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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 811
SANTA CROCE CAMERINA - 01/12/2014
Cronache - Una corona di rose rosse, una stella di natale gialla e fiori bianchi per Andrea

Il piccolo Andrea viveva a Modica con la famiglia prima di trasferirsi a S. Croce

Il bambino di 8 anni, a quanto pare, conosceva il suo aguzzino e di lui in qualche modo si fidava
Foto CorrierediRagusa.it

"Siamo rimaste sconvolte dalla notizia dell´omicidio del piccolo Loris perche´ il bambino ha vissuto con noi dei giorni intensi e impegnativi sul piano formativo". Lo dicono le insegnanti Carmela Carbonaro e Nadia Cannata della scuola primaria paritaria Mickey Mouse di Modica che il piccolo Loris Stival ha frequentato due anni fa. "Un bambino vivace ma attento e motivato - aggiunge l´insegnante Cannata - La madre era premurosa. Abitavano nello stesso stabile della scuola e ogni mattina si preoccupava di accompagnare il figlio in classe. Poi la famiglia Stival ha deciso di lasciare Modica forse per non pagare piu´ l´affitto dell´appartamento e si e´ trasferita in una casa di Santa Croce di proprieta´ che nel frattempo aveva ristrutturato".

UN PIANO PER LA SICUREZZA STUDIATO IN PREFETTURA
Mercoledì mattina in prefettura a Ragusa si sono incontrati il questore, i comandanti provinciali di Guardia di Finanza e Carabinieri, con il sindaco di Santa Croce Franca Iurato e con la dirigente scolastica Giovanna Campo. Coordinava il prefetto Vardè: «Si tratta di un incontro simile a molti altri di questo tipo – ha spiegato – in questo caso parliamo del patto per la sicurezza di Santa Croce, un progetto che va avanti dall’inizio dell’anno». Un piano speciale finanziato dai fondi Por, avviato nel gennaio di quest’anno ed entrato nel vivo solo alcuni mesi fa, quando in paese sono state attivate ben 41 telecamere. Una delle quali sabato mattina avrebbe ripreso la mamma e i suoi due bambini. Poi, mentre lei si allontanava, Loris è tornato solo verso casa. Scomparendo per alcune ore prima di riapparire privo di vita in un canale di scolo a due passi da un vecchio mulino.

I MIGLIORI INVESTIGATORI INVIATI DA ROMA LAVORANO AL CASO
Sul luogo del ritrovamento del cadavere di Andrea Loris sono giunti gli esperti della polizia scientifica di Catania, che lavoreranno in sinergia con un team di 10 investigatori dello Sco (Servizio centrale operativo) della polizia diretto da Raffaele Grassi, inviato in missione a Ragusa per indagare sull´omicidio. Si tratterebbe della stessa squadra che fu inviata a Brindisi per l´attentato alla scuola Morvillo-Falcone, nel quale perse la vita Melissa Bassi, a Brembate di Sopra sul caso di Yara Gambirasio e a Casalbaroncolo per indagare sulla morte di Tommy Onofri. La stretta nelle indagini potrebbe preludere ad una svolta imminente. Il cerchio sembra ormai stringersi e, man mano che passano le ore, gli investigatori accendono sempre più i riflettori sulla cerchia familiare degli Stival, una famiglia "non proprio da Mulino bianco", come ha ripetuto più volte in questi giorni Antonella Stival, zia del padre di Loris.

LA CONVOCAZIONE IN QUESTURA DEL VICINO DI CASA 18ENNE
In questura è stato convocato Christian, il ragazzo 18enne vicino di casa di Andrea Loris, che si è presentato accompagnato dal padre. Una presenza che potrebbe essere legata ad una indicazione arrivata sin dalle prime ore della scomparsa del bambino e confermata ieri dai suoi compagnetti ascoltati a scuola con l´ausilio degli psicologi della polizia postale: e cioè che Loris frequentava un ragazzo più grande con il quale ogni tanto andava in giro in motorino. Che ora gli investigatori stanno cercando di rintracciate nelle riprese delle telecamere piazzate nei pressi della scuola.

LA CAUSA DELLA MORTE DI ANDREA LORIS
Asfissia da strangolamento: è la causa della morte del piccolo Andrea Loris saltata fuori dall’autopsia sul corpicino che presentava una lesione con ematoma al volto e diversi graffi forse dovuti alla rovinosa caduta in quel canalone profondo tre metri in contrada Grotte mulino vecchio. E’ questo l’unico dato certo nella ridda di voci e sospetti che si rincorrono in queste ore tra conferme e smentite.

