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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 19:51 - Lettori online 1006
ROMA - 29/05/2015
Cronache - L’avvocato Villardita, difensore di fiducia della Panarello, promette battaglia al dibattimento

Per la Cassazione Veronica deve restare in carcere

Accolta la richiesta del sostituto procuratore generale della Cassazione Antonio Gialanella nell’udienza a porte chiuse svoltasi ieri davanti alla prima sezione penale di Roma Foto Corrierediragusa.it

Resta in carcere Veronica Panarello (foto), la mamma 27enne accusata di aver strangolato con una fascetta di plastica e gettato in un canalone il figlio Loris di otto anni. Anche i giudici della Cassazione, dopo una lunga camera di consiglio, hanno ritenuto che la donna non deve lasciare la casa circondariale di Agrigento, come aveva richiesto il sostituto procuratore generale della Cassazione Antonio Gialanella nell’udienza a porte chiuse svoltasi ieri davanti alla prima sezione penale di Roma. I giudici erano chiamati a decidere sul ricorso presentato dall’avvocato Francesco Villardita, difensore di fiducia della Panarello, contro la custodia cautelare in carcere confermata dal tribunale del riesame di Catania il 3 gennaio scorso e prima ancora dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Ragusa. Il procuratore generale aveva chiesto il rigetto del ricorso ritenendo che al momento la motivazione del riesame regge. Evidentemente anche i magistrati hanno condiviso la tesi, lasciando Veronica in carcere.

Agli antipodi, ovviamente, la visione del pool difensivo, come dichiarato durante la camera di consiglio dall’avvocato Villardita: «Nonostante siano palesi le contraddizioni e le illogicità nella ricostruzione dei momenti di quella tragica mattina del 29 novembre e sugli spostamenti della mia assistita, i giudici hanno ritenuto che sussistano ancora i requisiti per il mantenimento della custodia cautelare in carcere». Il penalista, promettendo battaglia al dibattimento, continua a sostenere che la circostanza che l´auto di Veronica Panarello si dirigesse, come testimoniano le immagini di alcune telecamere di sicurezza, verso il canalone dove il bimbo è stato trovato privo di vita, «Non può essere considerato un grave indizio di colpevolezza».

Eppure, secondo il sostituto procuratore generale gli elementi probatori della difesa non cambiano il quadro complessivo dell’accusa, evidentemente considerato solido pure dai giudici. A questo punto la rilettura andrà fatta in sede dibattimentale e l’avvocato Villardita non si scoraggia più di tanto, anche perché il materiale su cui controbattere abbonda per quanto riguarda gli indizi a discolpa della sua assistita. Il penalista ricorda che mancano ancora l’arma del delitto, probabilmente contenuta nello zainetto giallo e blu del bambino mai ritrovato, e il movente dell’omicidio.

Di recente la difesa aveva sostenuto addirittura che il bambino sarebbe morto in un orario diverso da quello pensato inizialmente e che non sarebbe stato ucciso in casa ma piuttosto nel luogo in cui era stato ritrovato, ovvero in fondo al canalone nei pressi del vecchio mulino. Tutto questo, secondo la difesa, scagionerebbe Veronica Panarello. Non dello stesso avviso evidentemente il procuratore generale e i giudici della Cassazione. Sempre secondo la difesa Loris non sarebbe morto per il soffocamento causato dalle oramai famose fascette di plastica stringi cavo di quelle usate dagli elettricisti, ma per un forte trauma cranico dopo essere stato gettato nel canalone.

La perizia dimostrerebbe quindi che la madre non avrebbe potuto uccidere il figlio, dato che alle 9 era in casa e sarebbe uscita alle 9.23, secondo quanto dimostrato dalla registrazione delle telecamere. Veronica Panarello si è sempre proclamata innocente, sostenendo di avere accompagnato quella mattina il figlio a scuola. Nell’ultimo interrogatorio in carcere chiesto al gip dalla stessa donna, quest’ultima aveva aggiunto ulteriori precisazioni e qualche cambiamento al percorso effettuato in auto quella mattina prima di raggiungere il castello di Donnafugata, dove prese parte ad un corso di cucina. Determinanti in questo senso si riveleranno gli esiti dell’incidente probatorio su tutte le immagini allora registrate dalle telecamere di sicurezza pubbliche e private.