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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 953
SANTA CROCE CAMERINA - 04/12/2014
Cronache - Il riepilogo della situazione nelle parole della giovane madre

Il verbale firmato in questura dalla mamma di Loris: 3 incongruenze?

E intando il paese si ribella e difende la 25enne Foto Corrierediragusa.it

Sono almeno tre le cose che non tornano nel racconto che Veronica ha fatto agli inquirenti che stanno cercando di dare un volto all’assassino del piccolo Andrea Loris: tre «incongruenze» le definisce chi indaga, che pesano come un macigno sull´inchiesta e che ora la madre del bimbo dovrà chiarire se vuole cancellare i dubbi che si sono insinuati ora dopo ora in investigatori ed inquirenti. Veronica parla ufficialmente con polizia e carabinieri due volte: alle 20.30 di sabato 29 novembre, quattro ore dopo il ritrovamento di Loris nel fosso di Mulino Vecchio, e domenica 30, attorno alle 17. Entrambi i verbali sono redatti negli uffici della questura di Ragusa. E le versioni che mette a verbale sono piuttosto diverse l’una dall’altra, tant´è che i pm hanno deciso di farle ripercorrere, assieme agli investigatori, il percorso effettuato quella maledetta mattina di sabato.

LA DISTANZA DA SCUOLA
La prima delle 3 incongruenze riguarda il punto dove Loris è stato lasciato prima di andare a scuola. Con una doverosa premessa: secondo i video in possesso degli inquirenti, Loris nei pressi della scuola non è mai sceso,
tornando a casa con la mamma. «Come al solito - mette a verbale il 29 novembre Veronica Panarello - ho provveduto ad accompagnare mio figlio a scuola, ma siccome eravamo in ritardo e c´era traffico ho lasciato Loris a circa 500 metri dalla scuola». Il giorno dopo, però, dice un’altra cosa: »...oltrepassato l’ingresso della scuola, svoltavo a destra su via di Vittorio e mi sono fermata a poche decine di metri dall’ingresso della scuola, dove ho fatto scendere Loris». Anche sui momenti della scoperta della scomparsa di Loris, le versioni si discostano, pure se di poco. Nella prima Veronica dice infatti di aver «atteso l’uscita della classe di Loris» e di aver «parlato con i compagni di classe e le maestre, che mi hanno detto che Loris non era andato a scuola». Nella seconda versione le maestre scompaiono: «dopo aver parcheggiato nei pressi della scuola mi reco al cancello...assalita dal panico ho cercato aiuto nei vigili urbani, ho chiamato mio suocero, ho chiesto ai bambini e poi ho chiamato il 112».

IL SACCHETTO DEI RIFIUTI
Il secondo punto da chiarire riguarda invece un sacchetto della spazzatura che sarebbe stato gettato lungo la strada nei pressi di un supermercato, un punto distante un chilometro o poco più dal Mulino Vecchio. Di questa vicenda la donna ne parla soltanto nel verbale del 30 novembre mentre in quello del giorno prima non ne fa mai menzione. DiceVeronica: «...Dico a Loris di prendere due sacchetti della mondezza, ma lui ne prende solo uno. Partiamo in macchina verso la rotatoria dopo la Despar perché li ci sono dei cassonetti». In realtà, e questo lo direbbero le immagini registrate dalle
telecamere, il sacchetto non finirà nei cassonetti ma verrà gettato sul ciglio della strada. Poi l’auto di Veronica fa inversione di marcia e prende la direzione della scuola.

IL CORSO DI CUCINA
L’ultima delle presunte "bugie" riguarda la partecipazione al corso di cucina nella tenuta Donnafugata. Il 29 novembre la mamma di Loris racconta questa versione: »...dopo aver accompagnato» il figlio piccolo «alla ludoteca, sono andata al castello di Donnafugata dove sono rimasta fino a
mezzogiorno». Ma meno di 24 ore dopo mette a verbale tutt´altro: "Dopo aver lasciato il bambino» (sempre il figlio più piccolo, ndr) «sono tornata a casa per sbrigare delle faccende domestiche. Alle 9.15 sono uscita e sono andata al castello di Donnafugata, dove sono rimasta fino alle 11.45».