VIOLENZA SESSUALE NON CONFERMATA, MA IL SOSPETTO RESTA
Resta una ipotesi la presunta violenza sessuale di cui sarebbe stato vittima il bimbo, non confermata dagli inquirenti, dal momento che nessuna prova è emersa dall’esame autoptico. Ma questo dato non è definitivo, dal momento che i segni sul corpo (che non sono stati trovati) dipendono molto dal tipo di rapporto sessuale che sarebbe intercorso tra il bambino e il misterioso «mostro» che lo ha finito serrandogli le mani sul collo e colpendolo alla testa con un corpo contundente (non ancora trovato) forse un ramo trovato nel vicino canneto, prima di scaraventare il corpo esanime nel canalone. I jeans erano parzialmente abbassati, forse a causa della caduta. Ma non è neanche detto che il piccolo sia stato ucciso in quella zona, dove magari è stato trasportato in un secondo tempo, probabilmente già privo di vita.

ANDREA CONOSCEVA IL SUO ASSASSINO
Andrea, a quanto pare, conosceva il suo aguzzino e di lui in qualche modo si fidava. Il bimbo avrebbe opposto resistenza, lottando come potrebbe fare un bimbo di 8 anni contro un adulto, prima di soccombere a quelle mani che gli serravano il collo, facendogli perdere l’aria fino alla morte e all’abbandono del corpo in quel canalone dove poi il cacciatore Orazio Fidone, il cosiddetto «supertestimone», lo ha trovato nel tardo pomeriggio di sabato, cinque ore dopo la scomparsa da scuola dove la mamma 25enne Veronica lo aveva accompagnato in auto. Quella scuola in cui Andrea non è mai entrato.

L´APPELLO RINNOVATO DELLE FORZE DELL´ORDINE A FARSI AVANTI
A questo proposito gli inquirenti lanciano ancora una volta un appello affinché chi ha visto qualcosa o ritiene si avere informazioni utili alle indagini, si faccia avanti telefonando al 112 o al 113 o recandosi al più vicino presidio, anche nel più assoluto anonimato.

IL MOSTRO E´ A PIEDE LIBERO IN PAESE: CRESCE LA PAURA
Il mostro che ha strangolato, colpito alla testa e forse violentato il piccolo Andrea, prima di buttarlo nel canalone, è comunque ancora a piede libero. Una circostanza che impaurisce i residenti di Santa Croce Camerina, un piccolo paese di 8 mila anime trovatosi di colpo scaraventato dalla routine sonnacchiosa del quotidiano in un incubo a occhi aperti, con i media che assediano la casa dei genitori del piccolo Andrea, che aveva pure un fratellino di 4 anni il quale, forse, non si rende del tutto conto della tragedia che ha sconvolto per sempre l’esistenza della sua famiglia. La madre Veronica ha postato su Facebook, per il tramite di una parente, la precisa richiesta di essere lasciati in pace nel loro dolore.

UNA CORONA DI ROSE ROSSE A FORMA DI CUORE SUL BANCO DI ANDREA IN CLASSE
Intanto, nel primo giorno di scuola senza Andrea, i compagnetti hanno deposto un corona di rose rosse sul suo banco in classe, mentre nel paese si respira un’aria di tensione e paura resa ancora più greve dal cielo plumbeo e dalla pioggia. Tutte le mamme hanno accompagnato di persona i loro figli a scuola fino all’ingresso dell’edificio, timorose del fatto che il mostro, come accennato, è ancora a piede libero. «Abbiamo paura – dicono – ma cerchiamo di reagire, di non lasciarci condizionare da questo incubo».

LA PRESIDE DELLA SCUOLA: "UN RAGAZZO D´ORO"
La preside Giovanna Campo della scuola elementare «Falcone Borsellino», dove il piccolo Andrea frequentava la terza classe, con gli occhi lucidi lo descrive come «Un bimbo modello che non ha mai creato problemi, che si impegnava nello studio e che aveva fatto appena due assenze in un intero anno. La scuola – dice – è sempre stato e resta un luogo sicuro».

