Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Lunedì 11 Dicembre 2017 - Aggiornato alle 23:21 - Lettori online 428
RAGUSA - 21/02/2017
Cronache - Lo ha deciso il gup Reale

Rigetto bis istanza domiciliari Panarello

Ricalcate le motivazioni della sentenza di condanna a 30 anni Foto Corrierediragusa.it

Rigetto bis dell’istanza degli arresti domiciliari in poco più di due settimane per Veronica Panarello. E le motivazioni della sentenza di condanna a 30 anni per l’omicidio del figlio Loris contenute nelle circa 200 pagine depositate dallo stesso giudice per le udienze preliminari Andrea Reale lasciava in realtà davvero pochi dubbi in tal senso. Già descritta come una «Lucida assassina, manipolatrice e menzognera», la Panarello continua ad essere considerata dal magistrato di «estrema pericolosità criminale», e di conseguenza deve continuare a restare in carcere per scongiurare il rischio di reiterazione del reato. In altre parole, secondo il gup che ha per la seconda volta consecutiva respinto la richiesta degli arresti in casa avanzata dall’avvocato Francesco Villardita, la donna accusata di aver strangolato Loris di 8 anni potrebbe uccidere anche l’altro figlio più piccolo. Il bambino, come si ricorderà, era stato affidato dai giudici del tribunale dei minori in custodia esclusiva al padre Davide Stival, che, dopo la sentenza di condanna della moglie, aveva avviato le pratiche per la separazione. Oltre al rischio di reiterazione del reato «con l’uso di mezzi di violenza personale», per il gup Reale sussiste anche il pericolo di fuga, e pertanto la donna deve restare rinchiusa nella sezione femminile del carcere di Catania.

La precedente istanza era stata bollata come «irricevibile» per un cavillo legale, ovvero la mancata notifica alle parti offese, dallo stesso gup che ora è invece entrato nel merito per il secondo rigetto consecutivo, ricalcando le motivazioni della sentenza di condanna della Panarello. Quest’ultima trascorre le sue giornate svolgendo dei lavoretti che la tengono impegnata, consentendole di guadagnare qualche euro che spedisce al figlio piccolo che non vede da mesi.

LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DI CONDANNA A 30 ANNI
Una donna lucidamente manipolatrice che non ha mostrato il minimo cenno di pentimento e che anzi ha messo in moto un meccanismo distruttivo e autodistruttivo, portandolo avanti anche dopo l’arresto per l’omicidio del figlio, il piccolo Loris di 8 anni, con atteggiamento calunnioso nei confronti del suocero, chiamato in correità nel delitto. Si riassumono in questi termini le circa 200 pagine di motivazioni depositate dal giudice per le udienze preliminari del tribunale di Ragusa Andrea Reale a quasi 4 mesi dalla condanna a 30 anni di carcere di Veronica Panarello, accusata di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Per il giudice «Si tratta di uno dei più gravi figlicidi di questi ultimi anni commesso con spietata furia omicidiaria e con una determinazione ed un disprezzo davvero glaciali. La donna non ha avuto alcun ritegno e rispetto neanche quando ha scaraventato il cadavere di Loris da quasi 3 metri di altezza procurandogli fratture alla teca cranica.

La Panarello – si legge ancora nelle motivazioni – si è liberata del figlio come fosse uno dei tanti sacchi di spazzatura che quella mattina, stando alle sue dichiarazioni, avrebbe gettato. Quasi un´ordinaria faccenda domestica da sbrigare. Subito dopo l´efferato delitto, la madre del piccolo Lorys ha continuato nella recita a soggetto senza alcun tentennamento commettendo, di fatto, il più innaturale dei crimini e occultando il cadavere del figlio senza pietà e pentimento, ed anzi distruggendo tutte le possibili prove, compresa la sparizione dello zainetto del figlio, mai ritrovato, e che potrebbe aver contenuto al suo interno anche la reale arma del delitto, ovvero le fascette da elettricista utilizzate per strangolare la vittima.

