mia assistita quella mattina del 29 novembre, senza movente e senza l’arma del delitto. Veronica prega molto e si dice fiduciosa sulla decisione imparziale di un organo terzo quale è il riesame. Nel caso riacquistasse la libertà, la mia assistita andrebbe subito al cimitero a trovare il figlioletto, piangendo sulla sua tomba». "Se mi restituiscono la libertà - ha detto la giovane mamma - correrò al cimitero per piangere sulla tomba del mio piccolo Loris".

L’avvocato Villardita preferisce ancora oggi non commentare la circostanza dell’assenza di dna di Veronica Panarello dai frammenti di pelle trovati sotto le unghie del piccolo Loris. «Comunque – dice il penalista – si tratterebbe di un dato che rende ancora meno credibile il quadro indiziario a carico della mia assistita, che non può essere l’assassino materiale dal quale il bambino si è evidentemente difeso mentre veniva strangolato». Il penalista ha trascorso questi giorni di festa lavorando in maniera febbrile alle memorie difensive, raccolte in un corposo fascicolo. Un lavoro meticoloso concluso in tempi record, tenuto anche conto della non trascurabile complessità.

La donna potrebbe tornare ad essere una persona libera, ma di certo non assieme alla famiglia del marito Davide Stival, di cui nessun componente si è fatto vivo da quando è stata arrestata, compreso il consorte. Gli appelli lanciati dalla donna sono caduti nel vuoto, dal momento che Davide Stival ha fatto sapere tramite il suo avvocato Daniele Scrofani di essere dilaniato da mille dubbi e di non sentirsi nelle condizioni di vedere la moglie.

L’unico ad essersi recato in carcere a trovare la figlia è stato il padre acquisito Francesco Panarello, convinto dell’innocenza della figlia. Di recente l’uomo ha sottolineato che «Il vero assassino è ancora a piede libero e va cercato e arrestato». Ma per la procura di Ragusa l’unica colpevole resta Veronica Panarello, e, nonostante abbia più volte fatto capolino l’ipotesi tutt’altro che peregrina di un complice, nessun altro nome è saltato fuori dalle indagini, che proseguono ancora oggi. Ora l’ultima parola spetta ai giudici del riesame. Almeno per il momento.

LA CRONISTORIA DELLA DRAMMATICA VICENDA
E’ già trascorso un mese da quel maledetto sabato 29 novembre. Alle 13 fu lanciato ufficialmente dalle forze dell’ordine l’appello per le ricerche dello scomparso Loris, che la madre sapeva a scuola ma dove invece non vi arrivò mai. Alle 16.50 le ricerche terminarono con la macabra scoperta del corpo senza vita in fondo al canalone vicino al mulino vecchio da parte del «cacciatore» Orazio Fidone. In serata fu per la prima volta ascoltata in questura la madre 26enne Veronica Panarello distrutta dal dolore. All’alba di domenica 30 arrivò da Roma, dove si trovava per lavoro, il marito di Veronica, l’autotrasportatore 30enne Davide Stival. I primi accertamenti dall’autopsia sul corpo di Loris rivelarono la morte per asfissia da strangolamento.

Tra la sera di lunedì primo dicembre e la mattina di martedì fu ascoltato per la prima volta Fidone, al quale furono poi sequestrati la jeep «Suzuki Vitara» bianca lasciata sul ciglio della strada con lo sportello lato guida aperto durante il ritrovamento del corpo di Loris, e i vestiti che l’uomo indossava quel giorno. L’uomo fu iscritto nel registro degli indagati per detenzione illegale di materiale esplosivo risalente alla seconda guerra mondiale detenuto in casa a Santa Croce. Mercoledì 3 dicembre saltarono fuori le prime immagini delle telecamere di sicurezza che evidenziarono le incongruenze delle deposizioni di Veronica. Il «cacciatore» rese noto il suo alibi per quel sabato mattina: era al mercatino di Vittoria con la moglie insegnante.

Sabato 6 dicembre spuntarono le altre immagini delle telecamere di sicurezza della stazione di servizio e di una ditta privata che collocarono la mattina di una settimana prima la «Polo» di Veronica a circa un chilometro dal punto esatto in cui il figlio giaceva senza vita. Lunedì 8 dicembre, giorno dell´Immacolata, gli ultimi eventi che portarono in procura Veronica Panarello dalla quale uscì in stato di fermo al termine di 6 ore di interrogatorio con le accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Una settimana dopo il gip convalidò il fermo.