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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:45 - Lettori online 678
SANTA CROCE CAMERINA - 07/12/2014
Cronache - I segni delle fascette di plastica sul collo e sui polsi del bimbo: martedì i nomi dei responsabili?

Sarebbero almeno 2 gli autori del delitto di Andrea Loris che si coprono a vicenda: il bimbo si fidava perchè li conosceva entrambi, morendo strangolato

Pare che uno degli assassini trattenesse il piccolo, impedendogli ogni movimento, mentre l’altro gli serrava al collo la fascia di plastica a strozzo Foto Corrierediragusa.it

Sarebbero almeno due i colpevoli che si sono macchiati dell´omicidio del piccolo Andrea Loris, ed entrambi sarebbero state persone note al bambino. Loris in sostanza si fidava di questa coppia, senza immaginare di avere di fronte i suoi carnefici. I due soggetti su cui pesano parecchi indizi e alcune prove schiaccianti, e la cui identità dovrebbe essere svelata martedì prossimo, si sarebbero coperti a vicenda dopo aver strangolato il bambino con una fascetta di plastica, di quella in uso tra gli elettricisti, e averne gettato il corpo senza vita in fondo al canalone profondo 3 metri in contrada Mulino vecchio, dove poi è stato trovato dal "cacciatore" Orazio Fidone. Pare che uno degli assassini trattenesse il piccolo, impedendogli ogni movimento dopo avergli legato pure i polsi, presumibilmente con lo stesso tipo di fascette che ha lasciato segni simili a quelli trovati sul collo, serrato con la fascia di plastica a strozzo fino al soffocamento che ha provocato la morte per asfissia. Una fine atroce, quindi, quella fatta fare al bambino di otto anni da almeno un paio di persone che hanno agito con fredda e agghiacciante determinazione, non concedendo scampo al piccolo.

Non è escluso che sempre queste due persone abbiano poi tentato una sorta di depistaggio, facendo trovare gli slip da bambino vicino alla scuola di Loris per far credere che fossero suoi, al fine di indirizzare le indagini su un presunto caso di pedofilia da addebitare ad un fantomatico «orco» a piede libero. Non a caso il copro del bambino era vestito, ma senza le mutandine e con i pantaloni slacciati.

Intanto la madre Veronica Panarello, annientata dal dolore, si difende: «Io ho detto la verità, qui sono tutti contro di me». La donna si dice sotto assedio mentre si professa innocente e vittima di quanto accaduto. Mentre il cerchio delle indagini sulla morte del figlio pare stringersi attorno a lei, Veronica vive ore d´angoscia e disperazione. L’avvocato Francesco Villardita ricorda come la giovane mamma, malgrado su di lei aleggino non pochi dubbi, non risulta indagata, ma è piuttosto parte lesa. Da madre chiede che le venga restituito il corpo del figlio: «Perché non me lo ridanno – grida – rivoglio il mio bambino, voglio toccarlo, abbracciarlo». La 25enne non mangia, spesso si rinchiude in un ostinato mutismo, ed è apparsa poco interessata a ricostruire con esattezza l´accaduto, malgrado gli inquirenti sottolineino a più riprese incongruenze e presunte bugie nel suo racconto del giorno in cui Loris scomparve, venendo poi trovato senza vita da Orazio Fidone, che, in un recente colloquio con i giornalisti, ha lasciato intendere che tante sono ancora le cose da dire sulla drammatica vicenda, ma che le indagini hanno preso la piega giusta. Una frase che suona quasi sibillina. Intanto l’avvocato difensore Pietro Savà tiene a precisare che il suo assistito «Non è né un «orco», né uno «stregone». Il mio cliente – afferma l’avvocato – ha un alibi di ferro visto che diverse persone possono testimoniare che al momento del delitto era in un altro posto, per la precisione al mercatino del sabato di Vittoria, e lui non ha il dono dell´ubiquità».

Per quanto concerne il formidabile intuito dell’ex dipendente Enel in pensione nel trovare il corpo di Loris, il legale precisa che «Fidone non è andato a cercare il bambino direttamente al mulino vecchio, e non lo ha trovato subito, ma dopo diversi giri. Se qualcuno vuole criminalizzare l’intuito lo faccia, ma è sbagliato». Infine il legale conferma che Fidone «Non conosce né i genitori di Loris, né il bambino, ma soltanto il nonno paterno perché gli aveva fatto dei lavori da idraulico a casa». L´avvocato Savà ha precisato di avere rilasciato queste dichiarazioni a discolpa del suo assistito solo ora, e quindi dopo otto giorni di silenzio. «Per rispetto al dolore della famiglia e al lavoro delle istituzioni».

