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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 950
RAGUSA - 16/10/2016
Cronache - Emessa la sentenza dopo una lunga camera di consiglio la decisione del giudice

Per Veronica Panarello 30 anni di carcere. Il Gup accoglie la richiesta della Procura condannandola per l´omicidio del figlio Loris

Attesa snervante in tribunale e davanti al palazzo di Giustizia da parte di avvocati, giornalisti e curiosi Foto Corrierediragusa.it

Veronica Panarello (foto) è stata condannata a 30 anni di carcere perchè ritenuta responsabile dell´omicidio del figlio Loris. E´ la sentenza emessa dal Giudice per le udienze preliminari, Andrea Reale, nei confronti della Panarello accogliendo così in toto la richiesta avanzata dalla Procura. E´ stata una lunga camera di consiglio che alla fine vede la condanna della madre del piccolo Loris, ucciso nella mattina del 29 novembre di due anni anni fa a S. Croce Camerina. Era una sentenza molto attesa, che ha mobilitato i media nazionali e che farà certamente discutere tra innocentisti e colpevolisti. La condanna era data per certa, forse non nei termini in cui è stata emessa, ma è evidente che l´impianto accusatorio della Procura è stato ritenuto probante.


L´attesa della sentenza
Nessuno osa sbilanciarsi sulla decisione che assumerà il gup, ma, a denti stretti, in tanti propendono per la condanna, magari non pesantissima, a fronte dei dubbi insinuati dalla difesa. Alla luce delle ritrattazioni degli ultimi mesi e delle accuse pesantissime rivolte al suocero Andrea Stival, chiamato in correità e indicato dall’imputata come esecutore materiale del delitto, si è assottigliata la schiera degli innocentisti.

La decisione del gup potrebbe altresì essere influenzata dalla parziale ammissione dell’accusa circa l’attendibilità del movente, ovvero quello passionale. Stando alla versione dei fatti dell’imputata, difatti, il piccolo sarebbe stato ucciso dal nonno perché voleva svelare la presunta relazione extraconiugale con la madre. Ma giova ricordare che Andrea Stival non è mai stato collocato in alcun modo nel luogo del delitto nell’arco temporale in cui fu commesso. Inoltre l’alibi fornito dalla sua compagna è inattaccabile. Insomma, le parole della Panarello non sono suffragate da fatti concreti. Non si arrende però l’avvocato difensore, il penalista Francesco Villardita, secondo cui «Non è mai stato dimostrato che sia stata la Panarello a uccidere il figlio».

Il legale ha chiesto l´assoluzione per la sua assistita per non aver commesso l´omicidio, o, in subordine, per il concorso anomalo in omicidio come conseguenza di un atto non voluto commesso da altri. L´avvocato della difesa ha anche chiesto la parziale incapacità di intendere e di volere nel caso venisse accolta la tesi della compartecipazione al delitto di un soggetto terzo, con la concessione delle attenuanti generiche perché «Bisogna superare il sillogismo che tutti i bugiardi sono colpevoli, Veronica è bugiarda, ergo la Panarello è colpevole».

Per Villardita «Il percorso di Veronica verso la verità non è mai stato come un’autostrada libera, ma è assomigliato piuttosto a una strada tortuosa ed impervia. Ecco perché – ha ribadito Villardita – ha sempre detto la verità: quando ricordava di avere accompagnato il figlio a scuola e adesso che accusa il suocero di avere ucciso lui Loris». La procura aveva chiesto 30 anni di reclusione, ovvero il massimo della pena in un procedimento con l’abbreviato, accusando la Panarello dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere del piccolo.

Nel procedimento è, tra gli altri, parte civile contro la giovane donna il marito, Davide Stival, che ha chiesto un risarcimento di 2 milioni di euro. L’uomo ha ribadito più volte di non credere all´ultima ricostruzione fornita dalla donna, ovvero che a uccidere il bambino sia stato suo padre. Gli avvocati di parte civile concordano sul fatto che «La «pistola fumante» non serve in questo processo che è stato meramente indiziario e considerato che l’oltre ragionevole dubbio è stato assolutamente superato dal momento che Veronica Panarello ha mentito. L’imputata – avevano dichiarato i penalisti – ha sempre modificato le sue ricostruzioni, fino ad arrivare a confessare che è stata lei a legare Loris, accusando il suocero di averlo ucciso, ma le indagini dicono che lui non era in casa al momento del delitto». Come accennato, ora l’ultima parola spetta al giudice, che dovrà emettere nelle prossime l’attesa sentenza a carico della donna, che ha sempre negato di aver ucciso il figlio, pur avendo ammesso di averne abbandonato il corpo in fondo al canalone di contrada Mulino Vecchio. E il circo mediatico è intanto di nuovo in fibrillazione, almeno per un’altra settimana.