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SANTA CROCE CAMERINA - 25/12/2014
Cronache - L’avvocato Villardita si dice fiducioso sull’operato del tribunale della libertà

Mercoledì il riesame decide su Veronica

Il dna sotto le unghie della piccola vittima non è della madre: "Il vero colpevole marcisca a all’inferno", scrive Antonella Stival sul popolare social network Foto Corrierediragusa.it

E’ stata fissata per mercoledì 31 dicembre l’udienza al tribunale del riesame di Catania che fa seguito al ricorso presentato dal legale di fiducia di Veronica Panarello, l’avvocato Francesco Villardita, avverso la decisione del gip Claudio Maggioni di lasciare la donna in carcere. La mamma 26enne, come noto, è accusata di avere strangolato il figlio di 8 anni Andrea Loris Stival e di averne nascosto il corpo in fondo al canalone di tre metri vicino al mulino vecchio nelle campagne di Santa Croce. Sul destino della donna, che si è sempre proclamata innocente, si dovranno quindi pronunciare mercoledì prossimo i giudici del tribunale della libertà etneo, che decideranno se confermare la decisone del gip, oppure se rimetterla in libertà. L’avvocato Villadita si dice fiducioso anche sulla base «Di un quadro probatorio carente in quanto del tutto indiziario, privo pure del movente». L’avvocato attende gli atti per confutare la circostanza dell’assenza del dna di Veronica Panarello nei frammenti di pelle trovati sotto le unghie del piccolo Loris, ma parla già di «Una tesi accusatoria priva di credibilità».

SEMPRE PIU´ ADESIONI SU FACEBOOK ALLA COMUNITA´ "VERONICA E´ INNOCENTE"
Intanto si moltiplicano le adesioni alla comunità nata su Facebook «Veronica Panarello è innocente» (foto), che conta circa 800 «Mi piace» sul popolare social network. Sulla bacheca con il cielo sullo sfondo campeggia la scritta rossa «Veronica non sei sola». Tra i messaggi più emblematici quello di Antonella Stival, che scrive: «Veronica anche per me è innocente. Chi è il colpevole paghi marcendo all’inferno. Chi sa parli»... L’ipotesi di una seconda persona responsabile dell’omicidio del bambino prende sempre più corpo, e non è escluso che si tratti di un soggetto che possa aver materialmente ucciso Loris serrandogli al collo una fascetta di plastica stringi cavo, forse mentre il bambino lo graffiava nel vani tentativo di difendersi, stando alle scaglie di pelle trovate sotto le unghie e il cui dna non è della madre. In effetti Veronica Panarello sta cominciando a contare sul sostegno di tanti, dopo essere stata in un primo momento «Lasciata sola dal mondo intero», come ha mestamente detto lei stessa al suo avvocato dalla cella in cui si trova rinchiusa nel carcere di Agrigento, solo con un piccolo televisore da 16 pollici a farle compagnia.

IL MARITO DAVIDE SEMPRE PIU´ DILANIATO SI DEDICA AL FIGLIOLETTO DI 4 ANNI
Il marito Davide Stival, che si sta dedicando anima e corpo al figlioletto di 4 anni, ha confermato per il tramite del suo avvocato Daniele Scrofani che «Per il momento non andrà a trovare la moglie in carcere, sentendosi dilaniato tra quanto visto dalle immagini delle telecamere raccolte dagli inquirenti sugli spostamenti della moglie quella mattina del 29 novembre, e i sentimenti contrastanti verso la donna con cui è sposato da dieci anni». Intanto a Santa Croce si respira un’aria mesta e il Natale presenta un inevitabile retrogusto amaro. Il parroco della chiesa di San Giovanni Battista, dove sono stati celebrati i funerali del bimbo, si premura di dare forza i suoi fedeli che hanno affollato il tempio nel giorno della Natività: «Hanno detto che qui hanno ucciso Gesù Bambino, ma non è così. La tragedia del piccolo Loris – ha dichiarato il sacerdote nella sua omelia – ci deve far riflettere sui valori umani conducendoci verso la rinascita».

