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SANTA CROCE CAMERINA - 29/12/2014
Cronache - Intanto il nonno paterno si rivolge alla polizia postale per chiudere la pagina Facebook

Il padre di Veronica: "Mia figlia innocente"

Perché nessun altro papabile sospettato è saltato fuori nell’inchiesta, almeno in qualità di complice? Foto Corrierediragusa.it

«Loris era un bimbo diffidente, non si sarebbe lasciato avvicinare dal primo venuto. Non ho idea di chi gli abbia tolto la vita, ma ho due certezze: non è stata mia figlia Veronica e si tratta comunque di una persona che il piccolo conosceva». Granitiche le parole di Francesco Panarello dopo la visita di sabato scorso nel carcere di Agrigento alla mamma 26enne accusata di aver strangolato il figlioletto di 8 anni con una fascetta di plastica stringi cavo. Francesco Panarello appare sicuro di sé quando dichiara, lontano dai riflettori, che «L’assassino di Loris va cercato altrove perché è ancora a piede libero». Una tesi confortata dall’assenza di dna dai frammenti di pelle trovati sotto le unghie del bambino, e con buona probabilità appartenenti invece all’assassino materiale che ha strangolato il piccolo mentre cercava invano di difendersi, graffiando il suo assassino. Una circostanza che, purtroppo, nessuna telecamera ha potuto immortalare. L’assassino potrebbe essere una persona nota, oltre che alla piccola vittima, anche al resto della famiglia Stival, compresa Veronica. Ma se così fosse, perché nessun altro papabile sospettato è saltato fuori nell’inchiesta, almeno in qualità di complice di Veronica?

Il padre acquisito è l’unico a difenderla a spada tratta, andandola a trovare in carcere per portarle vestiti puliti, cibo, e, soprattutto, conforto. Quello stesso appoggio che Veronica continua ad anelare dal marito Davide Stival, che, tramite il suo avvocato, ha ribadito che per il momento non farà visita alla moglie. Evidentemente Davide continua a nutrire dubbi sempre più pesanti sulla colpevolezza della consorte nel delitto del figlio. Perplessità che invece non offuscano la mente di Francesco Panarello, strenuamente convinto dell’innocenza della figlia, innocenza più volte proclamata dalla donna dalle quattro mura delle spoglia e piccola cella dove è sorvegliata a vista 24 ore su 24. Veronica Panarello è dimagrita di parecchi chili, appare provata in viso e si sente frustrata dal blocco della corrispondenza in entrata e in uscita. Una decisione assunta non si sa da chi e per quale motivo. La donna ha confidato al padre che quelle lettere le tenevano in qualche modo un po’ di compagnia. Almeno quelle missive che non contenevano insulti o peggio.

Alla donna è vietato ogni contatto con il mondo esterno, internet compreso, dove spopola la comunità nata su Facebook e dall’emblematico nome «Veronica è innocente». Quella stessa pagina di cui ha chiesto l’oscuramento alla polizia postale Andrea Stival, il nonno paterno di Loris, che si è detto disturbato dal tenore di alcuni post e commenti sulla drammatica vicenda che presenta ancora troppi punti oscuri. E intanto cresce l’attesa per l’udienza di mercoledì al tribunale della libertà di Catania, nell’ambito di cui i giudici decideranno se annullare o meno l’ordinanza del gip di Ragusa che ha lasciato la donna in carcere.

I giudici del riesame dovranno decidere entro il 3 gennaio 2015, quando Veronica Panarello potrebbe riacquistare la libertà. L’avvocato di fiducia Francesco Villardita, che sta lavorando febbrilmente in queste ore per ultimare le memorie difensive, non ha presentato nessuna richiesta di ordinanze cautelari meno restrittive, compresi gli arresti domiciliari. O dentro o fuori, senza compromessi. Una linea difensiva basata «Su un quadro probatorio quasi del tutto indiziario e privo di movente o prove al di là di ogni ragionevole dubbio», ha più volte precisato il penalista, che si dice «Assolutamente fiducioso nel sereno e imparziale lavoro di valutazione di un organo terzo qual è il tribunale del riesame».

Nella foto Veronica e il figlio Loris