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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 494
RAGUSA - 18/07/2016
Cronache - La difesa gioca una ennesima carta

Come è stato strangolato Loris?

L’udienza è stata rinviata al 26 settembre Foto Corrierediragusa.it

Poca roba nella nuova udienza, celebratasi ieri mattina al tribunale di Ragusa, del processo per omicidio volontario con l’aggravante della crudeltà e della parentela a carico di Veronica Panarello (foto), la mamma di Santa Croce accusata di aver strangolato il figlio Loris di 10 anni e di averne nascosto il corpo in fondo ad un canalone nel novembre 2014. E proprio sull’arma utilizzata nel delitto si è concentrata la difesa, sostenendo che il bambino non fu strangolato con una fascetta di plastica stringi cavo a strozzo, come quelle usate da antennisti ed elettricisti, ma da un più comune cavo usb, di quelli utilizzati per collegare varie periferiche a Pc e notebook. La donna, arrivata di buon mattino, era presente in aula, assieme al suocero Andrea Stival, chiamato in correità dall’imputata nell’omicidio e pure lui indagato per le stesse, pesanti accuse. L’uomo, che avrebbe intrattenuto una tresca con la Panarello, stando sempre alle dichiarazioni rese da quest’ultima, avrebbe ammazzato Loris perché li avrebbe sorpresi mentre stavano consumando un rapporto in cucina, minacciando di riferire tutto al padre Davide Stival, che ieri non era presente in tribunale.

Tornando alla contestazione dell’arma del delitto, secondo la perizia del medico legale Giuseppe Iuvara il bambino sarebbe stato strangolato con la famosa fascetta, come quelle poi consegnate da Veronica Panarello alle insegnanti di Loris quando andarono a trovarla per le condoglianze. La presunta assassina sostenne all’epoca che il bambino si sarebbe strozzato da solo giocando con una di queste fascette, di cui sarebbe entrato in possesso per svolgere un non meglio precisato «esperimento» a scuola, circostanza questa fin da subito strenuamente negata dalle maestre. Poi la donna ritrattò, sostenendo che sarebbe stato Andrea Stival a serrare il collo del nipote con il cavetto usb, peraltro mai ritrovato.

Tale tesi viene sostenuta dal difensore di fiducia della donna, che, come accennato, l’ha rafforzata con una consulenza medico-legale e bioingegneristica depositata ieri in aula e che punta a dimostrare la compatibilità del cavo usb con il segno lasciato sul collo del bambino. La perizia è stata arricchita da fotografie e da una corposa documentazione relativa ad indagini e simulazioni effettuate con manichini biomedici. Dopo il deposito della perizia di parte, l´udienza è stata rinviata al 26 settembre per ascoltare la deposizione dell´imputata, che ha chiesto di rendere dichiarazioni spontanee riguardante il presunto coinvolgimento nell’omicidio del suocero Andrea Stival, con il quale continua ad invocare un faccia a faccia «all’americana» nonostante la procura abbia giudicato superfluo questo passaggio.

Dal canto suo Andrea Stival, che ha sempre negato ogni addebito, presentando peraltro un alibi di ferro per la mattina in cui avvenne il delitto, continua a dirsi sereno. Oltre a quella in programma per la prima settimana di autunno, le altre udienze sono state infine già fissate anche per il 3, 5 e 7 ottobre 2016.