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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:23 - Lettori online 894
RAGUSA - 14/06/2016
Cronache - La sentenza della Cassazione

Processo in appello su strage Mineo

I giudici hanno annullato diversi capi di imputazione Foto Corrierediragusa.it

Nuovo processo in appello per la morte dei sei operai, due dei quali di Ragusa, verificatasi otto anni fa al depuratore di Mineo. La quarta sezione della Corte di Cassazione ha accolto gran parte dei motivi avanzati dalle difese degli imputati della cosiddetta «Strage di Mineo» dell’11 giugno 2008. Quel giorno persero la vita in un pozzetto del depuratore i ragusani Giuseppe Tumino e Giuseppe Smecca (da sx nella foto), oltre a Salvatore Pulici, Giuseppe Palermo, Natale Sofia a Giuseppe Zaccaria, questi ultimi tutti dipendenti del comune di Mineo. Furono rinviati a giudizio Marcello Zampino, dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Mineo; Antonio Catalano, responsabile dei lavori pubblici; Giuseppe Mirata, assessore con delega ai lavori pubblici; Salvatore Carfì, legale rappresentante della ditta di Ragusa di cui erano dipendenti Smecca e Tumino; Salvatore La Cognata, capo-cantiere della stessa ditta, e Giuseppe Virzì, responsabile esterno per la sicurezza. Molteplici le contestazioni mosse agli imputati: omicidio colposo plurimo ma anche traffico illecito di rifiuti, illecito sversamento di prodotti inquinanti e falsità in atti privati. Secondo l’accusa, gli operai sarebbero morti a causa dello sprigionarsi, in quel pozzetto, di acido solfidrico, presumibilmente prodotto dalla cattiva gestione dei fanghi del depuratore ed accelerato dal presunto sversamento nello stesso pozzetto di sostanze inquinanti. Nel processo di primo grado spalmatosi su 40 udienze il tribunale di Caltagiorne aveva assolto Salvatore Carfì e Salvatore La Cognata dall’accusa di sversamento di sostanze inquinanti, condannandoli invece per il reato di omicidio colposo per violazione delle norme antinfortunistiche e per traffico illecito di rifiuti. Sempre per omicidio colposo plurimo erano stati condannati i dipendenti del Comune di Mineo, mentre era andato assolto il responsabile della sicurezza. Dopo il ricorso in Cassazione, al termine di cinque ore di camera di consiglio i giudici hanno annullato diversi capi di imputazione rinviando gli atti alla corte d’Appello di Catania per un nuovo giudizio per il solo reato di omicidio colposo.

I 15 ANNI INFLITTI IN APPELLO
Cinque anni per il titolare della ditta Salvatore Carfì e per il capocantiere Salvatore La Cognata; tre anni e sei mesi per il responsabile dell´ufficio tecnico Marcello Zampino e per l´addetto al depuratore Antonino Catalano; tre anni per l´ex assessore ai Lavori pubblici Giuseppe Mirata e per il responsabile dell´ufficio prevenzione Giuseppe Virzì, che in primo grado era stato assolto. Sono le condanne della sentenza emessa dalla terza sezione penale della Corte d´appello di Catania nel processo sull´incidente sul lavoro che l´11 giugno del 2008 nel depuratore comunale di Mineo provocò la morte di sei persone. I giudici hanno sostanzialmente accolto la tesi del Pm Sabrina Gambino che ha sostenuto la concausa per i decessi nello sversamento di idrocarburi nella vasca che gli operai stavano pulendo.

In primo grado, il 26 novembre del 2012, il Tribunale di Caltagirone aveva comminato condanne per complessivi 17 anni e sei mesi ed assolto l´ex sindaco di Mineo Giuseppe Castania, non presente nel processo di secondo grado, e il responsabile del servizio di prevenzione, Giuseppe Virzì. Nell´incidente del depuratore di Mineo, a causa delle esalazioni tossiche in una fase di pulitura, persero la vita sei persone: i dipendenti comunali Salvatore Pulici, Giuseppe Palermo, Natale Sofia, Giuseppe Zaccaria, ma anche due operai della società Carfì: Salvatore Tumino e Giuseppe Smecca, entrambi di Ragusa.