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Giovedì 13 Dicembre 2018 - Aggiornato alle 22:52
RAGUSA - 01/03/2018
Cronache - Operazione "The gift": la cooperativa aveva beneficiato di denaro pubblico per 6 milioni di euro

"Buco" di un milione 600.000 euro: chiesti 10 rinvii a giudizio

Indagati anche 2 commercialisti Foto Corrierediragusa.it

Approfittando del loro precedente ruolo di amministratori della società cooperativa sociale «Il dono» onlus di Ragusa, che, da almeno un decennio, ha fornito assistenza ai numerosi centri di accoglienza per migranti presenti sul territorio ibleo, avevano creato un ammanco di oltre un milione 600.000 euro di euro. Ora, per i responsabili della vicenda, accusati di riciclaggio e peculato in concorso, sono state avanzate dalla procura iblea le richieste di rinvio a giudizio, dopo le denunce scattate a loro carico da parte della guardia di finanza, nell’ambito dell’operazione «The Gift» (il dono). La richiesta di rinvio a giudizio è stata quindi emessa dalla procura a carico di 10 soggetti, ciascuno limitatamente alle rispettive responsabilità, tra i quali, come accennato, gli ex amministratori della onlus, e due consulenti fiscali.

Nel provvedimento del pubblico ministero sono state individuate, quali parti lese, il ministero dell’interno, la prefettura di Ragusa, la provincia regionale di Ragusa ed i comuni di Ragusa e Modica. I servizi resi dalla cooperativa rientravano difatti nell’ambito di convenzioni stipulate nel tempo con i diversi enti pubblici presenti sul territorio: in particolare erogazione di pasti e vestiario, alfabetizzazione e servizi alloggiativi. Nello specifico, dal comune di Ragusa, nell’ambito dei progetti «Vivere la vita» e «In-verso», erano stati erogati, nel periodo 2005/2014, somme per oltre 2 milioni 600 mila euro; dall’allora provincia regionale di Ragusa, per il progetto «Biscari», nel periodo 2009/2014, somme per circa un milione di euro; dal comune di Modica, nell’ambito del progetto «Babel», nel periodo 2007/2013, erano state erogate somme per oltre un milione 700 mila euro. Complessivamente, la cooperativa sociale aveva beneficiato quindi di denaro pubblico per oltre 6 milioni di euro.

Le indagini svolte dalle fiamme gialle della compagnia di Ragusa e protrattesi per mesi, si erano concentrate sulla gestione economico-finanziaria della cooperativa, consentendo di far luce su un articolato e complesso sistema di distrazione di fondi pubblici. Gli amministratori succedutisi nella carica, appartenenti alla stessa compagine familiare, secondo quanto accertato dai finanzieri avrebbero falsificato libri sociali, creato fatture per operazioni inesistenti e nascosto buona parte delle scritture contabili. Le somme, in origine accreditate per le finalità di scopo sociale, sarebbero invece state "drenate" dal conto cassa per utilità personali di vario genere.

I finanzieri avevano accertato una rilevante esposizione debitoria della cooperativa nei confronti degli ex dipendenti, oltre che dell’erario, e di attestare l’ammanco di risorse finanziarie per oltre un milione 600.000 euro, condizione che alla fine ha avuto quale epilogo la dichiarazione di insolvenza, dichiarata nel maggio scorso dal tribunale di Ragusa. Tra le condotte più significative sono emerse quelle relative all’utilizzo di carte di credito personali canalizzate su conti correnti intestati alla cooperativa, al pagamento di diverse polizze vita a favore degli indagati, alla falsa rendicontazione di spese carburante, agli omessi pagamenti dei pocket money a favore dei richiedenti asilo, all’indebita annotazione di costi non effettivamente sostenuti.

È stato inoltre accertato che gli allora amministratori avrebbero a suo tempo emesso assegni per un valore complessivo di oltre 250.000 euro tratti dal conto corrente della onlus, a favore dei due commercialisti conniventi, a fronte non di prestazioni di consulenza fiscale, quanto piuttosto, stando a quanto dichiarato dagli inquirenti, per il concorso e la regia degli illeciti comportamenti finalizzati al peculato. L’acquisizione e l’analisi di tutti gli estratti di conto corrente, anche personali, dei soggetti coinvolti, ha permesso di rilevare che in diverse occasioni erano state registrate operazioni di versamento di denaro contante per decine di migliaia di euro, in qualche caso a fronte di redditi lordi annui dichiarati per poco più di 3.000 euro.

Gli inquirenti ritengono dunque che le provviste utilizzate per i versamenti di contante siano riconducibili agli ammanchi di denaro rilevati nei conti della onlus e che siano stati utilizzati, in parte, nell’acquisizione di un immobile all’asta del valore di circa 260 mila euro, di proprietà dei genitori degli allora amministratori della cooperativa, oggi destinato ad agriturismo.