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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:29 - Lettori online 805
RAGUSA - 05/10/2016
Cronache - Assolti gli altri 3 coimputati

Condannato a 7 anni e 6 mesi ex primario Civello

La sentenza di primo grado del processo scaturito dall’operazione "Alpi iblee" Foto Corrierediragusa.it

E´ stato condannato a 7 anni e 6 mesi di reclusione l´ex primario di chirurgia dell´ospedale "Civile" di Ragusa Ignazio Massimo Civello (foto). Assolti invece gli altri due medici indagati Ignazio Antonacci e Rosario Arestia e l´imprenditore catanese Sebastiano Raciti, coimputati nel processo scaturito dall´operazione denominata "Alpi iblee". Il collegio giudicante presieduto da Vincenzo Saito ha pronunciato la sentenza nel tardo pomeriggio di mercoledì e ha accolto quasi totalmente la richiesta dell´accusa. Il pm Marco Rota aveva difatti chiesto la condanna a 7 anni e 8 mesi per Civello, un anno e 4 mesi per il medico Rosario Arestia, collaboratore di Civello, e l´assoluzione per Antonacci e Raciti. Il procedimento giudiziario era scaturito dall´indagine del Nas dei Carabinieri che, nel gennaio del 2011, aveva portato in carcere per 18 giorni il chirurgo Ignazio Civello perchè avrebbe chiesto somme non dovute da malati bisognosi di interventi chirurgici per saltare le liste di attesa ed essere operati in regime di attività libero professionale intramoenia. Al momento della lettura dell´udienza l´ex primario non era in aula.

Civello era accusato di concussione, falso ideologico e materiale. Il professore era difeso dagli avvocati Giovanni Grasso e Michele Sbezzi. Gli indagati originariamente erano dodici, tra cui sette medici dello stesso reparto di Civello, e due di altre unità operative ma anche infermieri. Il professore Civello aveva cominciato ad operare privatamente a Roma, dopo la rescissione del contratto che lo legava in esclusiva all’Asp 7 di Ragusa. Civello avrebbe dovuto operare solo al «Civile» fino al 2013, in base al contratto quinquennale, suscettibile di rinnovo, stipulato con l’Asp, ma dopo le ben note vicende giudiziarie culminate nell’arresto del primario e nella successiva remissione in libertà, lo stesso Civello ritenne opportuno rassegnare le sue dimissioni da primario di chirurgia del «Civile», dopo la sospensione decisa dai vertici aziendali.

Le indagini furono condotte dai Carabinieri del Nas di Ragusa e durarono due anni. Nelle circa 800 cartelle sequestrate si sarebbero configurate altre ipotesi di reato relative a interventi chirurgici eseguiti sia nella struttura pubblica che nello studio privato di Civello. Tra i fascicoli a suo tempo prelevati dai militari, anche quello personale di Civello che racchiudeva tutti i vari passaggi dal suo trasferimento a Ragusa fino al giorno dell’arresto.