Tra l´altro – si legge ancora testualmente – avrebbe chiesto al marito Davide Stival, nelle ore delle ricerche del piccolo, di organizzare un viaggio verosimilmente per la fuga, dalle proprie responsabilità e dalle indagini». Nelle sue motivazioni alla sentenza, il giudice descrive la Panarello come una donna incline a mentire, come dimostrato dalle menzogne a suo tempo palesate dalle telecamere di videosorveglianza pubbliche e private di Santa Croce Camerina, che riprese l’intero percorso compiuto quel fatidico 29 novembre 2014 dalla donna al volante della sua Polo nera, quando scaricò il corpo del figlioletto moribondo in fondo al canalone di contrada Mulino Vecchio, per poi sostenere per oltre un anno di averlo portato a scuola e avercelo lasciato.

Poi l’ammissione di essersi sbarazzata del corpo di Loris e le accuse ad Andrea Stival, descritto dalla Panarello con l’assassino del nipote, che avrebbe scoperto una presunta relazione tra i due. Dichiarazioni gravi e mai supportate da prove che amplificano, secondo il giudice, la volontà della Panarello di non pentirsi delle proprie azioni, scaricando invece responsabilità inesistenti sulle persone a lei care con lo scopo di alleviare la gravità della sua posizione, coinvolgendo volutamente persone che sa essere estranee ai fatti, palesando, secondo quanto si evince dalle motivazioni, una sorta di «sindrome di Medea», ovvero quel complesso che porta le madri a uccidere i propri figli, rovesciando d’un sol colpo la catena della generazione: «Ti ho dato la vita e ora ti do la morte».

Per il giudice, il movente del delitto sarebbe da ricercare nella «Resistenza mostrata dal bimbo a recarsi all´istituto frequentato per una lezione non gradita, ovvero il suo desiderio di restare con la madre andando con lei al corso di cucina». Una sorta di «Dolo d´impeto che nasce dal rifiuto del bambino di andare a scuola quella maledetta mattina del 29 novembre 2014. Un omicidio quindi dettato da un impulso incontrollabile e da uno stato passionale momentaneo della donna. Il piccolo – scrive ancora il giudice nelle sue motivazione racchiuse in circa 200 pagine – non ha nemmeno opposto resistenze alla furia assassina della madre e alla inconsulta e distruttiva azione omicidiaria della madre.

Veronica Panarello, tra l´altro, ha mentito quando ha provato a distruggere gli ultimi baluardi affettivi della famiglia Stival inoculando una dose letale di veleno dentro quel nucleo già profondamente colpito dall´assassinio efferato di Lorys». Il giudice, come accennato, si riferisce al suocero Andrea Stival: «Inattendibile e falsa» viene definita nelle motivazioni «La chiamata in correità del nonno di Loris che, di fatto, ha una "credibile e forte prova di alibi».

Lo stesso giudice, prima del deposito delle motivazioni della sentenza di condanna, aveva rigettato la richiesta di arresti domiciliari, giudicandola inammissibile per un cavillo giudiziario: l’istanza doveva difatti essere inoltrata anche agli avvocati delle parti offese, oltre che al giudice, e così non è stato. Da qui il rigetto della richiesta, che era stata avanzata dal legale di fiducia della donna accusata di aver ucciso il figlio di 8 anni Loris.

Ma l’avvocato Francesco Villardita non ci sta e quindi ci riproverà: «La mia richiesta dei domiciliari – dice – è stata dichiarata inammissibile perché evidentemente il giudice ha sposato l’orientamento giurisprudenziale secondo cui bisognava notificarla anche alle parti offese. Noi avevamo invece seguito un’altra scuola di pensiero. In ogni caso annuncio già da ora che riproporrò la richiesta, perché non credo che sussistano le esigenze cautelari, ovvero – conclude l’avvocato – pericolo di fuga, reiterazione del reato e inquinamento delle prove e a questo proposito ricorrerò in appello avverso la sentenza di condanna, una volta apprese le motivazioni della stessa». Veronica Panarello sta scontando nelle sezione femminile del carcere di Catania la condanna a 30 anni per omicidio volontario e occultamento di cadavere.