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SANTA CROCE CAMERINA - 13/12/2014
Cronache - Confermato l’incidente probatorio sulle immagini che hanno «incastrato» la giovane mamma

Ricorso al riesame per Veronica in carcere

Per l’avvocato Villardita "C’è in gioco la vita di una persona che non deve essere condannata anzitempo dall’opinione pubblica e che ha diritto alla presunzione d’innocenza fino all’ultimo grado di giudizio" Foto Corrierediragusa.it

Resta rinchiusa in una cella di isolamento della sezione femminile del carcere di piazza Lanza a Catania Veronica Panarello, la mamma 25enne accusata di aver ucciso il figlio Andrea Loris. «La vettura della donna il 29 novembre scorso risulta essere passata per due volte dal mulino vecchio, la zona dove poche ore dopo è stato ritrovato il corpo senza vita del bambino di 8 anni». E’ questo il passaggio fondamentale che inchioda la mamma 25enne per omicidio aggravato dalla crudeltà e dal vincolo di parentela e occultamento di cadavere e che ha indotto il gip del tribunale di Ragusa a convalidare il fermo della procura, emettendo contestualmente una ordinanza di custodia cautelare in carcere per scongiurare pericoli di fuga e inquinamento di prove, dal momento che le indagini sono ancora in corso. Poco prima delle 19 di ieri, a distanza di quasi 24 ore dal lungo interrogatorio in cui la donna aveva ancora una volta proclamato in lacrime la sua innocenza, il gip ha sciolto la riserva, decidendo di lasciarla in cella, perché «Risulta compatibile la ricostruzione dell´accusa sull’omicidio di Loris Stival fatta dai magistrati.

Da questa ricostruzione video – scrive il gip – si evince più volte che Veronica Panarello non si è trovata dove diceva di essere, mentre risulta provato che nello stesso tempo era altrove». Dalle immagini e da alcune testimonianze compatibili con la ricostruzione video, emergerebbero in tutta la loro gravità le incongruenze macroscopiche delle dichiarazioni rese più volte dall’indagata e messe a verbale su quanto effettivamente avvenuto in quelle ore cruciali del mattino di sabato 29 novembre. Desta parecchi sospetti sulle responsabilità della giovane mamma nel delitto del figlio, come accennato, la presenza della sua «Polo» nera quel sabato mattina non una, ma ben due volte a poche centinaia di metri dal canalone a ridosso del canneto nei pressi del mulino vecchio dove il «cacciatore» Orazio Fidone troverà circa sette ore dopo il corpo del bambino.

Questa circostanza è il fulcro dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Maggioni, che, per analizzare tutta la documentazione probante raccolta dagli investigatori, si è preso quasi tutte le 48 ore di tempo a disposizione per decidere alla fine di lasciare la donna in carcere.

L’avvocato difensore Francesco Villardita ha preso atto di quanto disposto dal gip e, astenendosi da ogni commento nel merito, ha annunciato che ricorrerà subito al tribunale del riesame di Catania avverso questa decisione, confermando l’incidente probatorio sulle immagini che hanno «incastrato» la sua assistita ed escludendo al momento una perizia psichiatrica per accertare una eventuale semi infermità mentale. «Dobbiamo prima fugare ogni dubbio su questa vicenda, dal momento che risulta ancora ignoto il movente che avrebbe spinto la mia assistita a commettere il reato di cui viene ritenuta responsabile – dichiara il penalista – e non risulta certo il luogo stesso un cui questo delitto sarebbe stato commesso. Andrò dunque avanti con le mie indagini – conclude il legale – esortando ancora una volta chi ha visto qualcosa o possa sapere qualche dettaglio utile a farsi avanti, perché c’è in gioco la vita di una persona che non deve essere condannata anzitempo dall’opinione pubblica e che ha diritto alla presunzione d’innocenza fino all’ultimo grado di giudizio».

Pare che la donna, dopo aver appreso la decisione del giudice, sia scoppiata a piangere. Oltre al movente, come accennato, non è ancora del tutto chiaro oltre ogni ragionevole dubbio dove Loris sia stato strangolato: a casa, nel garage o altrove. Per l’accusa il delitto sarebbe stato commesso presumibilmente a casa dalla stessa madre, che si sarebbe poi liberata dei vestiti del bambino sporchi di sangue e di altre liquidi organici, riponendo poi tutto in uno o due sacchi della spazzatura di cui si è poi liberata assieme allo zaino blu e giallo di Loris di cui non si è mai avuta traccia dopo la scomparsa del bimbo.

Sempre la madre, secondo la tesi accusatoria, avrebbe caricato il bambino in fin di vita sulla «Polo», dopo averla parcheggiata in garage per poter entrare e uscire dalla palazzina senza essere vista dalla porta comunicante, e averlo quindi gettato in fondo al canalone profondo tre metri vicino al mulino vecchio. Resta ipotizzabile la tesi di un presunto complice che possa aver preso parte in qualche modo al delitto, ammesso che Veronica c’entri qualcosa o stia coprendo qualcuno. Per quanto riguarda la bufala del secondo telefonino, si tratta semplicemente di un dispositivo che la Panarello aveva prestato tempo fa ad un’amica residente a Gela per un breve periodo di tempo e del quale la stessa indagata aveva riferito agli investigatori. Lo smartphone è nelle mani degli investigatori che dovranno accertare il traffico telefonico e il suo contenuto in memoria: audio, video e foto.

Intanto spunta un’altra testimonianza a favore di Veronica: «Non mi ha mai dato l´impressione di essere una persona debole di mente, ma piuttosto una donna normalissima, lucida e molto attaccata ai suoi figli». A parlare è Giuseppe Brullo, medico di Veronica Panarello, il quale ha aggiunto: «Non mi sembra affatto una donna capace di una cosa del genere».

Nella foto l´avvocato Villardita con Veronica Panarello, il marito Davide Stival un´altra parente