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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 604
RAGUSA - 22/12/2009
Cronache - Ragusa: tra gli imputati anche due ragusani di un’impresa di espurgo pozzi neri

Tragedia depuratore Mineo: 7 persone rinviate a giudizio

Persero la vita sei operai, tra cui i ragusani Salvatore Tumino e Salvatore Smecca, entrambi di 47 anni

Dall’incidente sul lavoro nel depuratore di Mineo, i cui persero la vita sei operai, tra cui i ragusani Salvatore Tumino e Salvatore Smecca, entrambi di 47 anni, sono adesso scaturisti sette rinvii a giudizio.

Sono sette le persone rinviate a giudizio per la cosiddetta strage sul lavoro di Mineo. I reati ipotizzati sono omicidio colposo plurimo, violazione delle leggi ambientali, traffico di rifiuti nocivi e omissioni d’atti d’ufficio. Il rinvio a giudizio dei sette soggetti coinvolti nella morte degli operai, registratasi quel fatidico 11 giugno 2008 nel depuratore del piccolo centro etneo, è stato deciso al termine dell’udienza preliminare celebratasi nel tribunale di Caltagirone.

Il processo a porte aperte è stato quindi fissato al 23 febbraio, sempre nel tribunale calatino. Tra le persone che dovranno comparire dinanzi ai giudici del collegio penale figurano il sindaco di Mineo Giuseppe Castania, l’assessore ai lavori pubblici Giuseppe Mirata, e i ragusani Salvatore Carfì e Salvatore La Cognata, rispettivamente il titolare di una ditta di espurgo pozzi neri e il capocantiere della stessa ditta. L’impresa ragusana stava effettuando lavori di pulizia nelle vasche dell’impianto di depurazione di Mineo, quando, all’interno delle vasche, si sprigionarono dei gas che non concessero scampo agli sfortunati operai.

La ex Ausl 7, adesso Asp, procedette lo scorso settembre all’assunzione a tempo indeterminato di Grazia Alfano, vedova di Salvatore Tumino, e di Valentina Smecca, orfana di Salvatore. Si trattò di un’assunzione a tempo indeterminato per chiamata diretta di un’orfana e di una vedova sulla base di una legge del 2007.