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Domenica 17 Dicembre 2017 - Aggiornato alle 22:06 - Lettori online 535
RAGUSA - 28/11/2017
Cronache - La terza udienza a Catania

Delitto d’impeto per il piccolo Loris

Tutto rinviato al 15 febbraio Foto Corrierediragusa.it

La morte del piccolo Loris scaturì da un delitto d’impeto. E’ quanto emerso dalla terza udienza del processo in corte d’appello di assise a Catania. Secondo la procura generale si tratta di «dolo d’impeto», ma ciò non esclude la capacità di intendere e di volere di Veronica Panarello, ritenuta essere l’unica responsabile del delitto. In pratica il sostituto procuratore generale Maria Aschettino ha chiesto per l’imputata la conferma della condanna a 30 anni di reclusione, emessa in primo grado dal gup del tribunale di Ragusa il 17 ottobre del 2016. La donna fu condannata per l’omicidio del figlio di appena 8 anni e per l’occultamento del cadavere nel canalone di contrada Vecchio Mulino, alla periferia di Santa Croce. Il delitto avvenne nella casa degli Stival il 29 novembre del 2014, con il bambino strangolato con fascette di plastica. La prossima udienza del procedimento, celebrato a porte chiuse, è stata fissata al 15 febbraio 2018.

Intanto una messa per Loris sarà celebrata mercoledì sera nella chiesa madre di San Giovanni Battista, a Santa Croce, su iniziativa del papà Davide, nell’anniversario del tragico evento. Nel manifesto funebre affisso nella cittadina, è lo stesso Davide Stival a invitare alla messa tutti coloro che hanno voluto bene a suo figlio. «Mi piacerebbe che chi gli ha voluto bene – si legge – partecipasse alla funzione per mantenere vivo il ricordo di un bimbo speciale. Ringrazio in anticipo quanti vorranno partecipare». E poi un passaggio rivolto al figlio: «Tu, piccola stella luminosa in mezzo a miliardi di stelle, brilli della luce più bella».

Sembra che anche Veronica Panarello avrebbe manifestato l’intenzione di essere in qualche modo «presente» alla funzione religiosa, se non fisicamente (l’ipotesi è molto remota) almeno portando dei fiori freschi tramite suo padre Franco Panarello, ovvero il nonno materno del piccolo Loris e l’unico componente della famiglia che continua a trovare regolarmente la donna in carcere, a sostenerla e a credere fermamente nella sua innocenza. Decisamente agli antipodi invece le scelte del marito Davide, che non ha neanche voluto essere presente alle udienze in corte d’appello di assise a Catania, preferendo concentrarsi sull’altro figlio piccolo, sul resto della famiglia e sulla propria vita privata in generale, dove tuttavia resterà sempre aperta la profonda ferita della perdita di un figlio in circostanze mai del tutto pienamente chiarite, con la presunta assassina che si è sempre proclamata innocente, accusando di converso il suocero Andrea Stival e sostenendo che fossero amanti. Accuse che non hanno mai trovato nessun tipo di fondamento.