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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:41 - Lettori online 857
ROMA - 18/01/2013
Cronache - I retroscena delle indagini, durate oltre un anno

"Boarding pass": altro latitante arrestato

Tutto scaturì dallo sbarco di clandestini del marzo 2009 Foto Corrierediragusa.it

Un somalo di 38 anni, Mohamad Hassan, riuscito a sfuggire all´arresto durante l´operazione "Boarding pass", è stato catturato a Ferrara da agenti della squadra mobile di Ragusa e del capoluogo emiliano. L´uomo, bloccato ieri sera in casa di un connazionale, era riuscito a sottrarsi all´arresto durante l´operazione compiuta il 15 gennaio scorso su tutto il territorio nazionale nei confronti di 48 persone ritenute componenti di una organizzazione criminale transazionale specializzata nell´immigrazione clandestina, dall´Africa attraverso l´Italia, verso gli stati del nord Europa. All´uomo gli agenti hanno notificato una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Catania Sebastiano Di Giacomo Barbagallo su richiesta del procuratore Giovanni Salvi e del sostituto procuratore della Repubblica Lucio Setola.

I RETROSCENA DI "BOARDING PASS"
La più grande operazione contro l’immigrazione clandestina mai portata a termine negli ultimi anni e denominata "Boarding pass" si è concretizzata grazie ad un cellulare libico sospetto e ad un numero di telefonino italiano. Il dato è emerso nell’ambito degli ulteriori dettagli sull’organizzazione transnazionale somala dedita al traffico di clandestini dalla Somalia all’Europa illustrati in procura a Modica. Tutto scaturì dallo sbarco di clandestini del marzo 2009 sulle coste iblee quando, nella carretta del mare, furono trovati un cellulare all’apparenza insignificante, ma che invece si rivelò la chiave di volta per individuare e sgominare l’organizzazione transnazionale somala dedita al traffico di esseri umani dalla Somalia all’Europa.

L’intuizione vincente della Squadra mobile, diretta dal vice questore aggiunto Francesco Marino (foto), fu nell’approfondire il nesso tra quel telefonino intestato ad una utenza libica e il numero di cellulare italiano appuntato su un foglietto. Tra le due utenze saltò fuori un traffico infinito di oltre un milione di telefonate. Una sorta di pass per l’autostrada del mare che spalancava le porte verso i paesi europei, dove la Sicilia fungeva da trampolino di lancio per le varie mete, di cui la Svezia era quella principale. Oltre seimila somali sono quindi entrati come rifugiati politici in Italia tramite questo collaudato e complesso meccanismo, ovviamente illegale.

Soddisfatto il questore Giuseppe Gammino, secondo cui «Dalla Sicilia, e più precisamente dalla provincia iblea, la terra di Montalbano, si è sviluppata una lunga e laboriosa indagine che ha inflitto un colpo mortale ad una importante organizzazione somala che faceva girare migliaia di clandestini, con guadagni da capogiro. Oltre alle 55 ordinanze di custodia cautelare in carcere già emesse, altre novità potrebbero arrivare dalle indagini, allargate a circa una cinquantina di somali e condotte sempre dalla Mobile e dalla sezione volanti della Questura, come dichiarato dal dirigente Antonino Ciavola. Il coordinamento è stato della Direzione distrettuale antimafia di Catania.

GLI ALTRI DETTAGLI DI "BOARDING PASS"
Maxi operazione di Polizia e Gdf - coordinata dalle procure distrettuali di Catania e Firenze e dalla Direzione nazionale antimafia - contro due organizzazioni criminali somale accusate di traffico di esseri umani: 55 gli arresti in esecuzione. In manette un mediatore culturale dell´Ambasciata italiana di Nairobi.

Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di favoreggiamento aggravato dell´immigrazione clandestina di cittadini provenienti dall´area del Corno d´Africa e diretti, attraverso il territorio italiano, verso il Nord Europa, oltre che di contraffazione di documenti, esercizio abusivo dell´attività finanziaria, riciclaggio ed altri reati.

