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Giovedμ 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:45 - Lettori online 741
RAGUSA - 11/02/2010
Cronache - Ragusa: dopo le dichiarazioni di tentata violenza sessuale dai membri del sindacato

Donne Cgil contro Romina Licciardi. Chiesta l´espulsione

S’infuoca il dibattito intorno alla torbida vicenda denunciata dalla presunta vittima
Foto CorrierediRagusa.it

Le donne della Cgil si scagliano contro Romina Licciardi, dopo le dichiarazioni di quest´ultima sulla presunta tentata violenza sessuale ai suoi danni per mano di un paio di membri del sindacato. Un episodio risalente a un decennio fa. Le donne della Cgil fanno quadrato e respingono le accuse della ex dipendente della Cgil, tacciata d´aver infangato la Cgil. Secondo le donne del sindacato, quanto denunciato dalla Licciardi non corrisponde alla realtà, e contestano alla presunta vittima di non averle mai coinvolte in iniziative all´interno del sindacato, quando ne faceva parte.

Intanto la segreteria provinciale ha avanzato proposta di espulsione dalla Cgil della Licciardi e del suo convivente, il già segretario generale del sindacato Tommaso Fonte, che, a sua volta, aveva duramente attaccato il segretario provinciale Giovanni Avola, invitandolo a dimettersi. Da parte sua, la Licciardi si è detta "stupita e costernata" della reazione delle donne della Cgil, dichiarando che "questa vicenda non finisce di stupire".

INCHIESTA DELLA PROCURA IN VISTA?
La procura di Ragusa potrebbe nelle prossime ore aprire un’inchiesta sulla presunta tentata violenza sessuale che sarebbe stata perpetrata, circa un decennio fa, da due membri della Cgil di Ragusa in danno della ex dipendente del sindacato Romina Licciardi, come denunciato da quest’ultima in un incontro pubblico appositamente convocato. Mentre la presunta vittima sta ancora valutando l’ipotesi di sporgere denuncia all’autorità giudiziaria, questo passo è stato già compiuto dal segretario provinciale Giovanni Avola, che, di concerto con la segreteria confederale della Cgil, ha denunciato la tentata violenza sessuale alla magistratura, affinché si faccia piena luce sulla torbida vicenda, sgomberando il campo da dubbi e accertando eventuali responsabilità, laddove fossero ravvisabili.

Intanto, tirato in ballo dalla segreteria provinciale della Cgil, l’ex segretario generale del sindacato Tommaso Fonte replica sulla vicenda delle presunte molestie sessuali alla sua compagna Romina Licciardi, invitando l’attuale segretario provinciale Giovanni Avola «ad essere meno ipocrita e a dimettersi dall’incarico con effetto immediato».

Oltre al presunto episodio della tentata violenza sessuale, la Licciardi aveva dichiarato di aver lavorato in nero e d’essere stata oggetto di mobbing all’interno del sindacato. Nella sua nota di risposta alle accuse, peraltro rigettate con fermezza, la segreteria provinciale della Cgil aveva precisato che nessuno avrebbe potuto insidiare, anche volendo, né la Licciardi, né il suo convivente, Fonte per l’appunto. A sua volta, l’ex segretario generale ha adesso deciso di rispondere per le rime, con una lunga nota nella quale, come accennato, invoca addirittura le dimissioni di Avola.

«Coloro i quali fanno parte oggi della segreteria provinciale della Cgil di Ragusa, compreso ovviamente il segretario Giovanni Avola – scrive Fonte – erano da tempo funzionari del sindacato e quindi, in ragione delle loro funzioni, ma anche sul piano interpersonale, conoscevano benissimo tutta la vicenda, di cui sembrano oggi meravigliarsi tanto. Tutti coloro i quali dovevano sapere – precisa Fonte – sapevano.

Nel 2000 fu subito informata dei fatti la segreteria regionale. Nel 2003, quando diventai segretario generale, fu nuovamente informata la segreteria regionale e un componente la segreteria nazionale. Nel 2004, anche alla luce di tutto questo, si decise di nominare Romina Licciardi consigliera di parità all´ufficio del lavoro di Ragusa. Aggiungo solo, a titolo di opportuna conoscenza – prosegue Fonte – che le nomine per le consigliere di parità vengono stabilite dalla segreteria regionale. Questa è di conseguenza l’ulteriore conferma che tutti sapevano, ed erano stati concordi nel permettere a Romina Licciardi di stare fuori dal normale ambiente di lavoro. In buona sostanza si cercava di governare il problema, di gestire la situazione, di trovare intelligentemente il modo di evitare problemi all´organizzazione ,cautelando nel contempo la persona e la sua sensibilità.

Ma quando un´ organizzazione viene diretta in modo sconsiderato, arrogante e perfino spregiudicato – accusa Fonte – come sta accadendo da qualche mese a questa parte alla Cgil di Ragusa, questi sono i risultati. Difatti, la lettera di dimissioni fatta pervenire a Romina Licciardi, di cui possediamo copia e valida testimonianza, evidenzia un esplicito tentativo di ricatto, di violenza privata e di estorsione, come si evince dal suo contenuto

Fonte conclude la sua lunga nota con una considerazione affilata come un rasoio: «Quando l´oggettività dei documenti prova in modo inequivocabile le responsabilità, ritengo che, nella fattispecie, Giovanni Avola avrebbe dovuto mostrare solo il buon senso di evitare di replicare, peraltro nel suo stile rozzo,e di rassegnare immediatamente le dimissioni da segretario della Cgil di Ragusa, in segno di rispetto verso lo stesso sindacato, messo alla berlina».