IL DNA SOTTO LE UNGHIE DI LORIS NON E´ DI VERONICA
Il dna sotto le unghie del piccolo Loris non è della sua mamma Veronica Panarello, in carcere con la terribile accusa di averlo ammazzato e averne nascosto il corpo. Questa conclusione la si evince dal «criptico» quanto laconico commento della procura sugli esiti delle analisi giunte dal Ris di Messina: «L’esame del dna non ha prodotto riscontri rilevanti». Il quesito sorge spontaneo: a chi appartengono quei frammenti di pelle sotto le unghie del bimbo di otto anni strangolato con una fascetta stringi cavo la mattina del 29 novembre? Di sicuro non è il dna della madre, perché se lo fosse, sfuggirebbe il motivo di tacere questo particolare, dal momento che la donna è in cella e non sussiste il pericolo di fuga. Allora, sulla scorta di questa ipotesi, appare plausibile che l’assassino materiale del bambino possa anche non essere stato la madre, come invece sostenuto dalla procura, ma qualcun altro, ovvero il «proprietario» dei frammenti di pelle ritrovati sotto le unghie del bambino e magari a suo tempo strappati al suo aggressore nel vano tentativo di difendersi. E allora l’ulteriore domanda è: di chi sono quei frammenti di pelle? Sono della stessa persona che poi ha gettato il corpo senza vita del bimbo in fondo al canalone vicino al mulino vecchio o no?

Il dna potrebbe a questo punto appartenere al fantomatico complice di cui noi per primi avevamo ipotizzato la possibile esistenza: ipotesi prima smentita e poi riaccreditata dalla procura, quella stessa procura che adesso bolla l’esame del dna come «Non rilevante». Eppure una rilevanza, questa prova, ce l’ha: rafforza la tesi della presenza di almeno una seconda persona mentre veniva commesso l’orrendo delitto. E magari si tratta della stessa persona che ha materialmente commesso l’omicidio.

Se fosse stata Veronica Panarello ad afferrare il suo bambino per soffocarlo con una fascetta stringi cavo, dopo averne utilizzata un’altra per immobilizzargli i polsi, non sarebbe stato ragionevole ipotizzare che quei frammenti di pelle sotto le unghie della piccola vittima dovevano essere suoi? E invece non è così.

Adesso si attendono le prossime mosse dell’avvocato difensore Francesco Villardita il quale, al telefono, ha dichiarato: «Di questa notizia non ho al momento riscontro negli atti processuali e la apprendo dai mezzi d’informazione. Se la circostanza dovesse essere confermata, allora quel quadro indiziario a carico della mamma di Loris, che a mio parere era già carente di suo, perde del tutto di credibilità». Questo sviluppo della controversa vicenda potrebbe essere tenuto nella debita considerazione dai giudici del tribunale della libertà di Catania, chiamati a decidere sul futuro della giovane mamma dopo il ricorso presentato dallo stesso legale avverso la decisione del gip di lasciarla in carcere, accogliendo la richiesta della procura.

E proprio dalla sua cella della casa circondariale di Agrigento, la 26enne, distrutta dal dolore e dall’ulteriore fardello di essere stata abbandonata dalla maggior parte dei suoi familiari, proclama la sua innocenza. Quella stessa mamma alla quale è stato non solo impedito di prendere parte ai funerali del figlio, ma anche di poter almeno essere presente alla tumulazione, anche solo per baciare la piccola bara bianca che conteneva il corpo di quel bimbo che l’accusano di aver ucciso, sulla base di prove indiziarie e in assenza di un movente e della stessa arma del delitto. I giudici del riesame si pronunceranno verosimilmente nei primi giorni del 2015.

Intanto il marito Davide Stival ha fatto sapere, per il tramite dell’avvocato di fiducia Daniele Scrofani, che «Per il momento non si sente di vedere la moglie». Lo stesso legale precisa: «In un futuro non troppo lontano il mio cliente potrebbe avvertire il bisogno di un confronto a quattr’occhi con la consorte e, quel giorno, non sarebbe da biasimare né tantomeno condannare, tenuto conto dell’inferno che sta passando».

