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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:51 - Lettori online 419
SANTA CROCE CAMERINA - 04/12/2014
Cronache - Sono trascorsi già 6 giorni dall’omicidio e non c’è ancora un colpevole

Tutto quel che non torna sul caso Loris tra alibi tardivi, "indiscrezioni" di troppo degli inquirenti e contraddizioni

Solo gli inquirenti potranno fornire le risposte giuste. Ma il tempo stringe Foto Corrierediragusa.it

Il piccolo Andrea Loris è stato strangolato con una fascetta di plastica bianca, di quelle usate dagli elettricisti e che si possono acquistare in qualunque negozio di materiale elettrico per pochi euro. E’ questo l’unico punto fermo della giornata di ieri, che, a differenza di quanto ci si attendeva, non ha fatto registrare l’epilogo di questa drammatica vicenda che si trascina ormai da sei giorni, fitti di indagini, sopralluoghi, acquisizioni di materiale, audizioni, conferme, smentite, tensione e chi più ne ha più ne metta. E’ stato detto e scritto tutto e il contrario di tutto. Il verbale firmato ieri sera da Veronica Panarello in questura evidenzia almeno tre contraddizioni della madre del bambino rispetto alle precedenti dichiarazioni, ma il legale di famiglia resta granitico nel dichiarare: «La mia assistita ha sempre detto la verità e sta collaborando con gli inquirenti pur sentendosi distrutta, oltre che dalla immane perdita, anche dalla gogna mediatica».

Altro punto fermo della giornata di ieri è la visita degli specialisti dello Sco e della scientifica di Catania nella villetta estiva in uso alla famiglia Fidone, in contrada Passo di Scicli, a Donnalucata.

Intanto non si conosce ancora l’identità del cosiddetto soggetto «noto» (così è stato definito dalla procura) iscritto nel registro degli indagati che annovera, finora, solo Orazio Fidone, ma più che altro per la vicenda del possesso illegale di materiale esplosivo risalente alla seconda guerra mondiale che gli inquirenti gli hanno trovato in casa. E allora chi è l’indagato «noto», in complicità con ignoti, nell’inchiesta per omicidio volontario e sequestro di persona? Difficile dire se nelle prossime ore il velo sarà alzato su questo giallo, la cui soluzione sembrava già a portata di mano dallo scorso mercoledì. Ma così non è stato. Tra indagati, sospettati, parti lese e offese, si dice e non si dice, si è creata più confusione che altro. Un polverone mediatico, e non solo.

Da non sottovalutare gli alibi: mentre Orazio Fidone quel sabato mattino era al mercatino di Vittoria con la moglie, adesso è saltata fuori la novità che pure la madre di Loris era fuori paese, per l’esattezza al castello di Donnafugata per prendere parte ad un corso culinario incentrato sul famoso robot da cucina «Bimby». Ma perchè questi alibi non sono stati tirati fuori subito? Fidone lo ha reso noto mercoledì, la madre di Loris ieri, dopo un crescendo di informazioni più o meno fuorvianti stoppate dalla procura mercoledì, salvo poi farle riprendere poche ore dopo, appunto, con questi ultimi sviluppi saltati fuori in maniera «non ufficiale», a differenza di quanto era stato stabilito.

La sensazione percepita è che si stia procedendo, da parte degli investigatori, a compartimenti stagni su una vicenda che si è rivelata più complessa di quanto non si potesse immaginare in origine. Dall’ipotesi pedofilia scaturente dal presunto «mostro» ancora a piede libero che avrebbe abusato di Loris, i riflettori si sono man mano spostati all’ambito familiare, svelando, tra le altre cose, la fragilità di una madre ancora troppo giovane, che, stando a quanto si dice in paese, anni fa avrebbe tentato di togliersi la vita.

E poi, partendo dalla pista familiare e da quella fatidica mattina, ecco materializzarsi le incongruenze nel racconto della stessa madre su quei minuti topici per capire cosa sia successo al povero Andrea. Contraddizioni che, stando alla tesi difensiva, sarebbero determinate dal comprensibile stato d’animo della donna, non di certo da una precisa tendenza a mentire deliberatamente per coprire chissà chi o chissà cosa.

E sullo sfondo resta il «cacciatore», ovvero l’ex dipendente Enel in pensione che ha trovato per primo il corpo senza vita di Loris in fondo a quel canalone profondo tre metri a ridosso di un canneto in contrada Mulino Vecchio, nei pressi del fabbricato omonimo. Un uomo, che, al di là dell’intuito forse un po’ sospetto nel trovare a colpo sicuro il corpo, ha legami di conoscenza con la famiglia Stival, come peraltro normale in un paese di 8 mila anime.

Insomma, questi sono a tutt’oggi i tasselli di un puzzle ancora tutto da comporre per avere il quadro d’insieme. Senza dimenticare il movente: perchè il piccolo è stato ucciso? Forse ha visto qualcosa che non doveva vedere? Aveva scoperto qualche segreto che tale doveva rimanere? Solo gli inquirenti potranno fornire le risposte giuste. Ma il tempo stringe.

QUELLE FASCETTE SPUNTATE DAL NULLA E I SEGNI SUL COLLO "SCAMBIATI"
Come mai i segni di quella fascetta di plastica bianca di norma utilizzata dagli elettricisti per fissare cavi o altro non sono stati notati subito sul corpo di Andrea Loris? Com’è stato possibile scambiare il segno circolare e regolare (con tanto di zigrinature) che lascia una simile fascetta stretta sul collo di un bambino con i segni del tutto differenti che possono restare dopo un strangolamento a mani nude? Eppure è stata proprio quest’ultima ipotesi la prima ad emergere dall’autopsia eseguita domenica mattina. Perché solo quattro giorni dopo trapela la solita «indiscrezione» sullo strangolamento causato da questo accessorio da lavoro? E ancora, che fine ha fatto questa fascetta, che, peraltro, non si toglie più se non viene troncata con un paio di robuste forbici? Chi l’ha tagliata via dal collo del bambino? Tante, troppe domande ancora senza risposta, mentre lo «stillicidio» di informazioni più o meno ufficiose non si arresta, nonostante quanto era stato ribadito appena mercoledì sera dalla procura circa le notizie da diramare solo se date in via ufficiale dalla procura stessa «per non pregiudicare – era stato detto – l’esito delle indagini».