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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 1152
RAGUSA - 20/06/2016
Cronache - Prima udienza prettamente tecnica, senza testimoni

Al via processo omicidio Loris: ecco il movente

«Un legame emotivamente distorto, probabilmente di natura psicologica, tra imputata e vittima» Foto Corrierediragusa.it

Ad un certo punto del «processo» infinito, e per certi versi stucchevole, a colpi di scena mediatici , sembrava che il procedimento giudiziario, quello vero che si tiene nelle aule dei tribunali, non dovesse mai avere inizio. E invece, finalmente, il tanto atteso giorno è arrivato, accompagnato dall’immancabile «circo» che ormai da mesi fa purtroppo parte integrante di questa drammatica vicenda che ha visto la morte di un bambino di 8 anni, a quanto pare per mano della sua stessa madre, che si è sempre proclamata innocente, seppure tra contraddizioni, mezze verità e accuse a tutt’oggi prive di sostanza. E così accade pure che nella prima udienza al tribunale di Ragusa del processo per omicidio volontario ed occultamento di cadavere a carico dell’unica imputata Veronica Panarello (foto), si esordisca in aula con un azzardo sul possibile movente dell’omicidio del figlio Loris Stival, che risiederebbe in «Un legame emotivamente distorto, probabilmente di natura psicologica, tra imputata e vittima». E’ questa difatti una delle ipotesi avanzata dalla psicologa Maria Costanzo, ovvero uno dei due consulenti nominati dall’avvocato Daniele Scrofani, parte civile nel processo per conto di Davide Stival, marito dell’imputata.

«Veronica – ha spiegato la psicologa in aula – non era genitore per suo figlio, lui era un amico». L´altro consulente di parte, lo psichiatra Giuseppe Catalfo, ha sottolineato che «Ci sono contraddizioni che non sussistono nel campo dello psicopatologia». In breve, anche per i consulenti di parte, così come per i periti, l´imputata è in grado di intendere e volere. La donna, quindi, avrebbe volontariamente ucciso il figlio Loris, strangolandolo nella loro casa di Santa Croce Camerina la mattina del 29 novembre del 2014, buttando poi il corpo nel canalone di contrada Mulino Vecchio. E’ quanto emerge dalla perizia disposta dal gup che ha stabilito, come accennato, che la donna è in grado di intendere e volere, e che lo era anche all’epoca dei fatti. Una tesi ovviamente non condivisa dai periti nominati dell’avvocato Francesco Villardita, che difende l’imputata.

Agli antipodi invece la visione d’insieme dei consulenti delle parti civili, che sono composte dal già citato marito della presunta assassina, ovvero Davide Stival, e dal suocero Andrea Stival, accusato dalla stessa Panarello di avere ucciso il bambino perché avrebbe scoperto la presunta relazione extraconiugale tra i due, sempre smentita dall’accusato. A questo proposito è stato chiarito che Andrea Stival, nonno di Loris , può rimanere nel processo come parte civile nonostante la procura lo abbia nel frattempo indagato come atto dovuto per omicidio volontario, alla luce delle pesanti accuse della donna. E’ questa la decisione, dopo una breve camera di consiglio, del gup Andrea Reale nell’udienza del procedimento, che, è bene ricordarlo, si sta celebrando con il rito abbreviato condizionato.

A chiedere di valutare la legittimità della presenza nel procedimento di Andrea Stival quale parte civile era stato l’avvocato Villardita. Per il penalista sussisterebbe difatti un controsenso, con Andrea Stival che è parte civile nel processo e allo stesso tempo indagato per lo stesso reato in un altro fascicolo. I legali di parte civile, ovvero il già citato avvocato Scrofani e il collega Francesco Biazzo (che difende il nonno della vittima), si erano opposti, sostenendo che non è possibile porre il quesito a processo già iniziato.

L’avvocato Villardita, che, come accennato, nutre parecchi dubbi sulla perizia che dichiara la sua assistita in grado di intendere e di volere, prima che iniziasse l’udienza aveva parlato proprio dello stato d’animo dell’imputata: «Veronica ha visionato la perizia – aveva confermato il penalista – ma non ha avuto alcuna reazione particolare, limitandosi a prenderne atto. L´ho trovata migliorata sul piano fisico e non a caso – aveva concluso il penalista – è presente in aula per seguire il processo».

Nel corso di questa prima udienza tecnica, Villardita ha poi sostenuto in aula che «Veronica Panarello aveva la capacità di intendere ma non di volere, la sua personalità non era disarmonica ma presentava sintomi psicopatologici con disturbi della personalità che incidevano in maniera cospicua sul suo agire». Secondo due periti del penalista, i professori Pietro Pietrini e Giuseppe Sartori, la donna avrebbe un «Cervello più simile a quello dei malati di mente, rispetto alle persone cosiddette normali», e questo emergerebbe dall’esame morfologico della risonanza magnetica a cui l´imputata è stata sottoposta a Catania. Villardita, ha sottolineato che questo accertamento non è stato refertato. Per questo motivo il gup ha disposto il deposito dell´esame entro i prossimi 15 giorni.

Da parte sua l´imputata si è presentata in aula in tuta nera e con occhiali da vista, magra come un chiodo. Nel corso delle annunciate dichiarazioni spontanee la donna ha affermato in aula di non aver mentito nel suo primo racconto, quando disse di avere accompagnato Loris a scuola, perché in quella fase era tutto ciò che ricordava. L’imputata ha poi precisato di non avere mai avuto nessun atteggiamento di sfida nei confronti dei periti ma di avere detto loro che conosceva i test a cui la stavano sottoponendo perché gleli avevano già fatti per la genitorialità». Infine Veronica Panarello ha detto di ricordare che quando a 16 anni fu ricoverata in ospedale a Ragusa per un tentativo di suicidio, rimase in ospedale per circa 3 giorni. Il gup Andrea Reale ha dunque aggiornato l´udienza al prossimo 18 luglio.