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Lunedì 23 Ottobre 2017 - Aggiornato alle 20:20 - Lettori online 764
RAGUSA - 10/08/2017
Cronache - Operazione "Efesto": le intercettazioni delle indagini

VIDEO Indagati 15 pompieri volontari piromani

Il caposquadra Di Vita, l’unico ad essere stato arrestato, si è detto estraneo ai fatti, respingendo le accuse Foto Corrierediragusa.it

Incendi appiccati e poi spenti dagli stessi pompieri ausiliari per accaparrarsi compensi e indennità statali, anche a costo di far scoppiare una bomba. E poi ancora segnalazioni di emergenza fasulle alla sala operativa che arrivavano sempre dalle stesse utenze. Erano 15 volontari dei vigili del fuoco del distaccamento di Santa Croce Camerina ad incendiare terreni e cassonetti della spazzatura, simulando richieste di soccorso al fine di ricevere in maniera indebita denaro dallo Stato. Gli stessi percepivano difatti 10 euro circa per ogni ora di lavoro volontario in caso di emergenze. Con questi stratagemmi si era addirittura arrivati al triplo di interventi rispetto alle altre squadre, al punto che altri colleghi avevano espressamente chiesto di farsi trasferire a Santa Croce Camerina. L´allora caposquadra (i fatti contestati si riferiscono agli anni dal 2013 al 2015), il vittoriese 42enne Davide Di Vita (foto), è stato arrestato mentre si trovava al lavoro (ora è assistente tecnico di impianti refrigeranti), non tradendo nessuna sorpresa e senza dare il minimo segno di nervosismo. L´uomo, che si trova ai domiciliari, ha intanto respinto ogni accusa, dichiarandosi estraneo ai fatti contestati dagli inquirenti.



L´uomo, stando alle indagini, durante il turno come volontario, si assentava, con la complicità di alcuni colleghi, per andare con il suo furgoncino ad appiccare di volta in volta gli incendi. Successivamente, il volontario dei vigili del fuoco e capo del gruppo usciva con l’autobotte, insieme ai colleghi, a spegnere le fiamme da lui stesso appiccate e percepire così le indennità elargite dallo Stato. Lo stesso Di Vita avrebbe asserito di essere disposto anche a far scoppiare una bomba, pur di prendere le indennità. I movimenti del caposquadra erano monitorati dagli inquirenti tramite il gps installato a sua insaputa nel furgone a bordo del quale si muoveva per appiccare i roghi. Tutti i 15 volontari, residenti nel territorio ibleo, sono stati denunciati e indagati per truffa ai danni dello Stato italiano. Molti di loro hanno ammesso i fatti, documentati dalle intercettazioni telefoniche in cui alcuni indagati, accusati anche di incendio doloso, dicono: "Loro sanno tutto, sanno che abbiamo dato fuoco".

Le indagini della polizia, sfociate nell´operazione "Efesto" (il Dio del Fuoco nella mitologia greca), hanno avuto avvio grazie alla segnalazione del comando provinciale dei vigili del fuoco di Ragusa, che aveva notato delle anomalie sul numero di interventi effettuati dalla squadra rispetto alle altre. Talvolta a telefonare al numero di emergenza 115 della sala operativa di Ragusa per segnalare gli incendi erano parenti o amici di alcuni degli indagati che chiamavano sempre dalle stesse utenze, talvolta compiendo qualche "gaffe" rispetto al copione che era stato raccomandato loro di recitare, e destando in tal modo i sospetti dai quali sono state avviate le indagini che hanno scandagliato diversi episodi relativi al periodo tra il 2013 e il 2015. 


Il neo questore di Ragusa Salvo La Rosa si è detto amareggiato e dispiaciuto da quanto emerso dalle delicate indagini, dal momento che "Persone che avevano prestato volontariamente la loro opera per difendere il territorio dagli incendi erano i primi invece ad appiccarli, al solo scopo di assicurarsi prebende che altrimenti non avrebbero ottenuto". Il sostituto procuratore Valentina Botti aveva chiesto l´arresto per tutti e 15 gli indagati, ma, alla luce del tempo trascorso rispetto alla contestazione dei reati, il magistrato ha ritenuto di emettere l´ordinanza cautelare degli arresti domiciliari solo per il caposquadra, che, nel frattempo, come accennato, aveva cambiato lavoro.