I FIORI SUL LUOGO DEL RITROVAMENTO DEL CORPO E LA FIACCOLATA IN PIAZZA
Oltre alla corona di rose rosse in classe, la memoria di Andrea è stata omaggiata con una stella di Natale gialla e un mazzo di fiori bianchi deposti sul luogo del ritrovamento del corpo (foto). Domenica sera, invece, il parroco del paese Don Angelo Strada ha organizzato un momento di preghiera con fiaccolata in piazza Vittorio Emanuele al quale ha preso parte tutto il paese.

LA LETTERA APERTA DI DON FORTUNATO DI NOTO
Riceviamo e pubblichiamo in maniera integrale la lettera scritta da don Fortunato Di Noto, presidente e fondatore dell´Associazione Meter Onlus (www.associazionemeter.org) in attesa che le indagini chiariscano altri delicati aspetti della drammatica vicenda di Andrea Loris.

Se mettiamo le mani attorno al collo di un bambino, se pensiamo che delle mani hanno bloccato i movimenti liberi di un bambino, se hai strozzato il grido di un innocente, se è stato buttarlo giù da tre metri in un burrone, se si pensa che è un gioco finito male, se qualcuno può scrivere che anche prima questo bambino era abusato (fatti mai emersi e mai verificati!), se molti vedono un bambino che gira solo e senza meta in una piazza durante le ore scolastiche (lo faceva altre volte, perché vivace), se ora – molti dicono – è bene che ci sia silenzio, che non se ne parli, perché è bene non essere triturati (giustamente!) nel tritacarne mediatico, se è bene che non si dica – quasi ci solleviamo sul fatto che non ci sono né orchi e né mostri – che possa esserci l’ombra della pedofilia e che non si sono mai verificati episodi di violenza sessuale, se ci rasserena quasi che in fondo è stato ‘solo’ strangolato, che non c’è stato spargimento di sangue, ecco c’è da pensare che quelle mani messe addosso al collo non sono mani di un pedofilo. E se qualcuno può crearsi una pagina per dire sui social «RIP» (riposi in pace, e con una foto che ti rimanda ai risultati di calcio), pagina segnalata per giusto dovere da Meter, ieri dopo pochi minuti della sua esistenza. E chi ne ha più ne metta, ci spinge a rivedere i clichè di altri drammatici episodi simili di bambini uccisi e poi dimenticati. Perché – in fondo abbiamo bisogno di questo – che presto, prestissimo tutto ritorni e cada nel silenzio. E si ha questa sensazione, che copre tutte le nostre paure. Ma di questo ci siamo stancati ma non rassegnati. Il dolore dei genitori, e quel mazzo di fiori o i palloncini con elio che non ci saranno più. Un vuoto che non si riempirà. Un´assenza che sarà ricordata dal dolore delle madri di Rama perché mi viene di ascoltare un grido – quello di Andrea – mentre veniva strangolato e ucciso e poi un altro, quello della madre, di suo padre: « Un grido si è udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e rifiuta di essere consolata, perché non sono più. » (Matteo 2,18)

Ecco in fondo vorremmo che tutto si consumasse nella consolazione di un incidente, ma a quanto pare non è così. Perché – se sarà possibile accertare chi e cosa è stato, cosa sia successo realmente – riusciremmo forse , in maniera indiretta a dare un volto e un nome ai tanti strangolatori e abusatori di bambini: pensiamo a Francesco Ferreri, alla piccola Fortuna Loffredo e Antonio Giglio – nel napoletano; ai tanti, molti che non hanno mai avuto giustizia, ma solo mani che hanno violato la loro innocenza, la loro semplicità, la loro non malizia: perché si tratta di innocente e piccola umanità, bisognosi forse più di ieri di amore, di vigilanza, di protezione.

Retorica. Solo parole? Pensiamo che nessun bambino dovrebbero essere non amato (e questa è la pura pedofilia, anche quella criminale: perché la pedofilia non è amore!) e racchiude le forme più estreme di un falso e assurdo e pretestuoso amore. Che può arrivare a strangolare l’amore di un innocente, che vuole prendere a pugni la vita, ma che nonostante i calci, gli strattonamenti non desiderati, non è stato capace di mettere KO (kappa o) il suo aggressore.

Ma almeno abbia il coraggio di riportare lo zainetto, dove, penso i colori e le matite che servivano a disegnare i sogni di un bambino possano essere utilizzati nuovamente perché chi lo amava veramente possa ridisegnare ancora quel futuro spezzato.

E chiunque tu/voi siate stati, se hai/avete un cuore consegnati/consegnatevi alla giustizia e Dio, Padre buono e di misericordia abbia pietà di te/di voi.

Don Fortunato Di Noto