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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 802
RAGUSA - 01/08/2010
Cronache - Ragusa: il comandante provinciale Francesco Fallica fa chiarezza sulla vicenda

Le precisazioni della GdF sulle indagini del "Feudo Arancio"

La vicenda giudiziaria, che ha provocato anche la reazione della Mezzocorona Spa, che si è chiamata fuori, minacciando denunce, è assai delicata Foto Corrierediragusa.it

Il sequestro delle cantine del "Feudo Arancio" ad Acate da parte della Guardia di Finanza ha fatto il giro d´Italia per la rilevanza delle società coinvolte. L´accusa è truffa allo Stato e all´Unione europea.

La vicenda giudiziaria, che ha provocato anche la reazione della Mezzocorona Spa, che si è chiamata fuori, minacciando denunce, è assai delicata. Allo stato, sotto inchiesta sono otto persone, tra cui Fabio Rizzoli, proprietario della cantina sottoposta a sequestro preventivo.

Il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Ragusa Francesco Fallica (nella foto), che ha seguito personalmente l´indagine, coordinata dal procuratore Carmelo Petralia, è tornato sulla vicenda per chiarire meglio i contorni dell´inchiesta.

«Il feudo Arancio – ha spiegato Fallica – è stato in passato di proprietà dei noti cugini Nino e Ignazio Salvo, mafiosi della famiglia di Salemi. Il gruppo Mezzocorona l´ha acquistato alcuni anni fa dagli eredi dei cugini Salvo. Ritengo che questo sia risaputo da parte di Rizzoli». Fallica ha poi aggiunto che «la Fta Srl (Future tecnologie agroambientali), attualmente proprietaria della cantina, è una società di cui Rizzoli è proprietario e amministratore», specificando che l´indagine in corso riguarda esclusivamente l´aspetto dei finanziamenti richiesti a Stato ed Ue.

Il comandante provinciale delle Fiamme Gialle ha poi rilevato che «del collegio sindacale fanno parte tre soggetti di Catelvetrano, le cui posizioni sono oggetto di altre indagini in quanto facenti parte del collegio sindacale della Grigoli distribuzione Srl, azienda ritenuta vicina a Matteo Messina Denaro».
Si tratta, però, di un´indagine a parte ed ancora tutta da sviluppare. «Ciò ovviamente – conclude Fallica – non significa che Rizzoli e/o il gruppo Mezzocorona Scarl siano mafiosi. Infatti, se avessimo avuto elementi in tal senso avremmo agito sulla base del 416 bis con altri atti d´indagine, con altre modalità e anche con altre misure cautelari».

Sull´inchiesta della Gdf a Feudo Arancio, registriamo una nota del capogruppo di Idv Giovanni Iacono a sostegno delle dichiarazioni del colonnello Fallica. "Questa Provincia non è la Provincia «babba» ma come sosteniamo da anni è la Provincia «furba» ed un realtà magmatica il cui «fuoco» è presente sotto la «cenere». Recentemente l’Associazione Libera, a seguito delle dichiarazioni dell’onorevole Speziale del Pd che aveva pontificato che la «mafia non esiste a Ragusa» aveva invece denunciato coraggiosamente che in provincia di Ragusa non esiste la mafia tradizionale ma esistono «livelli di illegalità e incrostazioni mafiose non indifferenti». E’ la cultura mafiosa che si permea nei gangli delle Istituzioni e della società che inquina e che «uccide» .

Non si uccide solo con la lupara ma si uccide quando si utilizzano le Istituzioni per perseguire interessi particolari, si uccide quando si delegittimano i «dissenzienti» e chi persegue, nelle Istituzioni, l’interesse generale, si uccide quando le opere pubbliche finanziate ed appaltate per essere completate hanno necessità di «integrazione», si «uccide» quando dopo averle completate le opere pubbliche non funzionano, si uccide quando il patrimonio pubblico, dal territorio al paesaggio ai beni storici e architettonici, viene subordinato agli interessi privati, si uccide quando i contributi per lo sviluppo delle comunità vengono «dirottati» a riempire le tasche dei furbi, si uccide quando le «norme» che dovrebbero regolamentare il territorio li fanno chi sul territorio vuole speculare, si uccide quando l’accesso, le assunzioni e l’uso delle Istituzioni viene riservato agli amici e alle consorterie politiche, si uccide quando prevale l’indifferenza sul dovere, la complicità sull’onestà.

In questa Provincia nessuno ha posto attenzione al contenuto di certe intercettazioni emerse nell’inchiesta nazionale sui grandi appalti allorquando un imputato eccellente dice al costruttore di «investire a Ragusa». Ed è un fatto grave che la «politica» sia stata assente o sarebbe meglio dire «latitante» dinanzi alla recente inchiesta della Guardia di Finanza che ha riguardato presunte truffe su contributi Comunitari e possibili interessi economici di mafiosi del rango di Matteo Messina Denaro.

Oggi in Provincia abbiamo concrete possibilità di avere uno sviluppo nella legalità. Si avverte un vento di speranza nelle Procure della Repubblica di Ragusa e Modica e si avverte, malgrado i mezzi limitati, una intensa attività delle Forze dell’ordine ed in modo particolare nel nuovo Comando della Guardia di Finanza. Si sta cercando di penetrare nel mondo «magmatico» dei colletti bianchi e la politica e le Istituzioni politiche hanno l’obbligo e il dovere, ovviamente con tutte le cautele che le garanzie previste in uno Stato di diritto prevedono per i processi, intanto di dichiarare, come IItalia dei valori con questo comunicato intende fare, il pieno compiacimento e sostegno per l’impegno, il servizio ed anche per il «messaggio nuovo» che la Guardia di Finanza, il suo comandante, le forze dell’ordine e la Magistratura stanno offrendo a questa magmatica Provincia dando loro la totale e piena fiducia ed andare fino in fondo".