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SANTA CROCE CAMERINA - 22/12/2014
Cronache - La giovane mamma parla dal carcere di Agrigento tramite il suo legale di fiducia

Davide, il padre di Loris: "Se non scopro la verità rischio di impazzire". Veronica implora: "Sono tua moglie da 10 anni"

Ma nel frattempo Davide Stival non vede e non sente la moglie dal giorno del fermo, e anche questo secondo appello di Veronica affinché il marito vada a trovarla in carcere per parlarle guardandola negli occhi rischia di cadere nel vuoto Foto Corrierediragusa.it

«Siamo sposati da ben dieci anni e ancora non mi conosci davvero? Come puoi nutrire dubbi sulla mia colpevolezza nell’omicidio di nostro figlio»? Sono queste le accorate domande che Veronica Panarello rivolge nel suo secondo appello al marito Davide Stival dal carcere di Agrigento, dov’è stata trasferita sabato scorso dalla sezione femminile della casa circondariale di piazza Lanza a Catania. Veronica parla ancora attraverso il suo legale di fiducia Francesco Villardita, il quale lascia emergere tutto il dramma interiore di Veronica, che fa da contraltare ai dubbi che stanno divorando il marito. Perché Davide Stival, anche se libero, non se la sta di certo passando meglio della consorte, sulla quale pende la terribile accusa di aver ucciso il figlio Loris di 8 anni e di averne nascosto il corpo in fondo a quel canalone vicino al mulino vecchio. Davide Stival è diviso tra la proclamazione di innocenza della moglie e le incongruenze delle sue dichiarazioni messe in luce dalle immagini delle telecamere di sicurezza che hanno in pratica documentato tutti gli spostamenti della donna in quella fatidica mattina del 29 novembre.

«Se non scopro al più preso la verità su quanto è realmente accaduto – ha riferito Davide Stival al suo avvocato di fiducia Daniele Scrofani – rischio di impazzire». Ma nel frattempo Davide non vede e non sente la moglie dal giorno del fermo, e anche questo secondo appello di Veronica affinché il marito vada a trovarla in carcere per parlarle guardandola negli occhi rischia di cadere nel vuoto. «La mia assistita non cambia di una virgola la sua versione dei fatti – dice l’avvocato Villardita – e alla luce di ciò ho già avanzato richiesta di scarcerazione al tribunale della libertà, che avrà dieci giorni di tempo per esaminare gli atti che saranno chiesti alla procura di Ragusa, e quindi decidere sul futuro di una mamma determinata a lottare fino in fondo per dimostrare la sua innocenza, sebbene distrutta dall’agonia per la perdita di un figlio, e dall’ulteriore dolore di non essere creduta da chi in questo momento vorrebbe al suo fianco.

Veronica – aggiunge il penalista – non ha potuto vedere nemmeno in tv le immagini del funerale di Loris. Ha preso troppo male la circostanza che il suo cuore di fiori non sia stato fatto entrare in chiesa, anche se il marito ha poi detto di non essersi nemmeno accorto della composizione floreale e che non è stata una sua scelta lasciarla fuori dalla chiesa, essendo entrato da una porta laterale per evitare la folla. Veronica – prosegue l’avvocato – è stata comunque in parte rincuorata dalla gradita visita in carcere del padre Francesco, unico componente della famiglia Panarello ammesso alla camera ardente di Loris. E’ stato un incontro dolcissimo tra padre e figlia».

L’avvocato Villardita precisa infine che pur non avendo ritenuto opportuno che la donna non prendesse parte alle esequie, aveva avanzato richiesta affinché potesse comunque essere presente alla tumulazione, che però, è avvenuta lo stesso giorno dei funerali invece che quello successivo, com’era stato deciso in origine. La richiesta in questo senso dunque era arrivata fuori tempo massimo. Questa circostanza ha turbato la giovane mamma, che voleva almeno baciare la piccola bara bianca del figlioletto di cui la procura l’accusa essere l’assassina materiale «solo sulla base – conclude Villardita – di un quadro meramente indiziario dove mancano il movente e le prove oggettive».

E proprio queste ultime dovrebbero giungere in settimana, al termine degli esami complessi effettuati dal Ris di Messina. L’attesa è in particolare rivolta ai frammenti di pelle trovati sotto le unghie di Loris e il cui dna dovrebbe indicare il soggetto che ha materialmente strangolato il bambino con la fascetta di plastica stringi cavo, utilizzandone un’altra per legargli i polsi e immobilizzarlo.