E proprio per venire incontro agli Stival, il sindaco di Vittoria si è offerto di trovare un posto di lavoro a Davide, nei limiti di quanto previsto dalla legge, per consentirgli di stare accanto al figlioletto di 4 anni e non fargli mancare la figura paterna, dal momento che la sua professioni si autotrasportatore lo porta molto spesso lontano da casa per parecchi giorni.

IL DOLORE DI UNA MAMMA, I DUBBI DI UN MARITO CHE NON SA A CHI CREDERE
«Siamo sposati da ben dieci anni e ancora non mi conosci davvero? Come puoi nutrire dubbi sulla mia colpevolezza nell’omicidio di nostro figlio»? Sono queste le accorate domande che Veronica Panarello rivolge nel suo secondo appello al marito Davide Stival dal carcere di Agrigento, dov’è stata trasferita sabato scorso dalla sezione femminile della casa circondariale di piazza Lanza a Catania. Veronica parla ancora attraverso il suo legale di fiducia Francesco Villardita, il quale lascia emergere tutto il dramma interiore di Veronica, che fa da contraltare ai dubbi che stanno divorando il marito. Perché Davide Stival, anche se libero, non se la sta di certo passando meglio della consorte, sulla quale pende la terribile accusa di aver ucciso il figlio Loris di 8 anni e di averne nascosto il corpo in fondo a quel canalone vicino al mulino vecchio. Davide Stival è diviso tra la proclamazione di innocenza della moglie e le incongruenze delle sue dichiarazioni messe in luce dalle immagini delle telecamere di sicurezza che hanno in pratica documentato tutti gli spostamenti della donna in quella fatidica mattina del 29 novembre.

«Se non scopro al più preso la verità su quanto è realmente accaduto – ha riferito Davide Stival al suo avvocato di fiducia Daniele Scrofani – rischio di impazzire». Ma nel frattempo Davide non vede e non sente la moglie dal giorno del fermo, e anche questo secondo appello di Veronica affinché il marito vada a trovarla in carcere per parlarle guardandola negli occhi rischia di cadere nel vuoto. «La mia assistita non cambia di una virgola la sua versione dei fatti – dice l’avvocato Villardita – e alla luce di ciò ho già avanzato richiesta di scarcerazione al tribunale della libertà, che avrà dieci giorni di tempo per esaminare gli atti che saranno chiesti alla procura di Ragusa, e quindi decidere sul futuro di una mamma determinata a lottare fino in fondo per dimostrare la sua innocenza, sebbene distrutta dall’agonia per la perdita di un figlio, e dall’ulteriore dolore di non essere creduta da chi in questo momento vorrebbe al suo fianco.

Veronica – aggiunge il penalista – non ha potuto vedere nemmeno in tv le immagini del funerale di Loris. Ha preso troppo male la circostanza che il suo cuore di fiori non sia stato fatto entrare in chiesa, anche se il marito ha poi detto di non essersi nemmeno accorto della composizione floreale e che non è stata una sua scelta lasciarla fuori dalla chiesa, essendo entrato da una porta laterale per evitare la folla. Veronica – prosegue l’avvocato – è stata comunque in parte rincuorata dalla gradita visita in carcere del padre Francesco, unico componente della famiglia Panarello ammesso alla camera ardente di Loris. E’ stato un incontro dolcissimo tra padre e figlia».

L’avvocato Villardita precisa infine che pur non avendo ritenuto opportuno che la donna non prendesse parte alle esequie, aveva avanzato richiesta affinché potesse comunque essere presente alla tumulazione, che però, è avvenuta lo stesso giorno dei funerali invece che quello successivo, com’era stato deciso in origine. La richiesta in questo senso dunque era arrivata fuori tempo massimo. Questa circostanza ha turbato la giovane mamma, che voleva almeno baciare la piccola bara bianca del figlioletto di cui la procura l’accusa essere l’assassina materiale «solo sulla base – conclude Villardita – di un quadro meramente indiziario dove mancano il movente e le prove oggettive».


GLI INDIZI E LA PROVA
23/12/2014 | 12.21.28
marcotullio

Finora c´erano solo indizi, ora c´è una prova; ma è una prova contraria alla tesi accusatoria. Forse il GIP ha detto qualche parole di troppo nel decreto di conferma del provvedimento di custodia cautelare in carcere...