IL "GRANDE FRATELLO" DI SANTA CROCE
La "Polo" nera di Veronica Panarello, la 25enne mamma di Loris Stival il giorno della scomparsa del figlio non ha mai raggiunto la scuola del bambino di 8 anni, ma è ripresa mentre passa a 50 metri dalla strada che porta al Mulino Vecchio, dove lo stesso giorno, il 29 novembre, è poi trovato il cadavere del piccolo. E´ il ´grande fratello´ di Santa Croce Camerina, una quarantina di telecamere di sorveglianza sparse per il paese, a svelare i dettagli agli atti dell´inchiesta sulla morte di Loris Stival, strangolato con una fascetta di plastica e gettato in un canalone. Come il fatto che il bambino non arriva a scuola, ma torna a casa alle 8.32. Trascorsi 17 minuti, alle 8.49, rientra anche la madre, che esce nuovamente 36 minuti dopo, alle 9.25. L´analisi dei video delle telecamere di Santa Croce Camerina ricostruisce così la mattina della scomparsa del bambino, come registrato dalle telecamere di sorveglianza. Sono quattro quelle che ´guardano´ il tratto di strada indicato dalla madre nella sua ricostruzione. La donna ha raccontato di essere transitata da via Giacomo Matteotti, nei pressi della scuola e di aver lasciato il figlio a poche decine di metri dall´ingresso. Ma nessuna telecamera la riprende, mentre la vettura è visibile in immagini vicino alla ludoteca dove Veronica Panarello lascia il bambino più piccolo.

La mamma di Loris quindi ritorna a casa, dove resta 36 minuti. Madre e figlio sono quindi rimasti a casa insieme per oltre mezz´ora, dopo che entrambi erano usciti in macchina per poi rientrare separatamente. Veronica è dunque rimasta 36 minuti con il figlio, prima che del piccolo Loris si perdessero le tracce. Poi la donna esce di nuovo di casa, con destinazione Donnafugata dove deve partecipare a un corso di cucina, e l´auto è nuovamente ripresa dalle telecamere mentre transita a 50 metri dalla strada che porta a Mulino Vecchio, ma non si vede che direzione imbocca. A riprenderla è una telecamera di una stazione di carburanti: si vede l´auto "completare il curvone sulla sinistra, scomparendo dal campo visivo della telecamera". Una telecamera in ´controcampo´ di un´azienda privata riprende una vettura scura che si avvicina al Mulino Vecchio, ma la visione è sfocata e non permette alcuna identificazione.

Dalla visione delle videoriprese emergerebbe quello che secondo gli investigatori sarebbe un ´buco´ di 15 minuti. Una telecamera ha stabilito che la donna è uscita di casa alle 9.25. Per raggiungere la tenuta, hanno ricostruito gli investigatori, a un´andatura normale si impiegano circa 15 minuti. La donna, secondo questa stima, sarebbe dovuta arrivare al corso, che cominciava alle 9.30, non più tardi delle 9.40. La mamma di Loris, secondo un testimone, si presenta invece alle 9.55. E quando arriva fornisce una giustificazione che investigatori e magistrati definiscono ´non richiesta´: "scusate il ritardo - avrebbe detto la donna - ho avuto dei problemi".

A fare luce sul ´buco´ di 15 minuti non sarebbe servita la perizia eseguita sul Gps dell´antifurto satellitare che installato sulla "Polo", che non conterrebbe dati. Resta il mistero del quarto d´ora oscurato che dovrà essere risolto al più presto. Bisogna poi chiarire anche se c´è una connessione con il ritrovamento di tracce organiche, individuate col luminol e sottoposte a esame genetico, che sarebbero state individuate sulle forbicine trovate nell´abitazione di Loris Stival. Gli esperti sono anche al lavoro sulle fascette di plastica che Veronica Panarello due giorni dopo consegna alle due maestre del bambino che la vanno a trovare per farle le condoglianze: sarebbero infatti compatibili con quella utilizzata per strangolare il piccolo. "Il papà di Loris, su pressioni della mamma - ricostruisce una delle insegnanti, Teresa Iacona - ci ha dato una confezione, aperta, di fascette di plastica bianche, sostenendo che sarebbero dovute servire al bambino nei lavori in classe proprio il giorno in cui era scomparso. Siamo rimaste sorprese perché non avevamo mai chiesto di portarle. Le abbiamo consegnate in Questura".

Anche gli accertamenti medico legale non si fermano, come quelli su presunti segni sui polsi di Loris che sarebbero stati lasciati da fascette di plastica uguali a quella usata per strangolare il piccolo. La famiglia non commenta le indiscrezioni. E´ il loro legale, l´avvocato Francesco Villardita, uscendo da casa Stival, a farsi loro portavoce: "Le ricostruzioni non le voglio conoscere - afferma - fino a quando non abbiamo atti ufficiali non esistono". "In questo momento - replica ai giornalisti che gli chiedono delle presunte incongruenze nel racconto della sua assistita - non sono in grado di poter rispondere alle vostre domande perché non abbiamo comunicazioni in merito. La signora non è indagata, è parte lesa, ma anche se lo fosse non avremmo accesso agli atti: nulla cambia".