LORIS NON VOLEVA ANDARE A SCUOLA PERCHE´ LO PRENDEVANO IN GIRO
C´è poi un ulteriore elemento che Veronica Panarello fornisce e riguarda lo stato d’animo del piccolo Loris la mattina del giorno in cui è morto: elemento che gli investigatori ritengono molto interessante, perché potrebbe spiegare almeno in parte quello che si vede nei video registrati dalla telecamere. «Mio figlio - racconta la mamma il 29 novembre - non andava volentieri a scuola perché diceva che lo prendevano in giro. Da circa una settimana il bambino aveva manifestato l’intenzione di non andare più a scuola». Il giorno dopo, aggiunge: «avevo notato che il bambino, da una settimana a questa parte, era più nervoso del solito». E quel sabato mattina, il piccolo glielo disse proprio. «Loris - mette a verbale la donna - non voleva andare a scuola ma voleva venire con me al castello ma io gli dissi di no perché avevo il corso».

SANTA CROCE SI RIBELLA ALLA GOGNA MEDIATICA E DIFENDE VERONICA
Basta alla gogna mediatica. Tra bancarelle del mercatino settimanale e la piazza, Santa Croce Camerina si ribella: sì all’informazione, ma stop al "circo". E difende anche la mamma di Loris, la cui ricostruzione del giorno della scomparsa del bambino di 8 anni, avvenuta il 29 novembre scorso, è al centro dell’attenzione di investigatori e magistratura. «E´ una madre premurosa e iperprotettiva - dice di lei una vicina di casa - i figli sono la cosa più importante della sua vita, non voleva che nessuno li toccasse, figurarsi il resto». Il paese protegge i suoi abitanti: è abituato a includere, come dimostrano i cartelli in tre lingue - italiano, romeno e arabo - esposti davanti la chiesa di San Giovanni Battista. E per Santa Croce Camerina, lei, Veronica Panarello, 25 anni, è «innocente, fino a prova
contraria...». Tra le bancarelle del mercatino il tema è sfiorato dalla gente, nel tentativo di un ritorno alla normalità. Tra frutta verdura, vestiti e gadget elettronici di varia utilità, non lontano da serre dove si coltivano preziosi ortaggi, gli abitanti del paese del Ragusano preferiscono evitare il tema. "E´ una storia drammatica - conferma Giovanna, casalinga mentre sceglie della frutta - ma non è il nostro paese. Una madre ama i
figli, e basta. I giornalisti stanno dando un’immagine sbagliata della vicenda e del nostro paese». Un anziano chiede delle calze invernali: «servono a proteggerci dal freddo, anche se ancora la temperatura è mite, ma mi sembra che dal punto di vista mediatico il barometro segna già tempesta...». Il paese è cortese con i giornalisti, anche se l’essere al centro dell’attenzione per un fatto di cronaca nazionale, con telecamere in giro 24 ore su 24 ore ha sconvolto la routine della comunità, abituata a altri ritmi: quelli propri, ´biologicì li ha modificati, quelli dell’immagine li considera travolti senza ´rispettò. «Ho la sensazione - osserva il sindaco Franca Iurato - che si stia superando il limite: dico sì all’informazione, no al cannibalismo mediatico davanti ad un dramma che ancora non ha un colpevole». E invita i giornalisti a «non scadere nella morbosità nel diffondere notizie». «Quello che esce dalle informazioni - sottolinea la prima cittadina di Santa Croce Camerina - è il ritratto falsato del nostro paese: noi siamo una comunità laboriosa, che ha avuto sempre rispetto delle regole e delle persone. Lo abbiamo anche per i giornalisti che fanno il loro lavoro, purché stiano attenti a non superare il confine tra informazione e cannibalismo mediatico. Siamo certi - chiosa Franco Iurato - che la procura di Ragusa, aiutata dai migliori investigatori italiani, che sono arrivati qui, stanno lavorando bene. Lavorare bene: ecco, questo dobbiamo fare tutti».