Secondo le indagini coordinate dalla Direzione nazionale antimafia, il cartello criminale, composto da cellule operative radicate in Italia, in Kenya e in Libia, conduceva i migranti verso Malta e la Grecia per poi convogliarli in Italia presso alcune basi logistiche individuate a Roma, Milano, Torino, Firenze, Prato, Bergamo, Cuneo e Napoli, considerate città strategiche per la loro vicinanza agli aeroporti che collegano, anche con voli low cost, le principali capitali europee.

I migranti venivano quindi muniti di falsi documenti e avviati verso paesi del Nord Europa, in particolare Olanda, Francia, Danimarca, Regno Unito e, soprattutto, Norvegia, Svezia e Finlandia. In alcuni di questi Paesi sono state individuate altre cellule operative dell´organizzazione.

Tra gli arrestati, anche Hussein Mohamed Abdurahman, soprannominato ´Banje´, mediatore culturale presso l´Ambasciata italiana di Nairobi (l´Italia non ha rappresentanze in Somalia), considerato il punto di riferimento per l´ottenimento, illecito, dei visti d´ingresso in territorio italiano e Mohamed Sheik Ali Bashir.

Altre 23 persone accusate di aver agevolato le attività illecite dell´organizzazione sono state denunciate a piede libero, mentre nelle prossime ore saranno eseguiti numerosi sequestri preventivi di attività economiche, conti correnti, agenzie di ´money transfer´ ed altri beni riconducibili alla stessa organizzazione criminale, il cui giro d´affari è stato stimato dagli inquirenti in circa 25 milioni di euro l´anno.

Le indagini, durate un anno e mezzo, sono state avviate dalla procura di Modica e, considerati i reati di tipo mafioso, sono state poi condotte - con il coordinamento della Direzione nazionale antimafia - dalla procura distrettuale di Catania, che ha individuato le responsabilità di 48 cittadini somali, e da quella di Firenze, che ne ha incastrato altri sette.

Le attività sul territorio, culminate con gli arresti in corso di esecuzione, sono state condotte dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di stato, dalla Squadra Mobile di Ragusa, dal Gico della Guardia di Finanza e dal Nucleo di Polizia Tributaria delle Fiamme gialle di Firenze, mentre i profili internazionali sono stati curati da Eurojust, che ha ottenuto la collaborazione delle diverse Autorità giudiziarie straniere. (Ansa)

L´ARRESTO DELL´ECONOMO
E´ stato arrestato in un´ abitazione di Prato, anche se risiede in provincia di Firenze, quello che viene considerato uno dei capi delle due organizzazioni criminali accusate di aver organizzato un traffico internazionale di migranti. Si tratta di Bashir Geddy, somalo, 57 anni. Per gli inquirenti si occupava degli affari di entrambe le organizzazioni, curandone l´aspetto finanziario: in particolare gestiva di fatto due agenzie di money transfer a Firenze, sequestrate dal gico della guardia di finanza.

Sempre in Toscana, tra i ricercati, in quanto destinatario di custodia cautelare in carcere (dovrebbe trovarsi all´estero), c´e Ahmed Mohamed Gaal, residente a Firenze, 53 anni, fratello del presidente della comunità somala fiorentina e della federazione delle comunità somale italiane, Osman Mohamed Gaal.

"E´ stato un fulmine a ciel sereno, ma siamo fiduciosi nell´operato della magistratura - ha commentato il presidente della federazione delle comunità somale Osman Gaal - Non si può proteggere chi ha commesso un reato e chi ha fatto fatto qualcosa di sbagliato dovrà risponderne". Poi, parlando del fratello, "non so che cosa abbia combinato - ha aggiunto - non lo sento da tempo. Se la magistratura ha agito così avrà avuto dei punti di riferimento".
Nell´ambito dell´inchiesta, coordinata dalla Dna, sono state eseguiti arresti e perquisizioni in varie province toscane: oltre a Firenze, anche a Pisa, Arezzo e Siena. Nel capoluogo toscano, sono state eseguite dal gico della gdf cinque delle sette misure cautelari emesse dal gip di Firenze. A Pisa la polizia ha eseguito un provvedimento restrittivo disposto dal gip di Catania nei riguardi di una somala di 43 anni.