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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 9:49 - Lettori online 669
SANTA CROCE CAMERINA - 12/12/2014
Cronache - Convalidato il fermo dal giudice per le indagini preliminari Claudio Maggioni

Resta in carcere Veronica Panarello: lo ha deciso il gip. "Troppe immagini smentiscono la donna accusata di aver ucciso il figlio Andrea Loris"

E’ "compatibile la ricostruzione dell’accusa" sull’omicidio di Loris Stival fatta dai magistrati Foto Corrierediragusa.it

Resta in carcere Veronica Panarello, la 25enne accusata di aver ucciso il figlio Loris di 8 anni (foto). Il gip di Ragusa Claudio Maggioni ha infatti convalidato il fermo ed emesso un´ordinanza di custodia cautelare in carcere. E´ "compatibile la ricostruzione dell´accusa" sull´omicidio di Loris Stival fatta dai magistrati. Lo scrive il gip di Ragusa nell´ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di Veronica Panarello. "Non si è trovata dove diceva di essere ed è provato che nello stesso tempo era altrove», scrive il gip sulle ´bugie´ di veronica Panarello nella sua ricostruzione della mattinata del 29 novembre scorso quando è stato ucciso suo figlio Loris di otto anni.

La vettura di Veronica il 29 novembre scorso risulta "essere passata per due volte dal mulino vecchio", la zona dove è stato ritrovato il corpo del bambino. Lo scrive sempre il gip nell´ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio aggravato e occultamento di cadavere.

LA DIFESA STRENUA DI VERONICA
Sguardo nel vuoto e quasi assente, voce bassa, colorito pallido e occhi scavati: appare così Veronica Panarello (foto) quando implora il magistrato: «Signor giudice mi creda, non sono stata io». La giovane mamma rivolto in lacrime questa frase al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Ragusa Claudio Maggioni nel corso dell’interrogatorio di garanzia svoltosi ieri pomeriggio nel carcere di piazza Lanza a Catania, in cui ha risposto a tutte le domande. Ora è quindi tutto nelle mani del gip che dovrà decidere entro stasera sul destino di Veronica, la mamma 25enne accusata di aver ucciso il figlio di 8 anni Loris e di averne nascosto il corpo. Ieri è durato quasi 4 ore l’interrogatorio per la convalida del fermo della donna, che ha già trascorso tre notti in una cella d’isolamento, guardata a vista. Il gip ha sentito Veronica alla presenza del sostituto procuratore Marco Rota e del legale dell’indagata, l´avvocato Francesco Villardita. La mamma 25enne ha risposto a tutte le domande del magistrato, difendendosi come fatto finora e rigettando strenuamente ogni accusa.

L´ULTIMA "PUNTATA" DEL GIALLO: IL CELLULARE "NASCOSTO"
La donna ha negato di aver mai posseduto o addirittura nascosto un secondo cellulare contenente video e foto del figlio Loris, «Ho un solo cellulare e l’ho consegnato spontaneamente agli investigatori prima ancora di essere fermata», ha detto la donna al gip, confermando l’originaria versione di aver accompagnato a scuola quel fatidico sabato 29 novembre il figlio Loris.

Intanto gli investigatori hanno acquisito il cellulare di un´amica di Veronica Panarello che quest´ultima avrebbe avuto per alcuni giorni in uso e poi restituito. A rivelare di aver usufruito di quel telefonino è stata la stessa mamma di Loris parlando con gli investigatori. Accertamenti sull´apparato telefonico sono in corso per verificare i giorni in cui Veronica Panarello lo ha avuto in uso e a chi ha telefonato. Intanto la polizia postale di Catania ha già eseguito controlli su uno smartphone che era in uso al piccolo Loris.

LE FASCETTE RESTITUITE
«Ho dato le fascette alle maestre per dare un contributo all´accertamento della verità», ha ribadito la donna al gip, spiegando così la consegna delle fascette di plastica, che potrebbero compatibili con quelle utilizzate per uccidere il bambino, alle due maestre che si erano recate a casa Stival per porgerle le condoglianze dopo il ritrovamento del corpo del bimbo.

Nessun tentennamento nemmeno durante la visione del video di circa 40 minuti che mostra il montaggio cronologico e temporale delle immagini delle telecamere si sicurezza, circa una ventina, la cui qualità è definita «ottima» da chi indaga e che ripercorre il percorso compiuto dalla donna in auto durante quella mattina. Partendo dai tracciati di «Google Earth», il sistema satellitare di Google, gli investigatori hanno sostituito le immagini provenienti dal satellite con quelle delle telecamere di Santa Croce Camerina: un lavoro che ha richiesto giorni ma che, una volta completato, ha consentito a chi indaga di avere chiaro il «film» di quella mattina. Veronica viene infatti seguita dalle telecamere per quasi un’ora e mezza, da poco dopo le 8.30 a pochi minuti prima delle 10. Si tratta dell’arco di tempo in cui Veronica dice, secondo gli investigatori, «un sacco di bugie». La donna, anche al termine della visione del video, ha illustrato la sua versione dei fatti in maniera lucida e, pure mantenendo lo sguardo talvolta perso nel vuoto, non si è mai contraddetta, come ha tenuto a precisare l’avvocato Villardita.