In questo scambio d’accuse, che, come prevedibile, si sarebbe infuocato, risponde a stretto giro di posta a Tommaso Fonte proprio il segretario provinciale della Cgil Giovanni Avola: «L’attuale segreteria – dice Avola – assieme a quella nazionale e regionale, nulla sapeva, per quanto di nostra conoscenza su quanto denunciato dalla signora Licciardi. Solo in queste ultime settimane il presunto tentativo di violenza carnale ci è stato reso noto.

Non si comprende piuttosto come mai – prosegue Avola – in qualità di segretario generale dell’organizzazione, Fonte non abbia mai denunciato il presunto tentativo di violenza sessuale all’autorità giudiziaria, come invece ha prontamente fatto questo segretario e questa segreteria confederale, che nutre tanto rispetto per questa organizzazione, contrariamente a quanti l’hanno denigrata, osteggiata e sfruttata. Non avere adempiuto a tale obbligo e aver tenuto per anni nel cassetto questo gravissimo e inaudito episodio, ove dovesse risultare vero, tutto questo costituirebbe grave responsabilità a carico di Fonte, quando rappresentava il sindacato in qualità di segretario generale.

E’ proprio Fonte – dichiara il segretario provinciale della Cgil – che avrebbe a suo tempo dovuto rimettere il mandato per manifesta incompetenza e per l’incapacità di tutelare diritti elementari di una dipendente sindacale, alla quale non sarebbe stato consentito, proprio secondo Fonte, di poter operare con serenità all’interno dell’organizzazione proprio negli anni in cui, chi grida oggi allo scandalo chiedendo le mie dimissioni, ricopriva la carica di segretario generale della Cgil di Ragusa.

Avrebbe dunque dovuto dimettersi – conclude Avola – chi per sette anni ha ricoperto la carica di massimo dirigente provinciale del sindacato e non ha saputo, o voluto, eliminare il presunto clima di mobbing e di paventata persecuzione sessuale in danno della propria dipendente, nonché compagna di vita».
(Nella foto in alto da sx Tommaso Fonte, Romina Licciardi e Giovanni Avola)

LE PESANTI (E TARDIVE) ACCUSE DI ROMINA
Molestie sessuali. E’ la pesante accusa che la consigliera di parità all´ufficio provinciale del lavoro ed ex dipendente della Cgil Romina Licciardi ha lanciato ai vertici provinciali del suo stesso sindacato d’appartenenza.

Un’accusa gravissima, pesante come un macigno, che si aggiunge a quelle di mobbing e sfruttamento del lavoro nero. Romina Licciardi ha parlato a ruota libera nell’ambito di un incontro appositamente convocato per portare alla luce i presunti fatti. A cominciare proprio dalle proposte sessuali che sarebbero state avanzate senza tanti convenevoli alla stessa Licciardi da alcuni membri della Cgil, stando a quanto dichiarato dalla presunta vittima. "Ho tenuto tutto dentro per anni e ho sopportato frequenti proposte sessuali esternate anche con gestualità esplicite - ha detto la Licciardi - ma adesso non ce l´ho fatta proprio più, alla luce dell´ennesima umiliazione subita".

Tutto sarebbe cominciato con la mancata regolarizzazione contributiva dal 1998 al 2000. Durante questo biennio, difatti, la Licciardi avrebbe lavorato in nero. Poi il presunto episodio della tentata violenza sessuale che la signora Licciardi afferma di aver subito da parte di due esponenti del sindacato ibleo, nel 2000.

Ed ancora il ruolo di consigliera di parità, accettato per uscire da un sindacato «dove – afferma la Licciardi – mi sentivo persona non gradita». Alla scadenza del mandato, lo scorso Aprile 2009, la consigliera di parità rientra a settembre nell´organico Cgil e sarebbe diventata, secondo quanto riferito dalla Licciardi, oggetto di un clima vessatorio e pesante, che le avrebbe causato anche problemi di salute.

L´incredibile parabola che la signora Licciardi ha descritto si sarebbe conclusa con l´offerta, da parte della Cgil, di un verbale di conciliazione in sede sindacale, il 30 dicembre scorso, con la richiesta avanzata dai vertici di dimissioni irrevocabili dal sindacato, che la Licciardi avrebbe inserito nel carteggio in suo possesso.

Una richiesta che però, attraverso alcuni emissari, sarebbe stata seguita "dalla possibilità di conservare il posto negli uffici regionali – ha dichiarato Romina Licciardi – a patto di firmare il documento in oggetto. Ma il ruolo di consigliera – conclude la Licciardi - era in realtà già stato assegnato ad altra persona il 23 dicembre scorso". Romina Licciardi incassa intanto la solidarietà dell´Unione Donne Italiane regionale, pronta a costituirsi parte civile in caso di processo.