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Venerdì 2 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:28 - Lettori online 1468
RAGUSA - 26/09/2016
Cronache - Le dichiarazioni in aula della donna accusata di aver ucciso il figlio

La Panarello ribadisce accuse al suocero

La nuova udienza del processo è stata quindi fissata al prossimo 3 ottobre Foto Corrierediragusa.it

Veronica Panarello non molla e continua ad accusare il suocero Andrea Stival dell’omicidio del piccolo Loris. La donna ha ribadito la sua verità nel corso delle dichiarazioni spontanee rese in aula e secondo cui sarebbe stato Andrea Stival a uccidere Loris, perchè il bambino avrebbe voluto svelare lo loro relazione in primis al padre Davide, molto spesso assente da casa per via del suo lavoro di camionista. Come ampiamente anticipato, quindi, la Panarello, nell’udienza del processo abbreviato in cui è imputata per omicidio premeditato e occultamente di cadavere del piccolo Loris, ha ribadito la sua ultima versione dei fatti che chiama in causa il suocero, il quale ha sempre ribadito la propria innocenza, forte anche di un alibi di ferro e più volte verificato dagli inquirenti e avvalorato da numerosi ed attendibili testimoni. Niente cambi di rotta o colpi di scena in aula da parte della Panarello dal momento che, secondo il suo difensore Francesco Villardita, «Da tempo si voleva liberare di un grande peso, che, per paura, aveva tenuto nascosto da tempo».

Nel corso della lunga deposizione, la donna ha quindi ribadito la sua ultima ricostruzione del delitto: il suocero era in casa con lei, che, su ordine dell´uomo, avrebbe legato le mani di Loris con delle fascette. Poi lei sarebbe uscita dalla stanza per rispondere a una telefonata. Al ritorno avrebbe trovato il figlio morto, strangolato dal suocero con un cavo usb grigio. Poi il corpo avvolto in un plaid sarebbe stato portato fin nel garage, chiuso nel bagagliaio dell´auto e portato dalla stessa donna nel canalone di contrada Mulino Vecchio. Ma le indagini non collocano Andrea Stival nella casa di Veronica Panarello.

E su questo punto della sua ricostruzione la donna ha provato a dare consistenza alla sua verità sottolineando che il fatto che non si riesca a dimostrare che il suocero fosse in casa con lei al momento del delitto, non significa che ciò sia la verità assoluta. "Non voglio esimermi dalle mie responsabilità - ha detto Veronica Panarello in aula a porte chiuse, secondo quanto riferito dal suo difensore - e voglio essere punita, ma voglio essere punita per quello che ho commesso e non per quello che non ho fatto. Non posso dire assolutamente, neanche sotto costrizione, di essere stata io a uccidere mio figlio. Se ci sono responsabilità mie pagherò, ma con me - ha aggiunto l´imputata - deve pagare anche l´esecutore materiale del delitto che è mio suocero".

La nuova udienza del processo è stata quindi fissata al prossimo 3 ottobre con l´intervento in aula dell´accusa. "Troppo fango si è mosso. Voglio pace, rispetto e giustizia per la famiglia e per il bambino": così Andrea Stival, nonno di Loris, ha commentato alla fine dell´udienza del processo in cui la nuora Veronica Panarello lo ha ancora accusato di aver ucciso il nipote. Il suo legale, l´avvocato Francesco Piazzo, si è detto "Assolutamente sbalordito per le dichiarazioni di Veronica Panarello". "Ha sostenuto in aula - ha aggiunto il penalista - una posizione indifendibile perché il processo ha accertato le sue responsabilità. Le sue - ha concluso il difensore - sono calunnie che le contesteremo nelle sedi opportune". Davide Stival non ha assistito all’udienza e pare sia convinto che il padre non c’entri col delitto del piccolo Loris.

In effetti la difesa di Andrea Stival contesta numerose contraddizioni alla donna in merito alla rievocazione di quei momenti particolari. In particolare alcuni riferimenti temporali non coinciderebbero e, a parte le parole dell’imputata, non esistono ad oggi indizi o prove che possano collocare Stival in quella casa al momento del delitto del bambino. Inoltre altri dubbi permangono sul perché la donna abbia ricordato solo di recente tutti questi particolari, dal momento che per un anno aveva sostenuto di aver portato il figlio a scuola (circostanza fin da subito smentita dalle immagini delle videocamere di sorveglianza), salvo poi cambiare versione ma senza tirare in ballo il suocero nemmeno nel corso del sopralluogo in quella casa con gli inquirenti per ricostruire quella mattinata.

Solo dopo la Panarello ha accusato apertamente il suocero, adducendo prima delle amnesie e poi la paura di eventuali ritorsioni dell’uomo ai danni dell’altro figlio più piccolo. Ma non si capisce perché questo «timore» sia stato superato solo adesso, visto che il piccolo è sempre stato protetto nell’ambito del focolare domestico in primis dal padre Davide, che non si è più allontanato da Santa Croce dopo l’impiego temporaneo al comune di Vittoria offerto dall’allora sindaco proprio per consentire all’uomo di restare assieme al bambino. E poi lo stesso Davide Stival non ha mai dubitato del padre, ritenendo assolutamente infondata l’ipotesi che potesse anche solo aver pensato di fare del male ai suoi nipoti.

LE TAPPE DELLA VICENDA
La mattina del 29 novembre Veronica Panarello dà l´allarme per la scomparsa di suo figlio Loris Stival a Santa Croce Camerina. Dice di averlo portato a scuola, ma le maestre rispondono che Loris in classe non è mai arrivato. Forze dell´ordine e cittadini sono impegnati nella ricerca. Poi il tragico ritrovamento del cadavere del piccolo, in un mulino abbandonato, a pochi chilometri dal paese. A scoprire il corpo è Orazio Fidone, noto come il «cacciatore» per il suo hobby per la caccia. Alla notizia la madre si mostra in stato confusionale e sotto shock. Le prime indagini si concentrano sul buco di quattro ore, dalle 8.30 alle 12.30 della mattina e fino al ritrovamento del corpo. Il giorno dopo viene avviata l’inchiesta per omicidio volontario senza indagati. Gli investigatori cominciano a passare al setaccio i video di negozi, scuola e banche, per cercare di vedere se in qualche immagine si veda Loris. La famiglia è chiusa nel dolore. Il primo dicembre l’autopsia rivela che il bambino è morto per asfissia da strangolamento, poi è stato gettato nel canale in cui è stato trovato privo di vita.

Il 3 dicembre un video smentisce il racconto di Veronica Panarello e avvalora la tesi che il bambino non è mai arrivato a scuola, come invece aveva sostenuto la donna, ma era invece rientrato a casa. L’8 dicembre la procura convoca la madre del bambino per interrogarla e chiarire una volta per tutte cosa accadde la mattina di sabato 29 novembre. Poche ore dopo arriva la notizia del fermo della donna per omicidio aggravato e occultamento di cadavere. Per un anno l’indagata sostiene la sua vecchia versione, poi la cambia e accusa apertamente il suocero Andrea Stival di aver ucciso il nipote, poche settimane prima che cominci il processo a porte chiuse a suo carico davanti al gup e nella cui ultima udienza, tenutasi ieri, l’imputata ha ancora accusato del delitto il suocero che si è sempre detto estraneo ai fatti.