«La signora ha risposto a tutte le domande senza alcun tipo di cedimento – evidenzia il legale – riconfermando integralmente la stessa versione dei fatti che è stata data in questi giorni a investigatori e magistrati. Non è mai caduta in nessuna contraddizione, nonostante fosse abbastanza provata, spiegando tutto ciò che doveva spiegare senza nessun tipo di problema. La mia assistita – conclude l’avvocato – ha manifestato la propria disponibilità a collaborare con la magistratura e ha reso un pieno ed ampio interrogatorio». Intanto un altro elemento interessante sarebbe invece emerso dall’analisi dei tabulati e delle celle telefoniche: il telefonino di Veronica risulterebbe senza campo per una decina di minuti tra le 8.49 e le 9.25, vale a dire in quei 36 minuti in cui, secondo la ricostruzione degli inquirenti, viene ucciso Loris. L’ipotesi investigativa è che quei dieci minuti siano quelli trascorsi dalla donna nel garage per mettere il corpo di Loris nell’auto e uscire senza esser vista da nessuno.

L’avvocato Villardita ha già annunciato che chiederà un incidente probatorio sulle telecamere, mentre non ha ancora deciso quale strategia adottare in merito ad una eventuale perizia psichiatrica sulla sua assistita. Nel caso fosse accertata la responsabilità della madre nell’omicidio, difatti, la donna potrebbe averlo commesso in un momento di follia. E quindi potrebbe prefigurarsi una seminfermità mentale o, come è accaduto per Annamaria Franzoni del caso Cogne, l’ipotesi che Veronica Panarello possa avere ucciso e puoi rimosso dalla sua testa il delitto, proprio come sostenuto per la Franzoni, che ha in tal modo evitato l’ergastolo.

I PARENTI DI VERONICA: COSI´ VICINI, COSI´ LONTANI...
Parenti «serpenti», o quasi. La madre e la sorella di Veronica Panarello un giorno la inguaiano, e quello seguente quasi la «assolvono». Un turbinio di dichiarazioni contrastanti, talvolta addirittura contraddittorie, quelle rilasciate al telefono, al citofono, o lasciandosi inquadrare solo dalla cintola in giù, da parte delle due signore, che, con questo atteggiamento, non hanno fatto altro che ingenerare dubbi su dubbi circa la reale personalità della madre di Loris, che, colpevole o innocente che sia, sta comunque portandosi addosso tutto il doloroso fardello della morte di un figlio, cui si aggiunge il carico della terribile accusa d’essere stata lei stessa a strangolarlo, senza l’aiuto di nessuno.

Tutto il resto sono chiacchiere di paese, impressioni di parenti prossimi e familiari, testimonianze di vicini di casa presenti e passati che tratteggiano Veronica come una madre amorevole e piena di attenzioni verso i due figli, oppure come una «alienata» (aggettivo usato dalla madre e dalla sorella in una intercettazione telefonica) che si porta appresso il retaggio di una infanzia travagliata a causa del suo stesso carattere. Ma chi sia in realtà Veronica Panarello non si è finora potuto stabilire con certezza. La sua personalità è stata tratteggiata a denti stretti da troppe persone, a cominciare, come accennato, dalla madre e dalla sorella, rispettivamente Carmela Aguzza e Antonella Panarello, che, almeno su una circostanza, sono d’accordo: Veronica non ha potuto fare tutto da sola.

Qualcuno l’ha aiutata e forse, secondo madre e figlia, si tratta della stessa persona che la giovane mamma sta coprendo. «Mia figlia non mi vuole vedere perché mi odia – ha dichiarato a più riprese mamma Carmela ai cronisti – ma io le voglio bene anche se da ragazzina era scontrosa, problematica, difficile da gestire, al punto da aver rifiutato anche il sostegno di uno psicologo. Ma da qui a farla diventare un’assassina – ha aggiunto la Aguzza – ce ne corre. E chi meglio di una mamma può conoscere la propria figlia? L’ho cresciuta per 16 anni – precisa la Aguzza – e so di cosa parlo. Tutto il mondo ha abbandonato mia figlia, io no. Se lei ha bisogno di me – ha concluso la signora – io ci sono per qualunque cosa».

