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Domenica 28 Agosto 2016 - Aggiornato alle 15:29 - Lettori online 349
SANTA CROCE CAMERINA - 08/12/2014
Cronache - Svolta sul caso: la donna sentita in queste ore ancora come persona informata sui fatti

Un probabile provvedimento di fermo per gravi indizi di colpevolezza a carico della madre di Loris. Veronica Panarello ascoltata in procura

Uno dei due responsabili sarebbe forse già stato individuato con certezza dagli inquirenti e corrisponderebbe a quella persona «nota» cui la stessa procura ha fatto riferimento Foto Corrierediragusa.it

Un provvedimento di fermo per gravi indizi di colpevolezza potrebbe essere spiccato nelle prossime ore a carico di Veronica Panarello, la 25enne casalinga madre del piccolo Andrea Loris. Verso le 18 la donna è stata prelevata da casa. Veronica è stata caricata su un´auto civetta dagli inquirenti e portata in procura a Ragusa a quanto pare per essere di nuovo sentita come persona informata sui fatti. Nessuna accusa è stata finora formalizzata a carico della donna, che, come specifica l´avvocato Francesco Villardita, resta parte lesa nella drammatica vicenda. Ma potrebbe ormai essere solo questione di ore. Con Veronica Panarello pure il marito Davide Stival, 30enne camionista, che l´ha seguita a bordo di un´altra auto degli inquirenti. Veronica Panarello, scortata dagli investigatori, è uscita di casa con addosso un giaccone scuro con tanto di cappuccio che le copriva il volto, lasciando vedere solo i folti e lunghi capelli di nuovo biondi (foto). Era seguita dal marito. Entrambi sono adesso in procura a Ragusa. In serata potrebbero essere resti noti i nomi degli autori del delitto, almeno due.

VERONICA SEMPRE ALLA GUIDA DELLA SUA "POLO"
C’è sempre stata Veronica Panarello alla guida di quella «Polo» nera inquadrata dalle telecamere del «grande fratello» di Santa Croce e che la collocherebbero quel fatidico sabato mattina nei pressi della strada che porta al mulino vecchio, dove poi fu ritrovato il corpo senza vita del figlio Andrea Loris. L’auto che si vede dalle immagini delle telecamere di sicurezza del distributore e di una azienda è quella della giovanissima mamma di 25 anni, e c’era proprio lei al volante anche se i frame, visionati decine di volte, lasciano qualche dubbio. La circostanza viene confermata dall’avvocato della famiglia Stival Francesco Villardita il quale però sostiene che la «Polo» sia stata inquadrata dalle telecamere di sicurezza ad una distanza di almeno un chilometro rispetto ai 50 metri che risultano agli investigatori, tra la provinciale 35 e la strada che conduce al mulino vecchio, dove poi fu ritrovato dal «cacciatore» Orazio Fidone il corpo del bimbo.

Il legale invece non si pronuncia sull’ipotesi che ad ammazzare il piccolo Loris siano state almeno due persone, di cui una avrebbe materialmente commesso il delitto, mentre l’altra avrebbe tentato di far sparire il corpo e le tracce. Le indagini mirano a stabilire in maniera incontrovertibile chi dei due soggetti abbia fatto cosa, in quale lasso di tempo e con quale modalità. «Sono certo che l’auto sia sempre stata nell’esclusiva disponibilità della mia assistita – ha detto il legale – ma non posso pronunciarmi sull’ipotesi di due o più persone coinvolte nel delitto, prima di aver avuto accesso agli atti ufficiali. L’ulteriore certezza – ha concluso Villardita – è l’innocenza della mia assistita, parte offesa in questa drammatica vicenda». L’avvocato ha anche escluso tentativi di suicidio della sua assistita, che ha comunque avuto anni fa vicende familiari travagliate con i genitori e con i suoi quattro fratelli e due sorelle, al punto da aver quasi del tutto troncato ogni rapporto.

Tornando alle indagini, Veronica sostiene di aver accompagnato Loris a scuola, mentre il bimbo sarebbe stato visto scendere nei pressi di casa dall’auto della madre, che, in effetti, non è mai stata indicata da nessuno vicino all’edificio scolastico, anche se la donna dichiara di essere stata notata da una vigilessa prima accompagnare l’altro figlioletto di 4 anni all’asilo e tornare a casa, da dove non si è mossa per 36 minuti fino a quando non ha preso di nuovo l’auto per recarsi al castello di Donnafugata, a circa 20 minuti di strada, per partecipare ad un corso di cucina. Veronica, al di là delle incongruenze evidenziate dalle telecamere di sicurezza su quanto da lei stessa dichiarato in più occasioni agli inquirenti, urla disperata la sua innocenza di madre che ha dovuto subire la perdita incolmabile di un figlio di appena otto anni.

Nella sua innocenza credono ciecamente il marito 30enne camionista Davide Stival, i parenti più stretti, gli amici più intimi e la stragrande maggioranza dei cittadini santacrocesi. Loris però sarebbe stato in compagnia di almeno due persone di cui si fidava e che però in quegli attimi fatali si sarebbero tramutati nei suoi carnefici, strangolandolo con la fascetta di plastica in uso tra gli elettricisti, di cui un’altra analoga sarebbe stata usata per legare i polsi del bimbo ed impedirgli di muovere braccia e mani, come evidenziato dai segni riscontrati ai polsi dall’autopsia, molto simili a quelli lasciati sul collo.

Almeno uno dei due responsabili sarebbe forse già stato individuato con certezza dagli inquirenti e corrisponderebbe a quella persona «nota» cui la stessa procura ha fatto riferimento mercoledì scorso, dopo averne iscritto il nome, coperto dal segreto istruttorio, nel registro degli indagati assieme ad Orazio Fidone. In ultima analisi: che fine hanno fatto le due fascette utilizzate per l’omicidio e lo zaino blu e giallo del piccolo Loris? Per quale motivo, se la madre c’entrasse qualcosa, quest’ultima avrebbe dovuto consegnare alle due maestre una confezione aperta di fascette forse analoghe a quelle del delitto, invece di farla sparire come accaduto per le altre due fascette usate (e presumibilmente troncate con un paio di forbici dal corpo del bimbo) e allo zainetto? Sarebbero anche questi gli interrogativi che hanno finora impedito agli inquirenti di procedere almeno con un paio di fermi per indiziato di delitto.

Sullo sfondo, resta il mistero degli slip blu da bambino trovati nei pressi della scuola di Loris poche ore dopo il ritrovamento del corpo vestito, ma con i pantaloni slacciati e privo proprio delle mutandine. Chi ha piazzato gli slip proprio in quel posto, lo ha fatto per depistare le indagini e far credere ad un omicidio d’impeto compiuto magari da un fantomatico «orco» che avrebbe tentato di abusare del bambino, il quale si sarebbe difeso fino alla morte?

E infine il movente del delitto: Loris è stato invece ucciso perché ha visto qualcosa che non avrebbe mai dovuto vedere e che doveva restare un segreto a tutti i costi, persino pagando l’altissimo prezzo di una giovanissima vita? Gli esiti incontrovertibili degli esami di laboratorio sui reperti e sulle prove raccolte dalla scientifica, compresi i frammenti di pelle sotto le unghie di Loris, si riveleranno cruciali per inchiodare a breve i presunti colpevoli alle loro responsabilità.