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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:44 - Lettori online 926
SANTA CROCE CAMERINA - 10/12/2014
Cronache - La difesa è in possesso di nuove prove che scagionerebbero la giovane madre

Avvocato Villardita: "Indagini frettolose, Veronica non ha ucciso il figlio. Ho i testimoni". Prelevato il dna alla donna

Un’affermazione eclatante che rimette tutto in gioco, facendo cadere buona parte del castello accusatorio Foto Corrierediragusa.it

All’indomani del fermo della sua assistita Veronica Panarello, accusata di aver ucciso il figlio Loris (foto), l’avvocato difensore Francesco Villardita scompagina i tasselli di un puzze in verità ancora fin troppo nebuloso e quasi del tutto indiziario, dichiarando di essere in possesso di prove testimoniali inconfutabili che collocherebbero il bambino di 8 anni vicino alla scuola quella fatidica mattina del 29 novembre. Un’affermazione eclatante che rimette tutto in gioco, facendo cadere buona parte del castello accusatorio a carico di Veronica, le cui dichiarazioni verbalizzate sarebbero sempre state smentite dalle immagini acquisite dagli inquirenti tramite le 42 telecamere di sicurezza disseminate a Santa Croce.

«Ma chi ha detto che Loris è tornato subito a casa quella mattina? Da quel filmato visionato con la mia assistita – dice l’avvocato Villardita – non si riconosce nessuno all’interno della «Volkswagen Polo» nera. E adesso posso svelare che prove testimoniali piuttosto attendibili dimostrano che il bambino è stato accompagnato a scuola dalla madre, come ha sempre sostenuto la stessa Veronica». L’avvocato Francesco Villardita, che ha fin da subito sfoderato un atteggiamento cauto, quasi attendista, adesso va giù duro con gli inquirenti: «L’indagine che la procura di Ragusa ha affidato a polizia e carabinieri – dichiara il legale – è stata a dir poco frettolosa».

Villardita esprime le sue valutazioni al termine dell’interrogatorio della sua assistita di ieri in questura, che altro non è stato se non la prosecuzione del faccia a faccia tra la donna, il procuratore e il suo sostituto cominciato nella prima serata del giorno dell’Immacolata e conclusosi a notte fonda in procura. In entrambi gli interrogatori, durati complessivamente oltre 11 ore, la Panarello ha ribadito la sua innocenza, ripetendo che Loris era il suo bambino e mai e poi mai l’avrebbe ucciso.

«Veronica Panarello – aggiunge l’avvocato Villardita – ha ribadito la sua versione fornita il 29 novembre scorso sulla scomparsa del figlio, confermando fino in fondo la sua ricostruzione dei fatti. E’ stato un interrogatorio lungo al quale la mia cliente ha risposto punto su punto, rimanendo ferma sulle sue posizioni: lei è una madre distrutta dal dolore, una madre innocente, e ha confermato di aver portato il bambino a scuola e di essere andata poi a Donnafugata per seguire il corso di cucina dove anche lì è stata vista da parecchi testimoni che possono confermare la sua presenza. Alla luce di questi sviluppi – conclude l’avvocato – sono certo si potrà giungere in tempi ragionevoli alla verità, che non è quella palesata dall’impianto accusatorio imbastito dalla procura sulla base delle presunte incongruità che si evincerebbero dai filmati delle telecamere di sicurezza, che non offrono certezze assolute». E poi ancora buio assoluto sul movente e nessuna certezza assoluta sulla circostanza che il bambino sia stato ucciso in casa, nel garage o in qualche altro posto. E che fine ha fatto quel famoso zainetto blu e giallo? Troppe ancora le domande senza risposte.

Intanto ieri gli esperti della polizia scientifica hanno prelevato del dna da Veronica Panarello, per procedere a dei confronti comparativi con altri campioni isolati durante le indagini, in primis i frammenti di pelle che sarebbero stati trovati sotto le unghie del piccolo Loris, che, evidentemente, si sarebbe difeso prima di soccombere al suo assassino, che lo ha strangolato con una fascetta di plastica di quelle in uso agli elettricisti, dopo averne legato i polsi con una fascetta analoga.

E a questo proposito si registra un ulteriore colpo di scena, del tutto inatteso e per certi versi stucchevole, visto che la zona del ritrovamento del corpo di Loris, in contrada Mulino vecchio, era stata setacciata palmo a palmo dagli investigatori: è saltato invece fuori che intorno alle 13.30 di ieri l’inviato di "Chi l´ha visto?" Paolo Fattori ha rinvenuto una fascetta bianca da elettricista, parzialmente bruciata, proprio in quella zona, accanto ai fiori deposti in questi giorni dalle persone unite nel dolore della scomparsa del bimbo.

L’incredibile circostanza è confermata in una nota della trasmissione televisiva di Raitre. «Fattori – si legge – ha avvisato subito i carabinieri presenti che, pochi minuti dopo, hanno trovato un’altra fascetta nera poco distante, nei pressi del mulino vecchio. I militari – conclude la nota – hanno fotografato le fascette per un immediato riscontro da parte degli inquirenti».

La domanda sorge a questo punto spontanea: ma quelle fascette erano già lì e nessuno le aveva notate (e sarebbe una svista gravissima), oppure qualcuno le ha lasciate in un secondo tempo, come accaduto con gli slip fatti trovare a bella posta vicino alla scuola di Loris? Quegli slip non erano stati riconosciuti dalla madre di Loris come appartenuti al bambino il cui corpo, però, ne era privo. E queste fascette ritrovate sono forse quelle utilizzate per strangolare il bambino? Se dovesse emergere una conferma in questo senso, ci troveremmo di fronte ad un ulteriore, inquietante risvolto, visto che su quelle fascette potrebbe esserci il dna dell’assassino di Loris.

Intanto Veronica Panarello, dopo aver passato una notte insonne in una camera di sicurezza della questura di Ragusa in qualità di persona fermata per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere, ha trascorso la sua prima notte in carcere, rinchiusa da sola in una cella della sezione femminile del carcere di Piazza Lanza a Catania, guardata a vista. Su di lei dovrà adesso decidere il giudice per le indagini preliminari.

Entro le 48 ore dalla notifica del provvedimento basato sul pericolo di fuga dell’indagata, il pm dovrà chiedere al gip la convalida del fermo e, se ritiene, l’emissione di una misura cautelare, quasi certamente la custodia cautelare in carcere. Ricevuta la richiesta, il giudice avrà altre 48 ore di tempo per fissare la data dell’udienza di convalida, che si svolgerà in camera di consiglio con la partecipazione del difensore della persona fermata. Nel corso dell´udienza il pm indicherà i motivi del fermo e formulerà le richieste di misure cautelari.

Il gip interrogherà l’indagata e, conclusa l´udienza, potrà o convalidare il fermo ed emettere un´ordinanza che dispone una misura cautelare, oppure convalidare il fermo ma non disporre una misura cautelare e, di conseguenza, rimettere in libertà l’indagata. In alternativa il gip potrebbe anche non convalidare il fermo, perché eseguito in mancanza delle presupposti previsti dal codice, ma disporre ugualmente una misura cautelare o, infine, non convalidare il fermo ed ordinare la liberazione dell´indagata se non ravvisa gravi indizi di colpevolezza.