Decisamente meno «amorevoli» le dichiarazioni della sorella Antonella Panarello: «Da piccola Veronica aveva tutte le attenzioni per sé, guai se si sentiva messa in ombra: doveva essere sempre lei al centro del mondo, ma nonostante tutto è riuscita a rovinare la nostra famiglia a causa delle sue manie di persecuzione. Veronica conosceva benissimo la zona del mulino vecchio perché da piccola andava spesso lì a prendere l´acqua con mia madre e lì vicino ha tentato il suicidio. Anche adesso – dice la sorella – Veronica mi pare che reciti una parte, come quando è stata colta da malore, tanto che il marito Davide l’ha fatta sdraiare sul divano. Credo si sia trattato di una sceneggiata».

E poi l’ulteriore dichiarazione compromettente: «Mi risulta che Veronica aveva più utenze telefoniche. Ha detto di aver nascosto bene un cellulare che conteneva video e foto di Loris». Ma finora nessuno ha saputo o trovato un secondo telefonino. Parole e accuse dure come macigni che vengono poi in parte ridimensionate dal convincimento di Antonella comune a quello della madre: Veronica non potrebbe mai riuscire ad uccidere a sangue freddo nessuno, figuriamoci il suo stesso figlio. Quel figlio che Veronica aveva cercato con i carabinieri pure in casa della madre a Comiso, dove non si recava da mesi: «Me lo hai preso tu, Loris, restituiscimelo», avrebbe detto dinanzi ai militari, stando a quanto riferito da Carmela Aguzza. E l’unica ad essere finora stata in qualche modo coerente, almeno finora, è proprio la stessa Veronica, che, da quando è stata fermata per omicidio aggravato e occultamento di cadavere ha sempre ripetuto: «Sono innocente, cercate chi ha ucciso il mio Loris».

ANCORA TROPPE OMBRE NELL´INDAGINE PER OMICIDIO SENZA UN MOVENTE
A quattro giorni dal fermo di Veronica Panarello per omicidio aggravato e occultamento di cadavere mancano ancora il movente, l’arma del delitto (le famose fascette da elettricista) e le prove oggettive del dna (che dovrebbero essere disponibili a breve). Nonostante ciò, per gli inquirenti la donna resta l’unica responsabile della drammatica morte del figlio, strangolato con una fascetta di plastica. Ma alla ricostruzione, fotogramma per fotogramma, basata al 90% sulle immagini (in bassa risoluzione) acquisite dalle decine di telecamere di sicurezza sparse per Santa Croce, fanno da contraltare i troppi tasselli mancanti per comporre un puzzle che dia senso al più orrendo dei delitti.

La stessa ricostruzione degli inquirenti lascia difatti più di un dubbio: una persona lucida e che avrebbe agito con crudeltà, arrivando a strangolare il figlio, a liberarsi del corpo e delle prove (in primis l’introvabile zainetto) può poi commettere l’errore di non disfarsi pure di una confezione di fascette da elettricista aperta che tiene in casa, e consegnarla invece di sua volontà? Sarebbe un atteggiamento schizofrenico o conseguenza di una personalità dissociata. Ma nessuna perizia psichiatrica ha finora certificato che Veronica Panarello non abbia tutte le rotelle a posto.

Ma la pubblica accusa resta granitica nel suo convincimento basata sugli occhi elettronici che smentiscono in parte le deposizioni a verbale della giovane mamma: è stata lei ad uccidere il figlio e senza l’aiuto di nessuno. Immagini ed orari che hanno instillato qualche dubbio pure nel marito Davide Stival e nel nonno paterno Andrea. Eppure, quando è verosimilmente sceso dall’auto della madre per tornare a casa, Loris non sarebbe stato in possesso delle chiavi per accedere all’appartamento al terzo piano della palazzina di via Garibaldi. Il dato è emerso dalle ultime testimonianze dei parenti, compresa quella del padre di Loris, che si dice sicuro del fatto che il figlio non poteva avere le chiavi. Ma allora com’è entrato in casa il bambino, semmai vi sia entrato davvero?

O le chiavi sarebbero state consegnate quella mattina stessa al bambino da Veronica, che si è poi fatta aprire al suo ritorno, oppure qualcun altro era già in casa, mentre la mamma era fuori in macchina per accompagnare l’altro figlio di 4 anni all’asilo. In alternativa, se nell’appartamento non ci fosse stato nessuno e le chiavi sarebbero rimaste alla madre, che le avrebbe poi usate per aprire la porta di casa, Loris potrebbe essersene andato in giro, cadendo nella rete di un’altra, ipotetica persona che potrebbe avere a che fare con l’omicidio.

Quest’ultima circostanza risulterebbe plausibile se si dovesse prendere per buona la ritrattazione della vigilessa cui Veronica Panarello ha sempre fatto riferimento affermando di aver accompagnato Loris a scuola quel sabato mattina. La vigilessa in questione, Giuseppa Schembari, ritrattando la testimonianza precedente aveva asserito che «La donna al volante della «Polo» era di sicuro la madre di Loris, ma non posso dichiarare con assoluta certezza che la circostanza fosse legata alla mattina della scomparsa del bambino».