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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 458
SANTA CROCE CAMERINA - 11/12/2014
Cronache - C’era una persona ad aspettare il bambino mentre la mamma non c’era?

Per Davide Stival il figlio Loris non aveva le chiavi di casa: come ha fatto ad entrarvi se non gli ha aperto qualcuno? Veronica al marito: "Stai con me"

Anche la madre della 25enne, la signora Carmela Aguzza, pur non nascondendo il rapporto conflittuale con la figlia, esclude che possa essere l’assassina di Loris Foto Corrierediragusa.it

Quando è verosimilmente sceso dall’auto della madre per tornare a casa, Loris non era in possesso delle chiavi per accedere all’appartamento al terzo piano della palazzina di via Garibaldi. E’ quanto emerge dalle ultime testimonianze dei parenti, compresa quella del padre Davide Stival, che si susseguono in queste ore a ritmo frenetico. Proprio il papà è sicuro che il figlio non poteva avere le chiavi. Ma allora com’è entrato in casa il bambino, semmai vi sia entrato davvero? Qualcuno era già all’interno, mentre la mamma Veronica Panarello era assente per accompagnare il fratellino all’asilo, e ha aperto la porta a Loris, oppure il bimbo è andato in giro, cadendo nella rete di una seconda persona che potrebbe avere a che fare con l’omicidio? Quest’ultima circostanza potrebbe risultare plausibile se si dovesse prendere per buona la ritrattazione della vigilessa cui Veronica Panarello ha sempre fatto riferimento affermando di aver accompagnato Loris a scuola quel sabato mattina: «Una vigilessa mi ha notato mentre ero al volante».

Ebbene adesso questa vigilessa, Giuseppa Schembari, che non aveva confermato la versione di Veronica, ci ripensa e dice che in effetti aveva visto quella «Polo» nera con la donna alla guida. «Rammento di aver notato la macchina di Veronica Panarello nei pressi della scuola di Loris il giorno della scomparsa del piccolo». È quanto aveva messo a verbale la vigilessa, che ora, risentita dagli investigatori, ha ritrattato, sostenendo che «La donna al volante della «Polo» era di sicuro la madre di Loris, ma non posso dichiarare con assoluta certezza che la circostanza fosse legata alla mattina della scomparsa del bambino». Insomma almeno una testimonianza, seppure abbastanza confusa sui tempi, a favore di Veronica, e che privilegia la tesi secondo cui il bambino, da scuola, si sia potuto allontanare a piedi.

Anche la madre della 25enne, la signora Carmela Aguzza, pur non nascondendo il rapporto conflittuale con la figlia, esclude che possa essere l’assassina di Loris: «Veronica – dice la donna, residente a Comiso – non può aver agito da sola, di sicuro copre qualcuno. È sempre stata una ragazzina irrequieta, viziata e bramosa di attenzioni, ma da qui a diventare un´assassina ce ne corre, e di questo sono certa, anche se non ci sentivamo da tempo prima che, in preda ad una comprensibile angoscia, mi accusasse di aver preso il suo bambino».

Intanto la giovane mamma, per la procura colpevole di omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela, ha trascorso in silenzio la seconda notte nel carcere di Catania. Un silenzio interrotto solo dalla sua proclamazione di innocenza, tra pianto e disperazione, e da un accorato appello al marito: «Mi mancano i miei figli, Loris e il più piccolo, che è solo a casa. Davide, non mi abbandonare anche tu, sono innocente». L’avvocato Francesco Villardita ha trovato la sua assistita comprensibilmente provata, ma lucida nell’affermare la sua versione dei fatti.

«Ha pianto, è stremata – dice il penalista – ma continua incessantemente a ripetere che è innocente e che quella mattina ha accompagnato il bambino a scuola. Su questo non ha assolutamente dubbi. Le ho detto di non piangere perché deve difendersi e io ho bisogno di una persona lucida per poter continuare nel mio mandato. Noi faremo indagini, ma dobbiamo necessariamente trovare testimoni che parlino. E quindi lancio un appello: se qualcuno sa, se qualcuno è in condizioni di testimoniare, io sono a disposizione. Che si faccia avanti. Questo è un appello che vi giunge dalla difesa – conclude l’avvocato – perché oggi non vi sono certezze e la signora potrebbe essere assolutamente innocente».

Sarà il gip a decidere se credere o meno alla giovane madre, nell’ambito dell’interrogatorio in carcere fissato per le prossime ore. Nel frattempo restano parecchi dubbi originati dai molti tasselli che mancano, a cominciare dal movente. L’accusa non spiega mai il perché questa madre abbia alzato la mano sul figlio indifeso, e molti dubbi sussistono pure sul luogo esatto dov’è stato commesso l’omicidio.

E poi che fine ha fatto lo zaino di Loris? Se fosse stata la madre a farlo sparire, perché non avrebbe dovuto fare la stessa cosa con le fascette, che costituiscono una prova ancor più compromettente, visto che sarebbero state usate per strangolare la vittima, invece di consegnarle alle maestre nel giorno in cui queste ultime le avevano reso visita per le condoglianze? Sarebbero queste le mosse maldestre di una assassina improvvisata, e non la strategia di una macchina di morte che, nella visione dell’accusa, avrebbe fatto tutto da sola senza l’aiuto di nessun’altra persona, liberandosi delle prove a carico e del corpo senza vita del figlio per poi recarsi tranquillamente al corso di cucina al castello di Donnafugata.

Decisamente più di una circostanza stride con la ricostruzione globale dei fatti, che si basa quasi del tutto, almeno per il momento, sui prove indiziarie ricavate in primis dalle immagini acquisite dalle telecamere di sicurezza sparse per Santa Croce e che non offrono immagini nitide che possano fugare ogni ragionevole dubbio.

Nella foto Veronica, Davide e Loris